“Suicidati” dalla mafia: Cosimo Cristina, il “cronista ragazzino”

Cosimo Cristina fa parte di quella schiera di nomi che la mafia ha cercato di insabbiare, tanto che in pochi conoscono il giovanissimo giornalista fondatore del periodico Prospettive Siciliane, assassinato dalla criminalità organizzata a soli venticinque anni.

Cristina, attraverso il suo giornale, si concentrava in particolar modo sulle attività mafiose nel territorio della natale Termini Imerese, conducendo coraggiose inchieste sui rapporti tra mafia e politica nell’area delle Madonie. La sua attività e la sua caparbietà, che gli valgono quasi subito minacce e querele, segnano infine la sua condanna a morte: il 5 maggio 1960 il suo corpo senza vita viene fatto ritrovare sui binari ferroviari della galleria Fossola, nei pressi di Termini, in circostanze studiate appositamente per far apparire la sua esecuzione come un suicidio. Nelle sue tasche vengono rinvenuti biglietti, sui quali tuttavia non viene eseguita alcuna perizia calligrafica, e, nonostante i dubbi dei familiari, il caso viene quasi subito archiviato. Persino la riesumazione della salma, a distanza di sei anni, voluta dal vicequestore di Palermo Mangano per effettuare l’autopsia, riconferma la tesi del suicidio, e l’assassinio del giornalista Cristina viene presto dimenticato.

Solo nel 1999 l’inchiesta è stata riaperta, riportando alla luce le intuizioni di Mangano e le contraddizioni del referto autoptico; alla memoria del giovane cronista sono oggi dedicate una via di Termini Imerese e una lapide nel luogo in cui fu rinvenuto il corpo.

Cosimo Cristina, oggi è certo, è stato assassinato, anzi suicidato dalla mafia, ucciso e poi deposto sui binari per simulare una morte autoinflitta, così da cancellare per sempre la sua storia e il suo lavoro. Ma la verità è riemersa: la sua passione e la sua voglia di vivere, testimoniate dalle lettere all’allora fidanzata Enza, oltre a smentire definitivamente la tesi del suicidio, hanno condotto ad un recupero della figura del giovane cronista, attraverso inchieste e progetti scolastici. A Cristina è inoltre dedicato un capitolo de “Gli insabbiati. Storie di giornalisti uccisi dalla mafia e sepolti dall’indifferenza”, in cui il giornalista Luciano Mirone racconta otto storie di giornalisti siciliani suicidati, il cui nome rischiava di sparire sotto le coltri dell’oblio.

Silvia Giovanniello – Cosa Vostra

Immagine tratta da Google Immagini