Scomparsi. Italo Toni e Graziella De Palo. Cronistoria di un segreto italiano

Scomparsi. Italo Toni e Graziella De Palo. Forse ai più, soprattutto ai giovani, questi due nomi non dicono nulla. Ma furono, o meglio sono, due giornalisti italiani. E usiamo il tempo verbale presente perché risultano ancora scomparsi. Spariti nel nulla nel ormai lontano 2 settembre 1980.

E’ da quel giorno che non si ha più alcuna notizia ufficiale su di loro. E se dovessimo attenerci alle versioni ufficiali della storia, quella raccontata dalle Istituzioni, l’ultima informazione certa è quella che vuole Italo Toni e Graziella De Palo prigionieri ma vivi, in mano ai falangisti cristiani libanesi. Questo è quello che disse l’allora Presidente del Consiglio Arnaldo Forlani alle famiglie dei due giornalisti scomparsi in Libano.

Era l’ottobre del 1980. Poi più nulla. Nulla che provenisse da uno Stato che avesse voluto veramente trovare Toni e De Palo o che almeno avesse inteso far luce su una vicenda che ancora attende giustizia. E una verità giudiziaria che accerti responsabilità e colpevoli. Perché se Italo Toni e Graziella De Palo oggi sono dei fantasmi, vuol dire che sono stati uccisi. Da chi? Nelle carte degli archivi istituzionali – alcuni documenti riguardano proprio la scomparsa dei due giornalisti – vige ancora il segreto di Stato! E poco hanno ottenuto, nel corso degli anni, i familiari di Toni e De Palo con le loro continue richieste di desecretazione di quelle carte.

Desaparecidos. Italo Toni, classe 1930, e Graziella De Palo, classe 1956 sono due giornalisti, collaborano con alcune testate nazionali e si occupano della questione mediorientale. Proprio Toni, infatti, era stato autore di uno scoop che aveva portato alla luce l’esistenza di campi di addestramento della guerriglia palestinese. Il contesto storico, per comprendere come è maturata la scomparsa dei giornalisti, è fondamentale. Il 1980 è uno degli anni chiave per la storia del Paese.

È proprio in agosto, un mese esatto prima del rapimento di Toni e De Palo, che la stazione di Bologna è stata dilaniata dal terrorismo stragista. La stazione di Bologna è devastata e sgorga sangue innocente il 2 agosto 1980. Ed è bene ricordare che prima di una sentenza assai vicina nel tempo, che provasse le responsabilità dei NAR – terroristi di estrema destra – l’indagine sulla strage fu a lungo depistata da pezzi di istituzioni, con in testa uomini dei Servizi vicini agli ambienti eversivi e iscritti alla massoneria. E proprio una pista investigativa (che non avrebbe avuto seguito) vedeva coinvolti i palestinesi in qualità di attentatori. Perché? Il contesto, come detto, è fondamentale.

Antefatto di quel maledetto 1980 era il perdurare ancora del cosiddetto “lodo Moro”, firmato (per alcuni, però, non è mai esistito) a metà degli anni Settanta dall’allora Ministro degli Esteri Aldo Moro, che prevedeva che non avvenissero attentati palestinesi in Italia.

Questo accordo, a cui parteciparono i nostri Servizi, era stato voluto per evitare che accadessero attentati da parte dell’ Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), tra cui l’Fplp (Fronte popolare di liberazione palestinese) di George Habbash, frangia estremista sostenuta dall’Urss e responsabile della raffica di attentati e dirottamenti che sconvolse l’Europa dal ’68 in poi. Ma per firmare una tale accordo, cosa offriva in cambio l’Italia? E chi ne era il garante?

La versione ufficiale del viaggio di Toni e De Palo in Libano è quella di documentare le condizioni di vita dei profughi palestinesi. Il viaggio in Libano dell’estate 1980, è organizzato e offerto dal capo della Delegazione palestinese a Roma, Nemr Hammad. Ma i giornalisti seguono anche una pista che porta ai traffici di armi in Medio Oriente (guarda caso, da lì a poco, sarebbe scoppiata l’inchiesta del Procuratore Carlo Palermo su armi e droga, che vedeva coinvolta mafiosi, trafficanti, politici, forze dell’ordine, iscritti alla massoneria, in particolare i Servizi segreti).

I Servizi Segreti sono coinvolti nella scomparsa di Toni e De Palo? Negli anni Ottanta scoppia il caso P2. Il repulisti governativo allontana dai Servizi gli ufficiali troppo compromessi. É il caso di Stefano Giovannone, “cavaliere di Malta, legato al Vaticano e ad Andreotti, depositario di molti segreti della repubblica. Giovannone era dal 1972 il rappresentante dei servizi segreti militari in Medio Oriente ed era stato artefice insieme a Miceli [Vito ndr., arrestato nel 1974 perché coinvolto nello scandalo Rosa dei Venti, assolto, il suo nome compare anche nell’inchiesta Gladio, iscritto alla P2, morì nel 1990] delle relazioni privilegiate del Sid con alcuni paesi arabi e dell’impunità che l’Italia ha assicurato ai terroristi libici e palestinesi che hanno commesso crimini sul nostro territorio”[G. De Lutiis, I Servizi Segreti in Italia].

Ed è proprio Giovannone, soprannominato il Lawrence d’Arabia italiano, l’ufficiale dei Servizi coinvolto nella scomparsa di Italo Toni e Graziella De Palo. Il colonnello, tra l’altro, fu inquisito per aver favorito il traffico di armi con l’Olp di Yasser Arafat, di cui era ottimo amico, ma la sua morte, sopraggiunta nel 1985, soffocò per sempre, a quanto pare, i barlumi di giustizia della magistratura italiana.

Di questi traffici illegali aveva parlato un terrorista pentito, Patrizio Peci, perché le armi che passavano per il Medio Oriente giungevano in Italia, a disposizione delle Brigate Rosse. Peci fece mettere a verbale: “…vi fu da parte dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina una fornitura di armi, esplosivi, plastico, bombe ananas, mitragliatrici pesanti e mitragliatrici tipo Sterling che per tre quarti era destinata alle Br e per un quarto alle eventuali operazioni dell’Olp sul territorio italiano…”. Quando l’Ucigos (l’ufficio operazioni speciali del ministero dell’Interno) arriva a Beirut per indagare sul traffico d’armi a favore delle Br, l’Olp sa già tutto. Sarebbe stato proprio Giovannone a informare i palestinesi che a Roma le cose stavano cambiando. Interrogato, Giovannone, risponde: “nego di aver rivelato informazioni segrete a chicchessia. E poi ho fatto solo il mio dovere, ho eseguito gli ordini”.

Chi tira in ballo Giovannone? Il generale Giuseppe Santovito, coinvolto anche lui nella Loggia massonica P2, e poi inquisito dal Procuratore Carlo Palermo nell’inchiesta Armi e Droga, morto nel 1984. Intanto a Beirut, il 2 settembre 1980 sono scomparsi Italo Toni e Graziella De Palo. Il giorno prima, i due giornalisti si erano recati all’ambasciata italiana, chiedendo di essere cercati, se non fossero rientrati entro tre giorni nell’hotel dove alloggiavano, il Triumph. Tutto questo non succede. E l’ambasciatore italiano in Palestina, Stefano D’Andrea, avverso a Giovannone, fu rimosso dal suo incarico e trasferito ad altra sede (Copenahgen).

Segreto di Stato. Prima di lasciare il suo incarico, il colpo di teatro di Giovannone (poi morto nel 1985) cade sulla vicenda. Chiede ed ottiene che sui documenti riservati dei Servizi segreti venga posto il segreto di stato.

Il nuovo presidente del Consiglio Spadolini acconsente. Ma non sarà il solo. A confermare i sigilli istituzionali sarebbero stati anche Bettino Craxi e Silvio Berlusconi. Cadono nel vuoto anche le recenti richieste di desecretazione dei documenti. E intanto, a distanza di più di tre decadi, il ricordo di Italo Toni e Graziella De Palo si affievolisce sempre più. Nessuna lapide in cimitero ancora è stata posta, un segno che possa servire da memoria. Come se Italo e Graziella non fossero mai esistiti.

Francesco Trotta – Cosa Vostra

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Breve cronistoria del caso Toni-De Palo 1980-1986
16/06/1980: i cronisti Graziella De Palo (giornalista di Paese Sera e de L’Astrolabio) e Italo Toni (redattore dell’agenzia Notizie) chiedono all’ambasciata della Siria di avere il visto d’entrata; il quale è concesso a patto che i due, una volta arrivati in Siria, si mettano in contatto con il Ministero dell’Informazione. L’obiettivo del loro viaggio era quello di documentare la guerra civile libanese, per effettuare un réportage sui campi palestinesi in Siria e Libano.
22/08/1980: partono da Roma, con il volo Syrian Arab Airlines, alla volta di Damasco. L’Olp (sostenitore del loro itinerario in Libano) procura loro il biglietto aereo ridotto e la permanenza gratuita in un albergo a Beirut. Arrivano in serata a Damasco dove sono accolti da un rappresentante locale dell’Olp, grazie a una lettera di presentazione di Nemer Hammad (il rappresentante romano dell’Olp).
23/08/1980: i due, tramite un salvacondotto dell’Olp, proseguono per Beirut accompagnati dall’ufficio stampa dell’Olp. Alloggiano all’Hotel Triumph (zona ovest della capitale libanese sotto il controllo dell’Olp). Comincia il giorno stesso il loro itinerario nei campi palestinesi di Beirut e zone limitrofe.
24/08/1980: insoddisfatto dalla ripetitività delle visite organizzate da Al Fatah (gruppo maggioritario dell’Olp) Toni, su indicazione del capo ufficio stampa di Al Fatah, Mahmud Labadi, contatta il “Fronte Democratico” di Nayef Hawatmeh (gruppo di minoranza dell’Olp) per organizzare visite nei giorni successivi alle postazioni militari palestinesi del Sud.
01/09/1980: Toni chiede al Primo Consigliere Guido Tonini dell’Ambasciata di cercarli, nel caso in cui non fossero rientrati in albergo entro tre giorni dalla partenza.
02/09/1980: lasciano l’hotel. La versione sostenuta dall’Olp, raccolta dalla direzione dell’albergo, ma non suffragata da alcuna prova, è quella di un presunto viaggio a Baghdad. La versione più accreditata è quella che siano stati prelevati da una macchina, che si sostituisce a quella del Fronte Democratico per la liberazione della Palestina, sulla quale avrebbe dovuto trovarsi anche la militante italiana Piera Redaelli. Il cinque, data prevista per il loro rientro, l’autista mandato a prelevarli sostiene di non averli visti. Da questo momento Italo Toni e Graziella De Palo scompaiono nel nulla.
15/09/1980: Graziella sarebbe dovuta rientrare in Italia. Né l’Olp, né il personale d’albergo segnalano la scomparsa dei due italiani alle autorità libanesi, italiane e alle famiglie dei giornalisti.
17/09/1980: I familiari della De Palo vanno all’ufficio dell’Olp a Roma per avere notizie ricevendo generiche rassicurazioni. Solo dopo 12 giorni il capo ufficio dell’Olp Hammad telefona alle famiglie di Toni e De Palo comunicando di non avere alcuna notizia dei loro figli. Sostiene, invece, di avere fatto loro solo una lettera di accredito per il viaggio a Baghdad lasciando trapelare, visto il suo atteggiamento, che qualcosa non fosse andato per il verso giusto fra i due giornalisti e i palestinesi che avrebbero dovuto ospitarli.
02/10/1980: è su tutti i giornali italiani la notizia della scomparsa. Si occupano della vicenda Toni-De Palo anche l’Ambasciatore italiano in Libano Stefano D’Andrea e il colonnello dei Carabinieri (in realtà funzionario del Sismi a Beirut per tutto il Medio Oriente) Stefano Giovannone. I loro punti di vista sulla vicenda sono però opposti. D’Andrea dispone una ricompensa per chi avesse avuto delle informazioni utili e si impegna, inoltre, a garantire la sicurezza dei familiari che avessero intrapreso il viaggio in Libano. Per Giovannone, invece, la stampa non doveva interessarsi al caso e i genitori sarebbero dovuti rimanere a Roma.
04/10/1980: Fabio De Palo (fratello minore di Graziella) porta alcune foto al Ministero degli Esteri per le ricerche in Libano. Quelle foto arriveranno sulla scrivania dell’ambasciatore D’Andrea solo dopo undici giorni.
05/10/1980: il capo ufficio stampa dell’Olp a Beirut, Mahmoud Labadi, rilascia un’intervista a Bruno Marolo dell’Ansa, dove prospetta la possibilità che i due giornalisti siano passati nella zona di Beirut Est controllata dai cristiano-maroniti, negando di avere altre notizie sui due giornalisti.
11/10/1980: Vincenzo De Palo (padre di Graziella) denuncia la scomparsa all’Interpol. Monsignor Capucci su richiesta delle famiglie entra in contatto con Nemer Hammad. Sono fornite vaghe rassicurazioni, secondo le quali i due giornalisti sarebbero in una prigione tra Libano e Siria.
17/10/1980: il capo dell’ufficio dell’Olp afferma di essere molto amico di Graziella, mentre ritiene Italo troppo avventato per la sua visita ai campi dei Falangisti. Nel pomeriggio, però, decide di non ricevere nel suo ufficio i genitori, congedandoli con la vaga promessa di partire insieme per Beirut la settimana successiva, qualora non ci fossero stati sviluppi sulla vicenda.
18/10/1980: L’ambasciatore D’Andrea, invia alla Farnesina un telegramma riservato, informando che il rapimento sarebbe opera di membri di Al Fatah su richiesta siriana;
20/10/1980: Secondo il diplomatico Hammad della sede di Roma, dietro la sparizione ci sarebbe invece, la mano dei Falangisti e comunica che la polizia dell’Olp sta collaborando alle ricerche e segnala che il colonnello Giovannone, capo centro del Sismi a Beirut sta collaborando nelle ricerche.
22/10/1980: un funzionario del Ministero degli Esteri impedisce ai familiari di Toni e De Palo di partire per Beirut. Questi vorrebbero andare posto per partecipare attivamente alle ricerche. Nel frattempo il diplomatico Tonini è repentinamente trasferito all’Ambasciata di Bruxelles.
07/11/1980: il cugino di Italo Toni, Alvaro Rossi, riceve da un amico la notizia di fonte palestinese, che Italo sarebbe morto alla fine di Settembre. Negli stessi giorni fonti dell’intelligence palestinese affermano che i due giornalisti avrebbero soggiornato all’hotel Montemar, nella zona sotto il controllo cristiano-falangista. Le indagini della magistratura italiana appureranno trattarsi di un depistaggio.
27/11/1980: il Presidente Sandro Pertini riceve i familiari di Graziella De Palo. Questi gli fanno presente che Graziella aveva denunciato a più riprese, nei suoi articoli, il ruolo dei servizi segreti italiani nella copertura del traffico internazionale clandestino delle armi, vendute dall’Italia ai paesi del terzo mondo. I familiari si mostrano perplessi sul fatto che siano gli stessi servizi a interessarsi alle ricerche dei giornalisti scomparsi. Il Presidente è messo al corrente dal Segretario generale della Farnesina, Francesco Malfatti di Montetretto, membro di diritto del Cesis, che accanto alle indagini condotte dal Sismi di Giovannone, sono portate avanti le ricerche da parte dell’Ambasciata a Beirut.
29/11/1980: I nostri servizi segreti militari addossano la scomparsa dei giornalisti ai Falangisti di Gemayel, mentre la versione ufficiale dell’ambasciatore D’Andrea fa ricadere la responsabilità del rapimento su Al Fatah. Lo scontro tra Giovannone e D’Andrea è al culmine.
30/11/1980: Giancarlo De Palo (fratello di Graziella ed ex giornalista) incontra per la prima volta il colonnello Giovannone, il quale lo rassicura di essere in trattativa con l’OLP per la liberazione della sorella.
06/12/1980: l’Ambasciatore D’Andrea è convocato a Roma. I familiari dei giornalisti chiedono alla Farnesina un incontro con l’Ambasciatore, che sebbene concesso, non avviene. Continua nei confronti delle famiglie la richiesta del silenzio stampa, per non ostacolare la liberazione dei giornalisti.
01/02/1981: Stefano Giovannone riferisce alla famiglia De Palo che la figlia è viva e si trova in una casa sorvegliata da alcune donne arabe. Secondo il colonnello sarebbe la fazione falangista a detenere Graziella. Conferma ai genitori, inoltre, la sua intenzione di riportarla in Italia; mentre sostiene la tesi che Italo sarebbe stato assassinato.
04/02/1981: il giornalista Pietro Petrucci de l’Europeo sta partendo per Beirut con lo scopo di realizzare un reportage sui giornalisti scomparsi. Il colonnello Giovannone riesce a convincere i De Palo a richiedere alla redazione un rinvio di almeno 10 giorni nella partenza di Petrucci.
07/02/1981: incontro dei familiari della De Palo con Umberto Vattani, segretario del Presidente del Consiglio Arnaldo Forlani. Vattani si impegna a discutere il caso con il generale Santovito, direttore del Sismi. Nella stessa giornata nuovo incontro con il colonnello Giovannone, che questa volta nega di sapere dove possa trovarsi Graziella e quale possa essere il destino di Italo. Suggerisce al fratello di Graziella, Giancarlo, di partire con Petrucci per “controllarne le mosse”.
18/02/1981: il colonnello Giovannone diffida Giancarlo De Palo e Pietro Petrucci dal partire per il Libano, minacciando un suo allontanamento da Beirut.
20/02/1981: Umberto Vattani convoca la famiglia De Palo a Palazzo Chigi, dove incontreranno il generale Santovito e il Presidente del Consiglio Forlani. Il primo chiede di mantenere il silenzio stampa perché l’intervento dei giornalisti potrebbe provocare danni. Forlani conferma che Graziella è viva e prigioniera dei Falangisti cristiani. Il giorno seguente su pressione di Giovannone, il giornalista Petrucci parte da solo per Beirut.
01/03/1981: un sacerdote maronita, interessato dalla famiglia De Palo, scopre dopo un’indagine personale che i due giornalisti non siano affatto in mano ai Falangisti e che non abbiano mai oltrepassato il confine che divide la zona palestinese da quella cristiana. In quei giorni l’Ambasciatore Stefano D’Andrea sarà trasferito all’ambasciata di Copenaghen. Gli subentrerà Francesco Lucioli Ottieri.
18/03/1981: il capo del Dipartimento politico dell’Olp, Farouk Kaddumi, arriva in visita in Italia. Il ministro degli Esteri Emilio Colombo, che lo riceve il giorno dopo, confiderà di avere avuto l’impressione che l’Olp tenesse in ostaggio i giornalisti al fine di ottenere il riconoscimento diplomatico dell’Italia. Lo stesso giorno Renata Capotorti, madre di Graziella, è ricevuta da Mons. Giovanni Battista Re, promettendo un intervento del Cardinale Casaroli che riceverà Kaddumi.
30/03/1981: Pietro Petrucci, inviato de “L’Europeo”, torna da Beirut con un rèportage sui giornalisti scomparsi che sancisce la fine del silenzio stampa sulla vicenda. L’articolo finirà anche sul “Corriere della Sera”, all’epoca diretto da Franco Di Bella, che relegherà il pezzo in un taglio basso di una pagina interna. Di Bella risulterà poi iscritto alla Loggia P2. Il segretario Vattani fissa un incontro con il generale Santovito e il colonnello Giovannone nella sede del Sismo. Santovito afferma di essere andato a Beirut nella prima settimana di ottobre 1980 e di aver verificato di persona che nell’obitorio erano presenti i cadaveri di quattro arabi. Giancarlo De Palo, come in tutti gli altri incontri, registra la conversazione che sarà successivamente consegnata agli inquirenti. In sede dibattimentale il generale di fronte al magistrato confermerà e poi ritratterà la circostanza. Risulterà falso il suo viaggio a Beirut e per questo sarà incriminato per depistaggio e falsa testimonianza.
08/04/1981: i De Palo sono ricevuti dall’onorevole Franco Mazzola, Segretario del Cesis che conferma ancora che la pista da seguire sia il rapimento ad opera dei Falangisti. I familiari gli rappresentano le gravissime incongruenze e le contraddizioni delle ricerche e delle trattative operate dal Sismi e dal Ministero degli Esteri. Mazzola risponde loro di intraprendere le azioni che riterranno più opportune.
12/04/1981: in aperta rottura con il Sismi e con la Farnesina Renata Capotorti e il figlio maggiore Giancarlo partono per Damasco dove si svolgerà il Consiglio generale dell’Olp. Con loro viaggiano la giornalista Dina Nascetti, gli onorevoli Giuliano Silvestri (Dc) e Giorgio Mondino (Psi). Il giorno seguente l’ambasciatore Aldo Pugliese si prodigherà per fissare loro un incontro con Yasser Arafat.
19/04/1981: all’una di notte Renata e Giancarlo De Palo sono ricevuti da Arafat. Sono presenti all’incontro Afif Safieh, segretario particolare del leader palestinese, e la giornalista Dina Nascetti. Arafat dice ai familiari che Graziella è viva e prigioniera dei Falangisti e che si prodigherà per il suo rilascio.
29/03/1981: attraverso il Nunzio apostolico Mons. Carlo Furno, i De Palo sono ricevuti dal capo dei servizi segreti libanesi Farouk Abillamah. Rientrano in Italia nei giorni seguenti senza essere ricevuti nuovamente da Arafat.
18/05/1981: dopo essere stati ricevuti nei giorni precedenti dal Ministro degli Esteri Emilio Colombo, i De Palo cercheranno di incontrare, tramite Vattani, il colonnello Giovannone che in quei giorni era a Roma, senza esito. Chiedono allora di essere ricevuti dal Presidente Forlani per riferirgli le ultime notizie del loro viaggio in Libano e confermare che Graziella sarebbe viva e in mano ai Falangisti. Vattani nega categoricamente che nell’incontro precedente con Forlani e Santovito il Presidente abbia mai avvalorato questa ipotesi. E’ la rottura definitiva.
27/05/1981: scoppia lo scandalo P2. Negli elenchi pubblicati della Loggia “coperta” di Licio Gelli, risultano i nomi del segretario generale della Farnesina e membro del Cesis, Francesco Malfatti di Montetretto; del generale Giuseppe Santovito capo del Sisni; del Prefetto Mario Semprini, capo di gabinetto di Forlani; di Massimiliano Cencelli, segretario dell’on. Mazzola. I familiari dei giornalisti si sentono traditi da coloro che avrebbero dovuto aiutarli.
02/06/1981: i De Palo indirizzano una lettera ad Arafat, implorandolo di dire la verità e di rispettare gli impegni presi. Tramite un suo portavoce Arafat conferma alla stampa italiana che Graziella sarebbe ancora viva, detenuta dai Falangisti. Arafat si dichiarerà disposto a comunicare notizie riservatissime solo alla madre di Graziella ed a un inviato del Papa.
27/06/1981: Renata Capotorti e Giancarlo De Palo vanno per la seconda volta a Beirut, ma ad attenderli all’aeroporto c’è solo l’addetto consolare dell’Ambasciata italiana, mentre i palestinesi non si fanno vivi.
29/06/1981: il leader Falangista Béchir Gemayel riceve i congiunti della giornalista, negando in maniera categorica che siano stati rapiti dalla sua fazione e addossando tutta la responsabilità ai nemici palestinesi.
04/07/1981: dopo aver incontrato in Ambasciata il colonnello Giovannone che si dimostra infastidito dalle continue pressioni dei familiari, questi ottengono l’incontro con il braccio destro di Arafat, Abu Ayad. Non fornisce loro nessuna delle informazioni riservate loro promesse da Arafat, limitandosi a respingere la responsabilità del rapimento ai Falangisti. Messo alle strette Ayad ammette che dietro la falsa pista Falangista, da seguire è quella dei servizi segreti italiani!
07/07/1981: nuovo incontro con il Presidente Pertini. I De Palo denunciano l’operato del Sismi: Pertini dice loro: “Quelli lasciamoli perdere!”
Fine luglio 1981: Giovannone sostiene, tra le più svariate ipotesi, che se la stampa non fosse in alcun modo intervenuta sulla vicenda, Graziella sarebbe stata liberata.
11/08/1981: il nuovo Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini riceve i De Palo. Esprime la propria ostilità nei confronti dei palestinesi ed il disprezzo nei confronti dei servizi “deviati” del generale Santovito, ma oppone il Segreto di Stato. I familiari, allibiti, gli chiedono se debba applicarsi nei loro confronti. Spadolini perde le staffe.
Autunno 1981: L’intera vicenda Toni-De Palo passa nelle mani del Pubblico Ministero Giancarlo Armati del Tribunale penale di Roma. Secondo le successive indagini della Magistratura e dalle testimonianze raccolte, è stato definitivamente assodato che la “pista falangista” sia stata un tentativo messo in atto dai Servizi segreti per coprire le responsabilità dell’Olp
09/02/1985: il Giudice Istruttore Renato Squillante accoglie l’istruttoria di Armati e rinvia a giudizio il colonnello Giovannone e il generale Santovito per aver orchestrato un disegno criminoso teso a coprire gli autori del sequestro e dell’omicidio di Toni e De Palo, ostacolando le indagini con false testimonianze, accreditando fatti inesistenti e strumentali, depistaggi, abuso di potere e violazione dei propri doveri istituzionali. Assieme a loro è imputato di omicidio il leader del Fplp George Habbash con altri ignoti.
28/03/1985: Giovannone e Santovito oppongono agli inquirenti il segreto di Stato. Il Presidente del Consiglio Bettino Craxi ufficializza tale vincolo nei rapporti tra la nostra Repubblica e l’Olp.
Febbraio 1986: il giudice istruttore Renato Squillante archivia il procedimento nei confronti di Habbash per insufficienza di prove, e quello nei confronti di Santovito e Giovannone per il loro sopravvenuto decesso. Le famiglie De Palo e Toni non sono ammesse a costituirsi come parti lese nel procedimento a carico dell’appuntato dei Carabinieri impiegato all’Ambasciata italiana di Beirut, che su istigazione del colonnello Giovannone, gli consegnava copia dei messaggi cifrati segreti tra l’Ambasciata e la Farnesina. L’appuntato sarà condannato a una pena lieve. La permanenza delle famiglie dei due giornalisti e del caso De Palo-Toni in un’aula di giustizia italiana non ha oltrepassato i sessanta minuti.