L’omicidio di Antonino Saetta. Il giudice dimenticato

Antonino Saetta era un uomo e un magistrato schivo e riservato, che amava e svolgeva in silenzio il suo mestiere. Proprio la sua poca notorietà da vivo, probabilmente, ha reso poco noto anche il suo sacrificio per essersi opposto alla mafia: sarà il primo magistrato giudicante ucciso in Italia e in Sicilia.

La sua carriera giuridica inizia nel 1948 come Pretore e poi Giudice Istruttore presso il Tribunale di Acqui Terme. Successivamente si trasferisce a Caltanissetta, dove diviene Presidente della Corte d’Assise, e poi ancora a Palermo, in qualità di Consigliere di Corte d’Appello. Proprio a Caltanissetta si occupa per la prima volta di un processo di mafia, che vede imputati i responsabili dell’attentato al giudice Rocco Chinnici; dopo la sorprendente assoluzione in primo grado, il processo d’appello ribalta la sentenza con una condanna alla massima pena. Anche a Palermo, il magistrato ha inevitabilmente a che fare con la criminalità organizzata, a cui reagisce con imperturbabilità: per l’uccisione del capitano Basile, nonostante minacce e intimidazioni, vengono condannati Vincenzo Puccio , Armando Bonanno e Giuseppe Madonia. Tale condanna segnerà la fine del magistrato. Il 25 settembre 1988, a pochi giorni dal deposito della motivazione all’ergastolo per i tre, Saetta viene assassinato insieme al figlio Stefano: di ritorno a Palermo dopo un battesimo, sulla strada che collega Agrigento a Caltanissetta, i due vengono raggiunti da una scarica di spari provenienti dalla vettura che li affianca. Saetta guidava l’auto di famiglia, e non aveva mai chiesto né scorta né vettura blindata: la sua umiltà e la sua consapevole accettazione del pericolo l’hanno reso un eroe moderno, che ha pagato con la vita il rifiuto a piegarsi alla mafia.

Per il duplice efferato omicidio sono stati condannati all’ergastolo Salvatore Riina, Francesco Madonia e Pietro Ribisi quale esecutore materiale. Molteplici i moventi: in primo luogo punire la giustizia del magistrato che non si era sottomesso alle pressioni, e prevenirne la nomina a Presidente del “Maxiprocesso” alla mafia; secondariamente, inoltre, la sua esecuzione avrebbe fatto da monito per tutti gli altri giudici.

Il suo carattere mite e schivo ha fatto sì che ci si dimenticasse presto della sua morte; Saetta è però ricordato ogni anno nel giorno del 21 marzo, dedicato dall’associazione “Libera” alle vittime di mafia. E proprio al giudice e al figlio è dedicato il presidio di Libera di Acqui Terme, punto di partenza della sua carriera.

Silvia Giovanniello

Silvia Giovanniello – Cosa Vostra

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