Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Dal 20 marzo 1994 senza verità

È il 20 marzo 1994, quando la giornalista italiana Ilaria Alpi e il suo operatore Miran Hrovatin perdono la vita in un agguato a pochi passi dall’ambasciata italiana di Mogadiscio.

I due si trovavano in Somalia per raccontare il rientro nel Bel Paese del contingente italiano in missione nel Corno d’Africa. Dopo ormai 24 anni da quella scarica di Kalashnikok che ha lasciato senza vita i due inviati del Tg3, i punti di domanda continuano a sommarsi, mentre una resta la certezza: Ilaria e Miran avevano scoperto informazioni scomode sui traffici di armi e rifiuti tossici tra Somalia e Italia.

Micheal Maren, giornalista americano e collega di Ilaria e Miran in Somalia, racconta le ultime ore di vita della reporter.

La reputazione dell’inviata la precedeva: Ilaria era ben conosciuta sul campo per il suo arabo fluente, la sua continua ricerca, il suo lavoro dettagliato.

I due giornalisti si sono conosciuti la mattina dell’attacco: Ilaria aveva bisogno di informazioni su una città del Nord della Somalia, sapeva che Micheal conosce bene la zona e avrebbe potuto darle informazioni preziose. Decidono di darsi appuntamento per la sera stessa: i due inviati italiani infatti stavano partendo per proseguire le loro ricerche sul campo.

Ma le cose vanno diversamente. Ilaria e Miran vengono uccisi poco dopo da un commando di sette uomini quando ancora si trovano a bordo del loro pickup, mentre l’autista e la guardia del corpo rimangono illesi.

É da questo momento che prendono vita i punti interrogativi attorno alla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, punti interrogativi a cui commissioni parlamentari e inchieste giornalistiche non sono ancora riuscite a trovare risposta.

È il 2004 quando una Commissione d’inchiesta istituita dal Parlamento e presieduta da Carlo Taormina, all’epoca deputato di Forza Italia, riprende le ricerche sull’omicidio.

La Commissione, molto criticata per le modalità con cui conduce il lavoro di ricerca e per le dichiarazioni rilasciate dal presidente (secondo cui i due giornalisti sarebbero stati in vacanza in Somalia), sostiene che ci siano forti contraddizioni nelle testimonianze che indicano Omar Hassan Hashi come parte del commando che uccise i due giornalisti.

Omar Hassan Hashi, incarcerato con l’accusa di aver partecipato all’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, è  stato considerato fino al 2015 uno dei principali responsabili dell’omicidio dei due reporter. 

Tre anni fa, dopo 16 anni di prigionia, il suo caso è stato riaperto grazie a un’indagine intrapresa dal programma televisivo “Chi l’ha visto?”, il quale ha rintracciato a Birmingham Ahmed Ali Ragi “Gelle”, principale accusatore di Hashi insieme a Sid Abdi, autista dei due reporter.

Nel corso di un’intervista, infatti, Gelle confessa di aver mentito sul ruolo di Hashi nell’uccisione della giornalista e del cameraman in cambio di un visto per lasciare la Somalia: si tratterebbe di un accordo propostogli dall’ambasciatore italiano a Mogadiscio Cassini.

Grazie a questa nuova pista, Omar Hassan Hashi è tornato in libertà nel 2017 per volere della Corte di Cassazione di Perugia, la quale ha sottolineato che si sarebbe trattato di depistaggio. Un depistaggio studiato a tavolino e messo in atto fin dai primi giorni dopo la scomparsa di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin quando, dopo che i corpi vengono riportati in Italia, scompaiono sia gli appunti di Ilaria sia i nastri con il lavoro di Miran.

Luciana Alpi, madre della giornalista, prima di lasciarci nel giugno del 2018, per ventiquattro anni ha portato avanti iniziative a favore della ricerca della verità sulla morte della figlia. Iniziative che hanno sempre più abbassato le speranze che la realtà dei fatti possa venire a galla.

Poi, anche, il rifiuto di continuare a spingere la giustizia, seppur proseguendo a vigilare contro ogni forma di occultamento: “Con il cuore pieno di amarezza, come cittadina e come madre ho dovuto assistere alla prova di incapacità data, senza vergogna, per ben ventitré anni dalla Giustizia italiana e dai suoi responsabili, davanti alla spietata esecuzione di Ilaria e del suo collega Miran Hrovatin”.

Alessia Pacini

Alessia Pacini – Cosa Vostra

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