Enrico Mattei. Il coraggio e la solitudine di un numero primo

Enrico Mattei. Questo nome ai più giovani potrebbe non ricordare niente, ma Mattei per la storia del nostro bel Paese ha avuto un ruolo di fondamentale importanza, e se non fosse mancato all’apice dalla sua carriera, chissà quale svolta avrebbe potuto dare al campo dell’energia mondiale.

Era un uomo coraggioso, un uomo determinato, credeva con tutto se stesso nel valore degli italiani e dell’Italia ed ha speso tutta la vita nel suo lavoro. Voleva portare l’economia italiana a concorre con le più forti del mondo.

Nasce nel 1906 in un piccolo paese delle Marche da una famiglia modesta, nel 1929 si trasferisce a Milano e 5 anni dopo riesce ad avviare la sua prima attività nel settore chimico. Durante la seconda guerra mondiale entra nella Resistenza nelle fila dei partigiani bianchi.

La storia di Mattei però, ha un radicale cambiamento nel 1945, quando il 28 aprile viene nominato Commissario Generale dell’Agip. Il suo compito doveva essere quello di chiudere l’ente petrolifero dello Stato. La guerra era stata vinta dagli Alleati ed erano loro a dettare le regole: le fonti d’energia dovevano essere gestite dai privati e non dal governo.

L’eliminazione dell’Agip avrebbe spianato la strada ai petrolieri americani ed inglesi. Ma Mattei non ci sta, intravede nell’interesse degli americani e degli inglesi qualcosa in più, ed infatti cominciando a pensare al sottosuolo dell’Italia come ad una risorsa viva, con le dovute ricerche, riesce a scovare a Ripalta Cremasca dei giacimenti di gas naturali, poco tempo dopo in provincia di Piacenza un giacimento di petrolio.

Il fallimento dell’impresa statale per il momento non avviene. Mattei riordina le forze e le idee e, grazie alla sua cocciutaggine, l’Agip da un declino preannunciato, riprende quota. Ottiene finanziamenti, ottiene anche l’appoggio di parte della politica interna, e nel 1953 nasce l’ENI, l’Ente Nazionale Idrocarburi. Mattei ne diviene presidente.

Quest’uomo ha modi e metodi non convenzionali, è ben deciso a far rialzare l’economia italiana con le sue gambe a costo anche di diventare scomodo per molti. La politica economica del suo Paese, voleva fosse fatta e decisa dal suo Paese.

Conclude un accordo storico con l’Iran nel 1957 fondando la società italo-iraniana Sirip, avente ad oggetto la ricerca, lo sviluppo e lo sfruttamento di giacimenti. Un accordo che possiamo definire storico per la modalità di ripartizione dei profitti: per la prima volta un paese produttore, in questo caso l’Iran, riesce a percepire e a trattenere il 75% degli utili.

Questo metodo di ripartizione ci mostra che Mattei non vedeva i paesi provvisti di giacimenti come mero territorio da sfruttare, ma invece ci dimostra la sua contrarietà alle linee politiche delle grandi multinazionali anglo-americane, precisamente delle Sette Sorelle, che monopolizzavano a loro esclusivo vantaggio lo sfruttamento di giacimenti di idrocarburi nel mondo.

Gli anni seguenti Mattei conclude accordi anche in Somalia, Egitto, Marocco, Tunisia, ma quello che senz’altro scatenò più polemiche, sia in Italia che nel resto del mondo occidentale, vista la situazione geopolitica del tempo, fu quello con l’Unione Sovietica.

Sempre negli stessi anni Mattei prese posizione e lavorò politicamente a favore dell’indipendenza dell’Algeria, creandosi così forti antipatie provenienti dalla Francia.

Con l’Algeria libera dai francesi però Mattei non riuscì mai a firmare l’accordo che tanto avrebbe voluto, morì prima.

In Sicilia erano stati trovati dei giacimenti di metano, ed in provincia di Enna, Mattei tiene il suo ultimo discorso. Mattei non voleva collusioni di nessun tipo ed era stato chiaro, voleva dare ai siciliani ciò che a loro spettava: un lavoro onesto ed una dignità, senza il raggiungimento di compromessi con nessuno, nemmeno con i mafiosi.

L’ultimo viaggio del presidente dell’ENI è stato proprio quello che lo stava riportando da Catania a Milano. A Bescapè, il 27 ottobre 1962, in modo ancora non del tutto chiaro, l’aereo sul quale stava viaggiando Mattei con il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista statunitense William McHale precipita, e tutti persero la vita. 

Ma ci sono troppe cose che non tornano in questa presunta accidentale disgrazia. Il modo non consono in cui sono state svolte le indagini, la testimonianza data da parte di un uomo della zona – che sosteneva di aver visto esplodere quell’aereo – , testimonianza poco dopo ritrattata, i continui depistaggi, lo spostamento dei carabinieri che stavano indagando ma che stavano scoprendo troppo.

Tutta questa serie di incongruenze, non ci dovrebbe far riflettere?

Definire incidente ciò che è avvenuto ad un uomo così tanto potente e così tanto ingombrante sembra quasi blasfemo. Più che un incidente, questo sembra un vero e proprio gesto terroristico. Un gesto terroristico che, visto il profilo di Mattei, avrebbero voluto in tanti: le compagnie petrolifere americane ed inglesi, i francesi vista la questione in Algeria, la mafia siciliana, ma anche alcuni soggetti interni all’ENI che lavoravano fianco a fianco del Presidente ma che non simpatizzavano per le linee politiche che sceglieva, anzi le vedevano come un ostacolo.

Grazie al PM Vincenzo Calia, il caso Mattei viene riaperto in tempi recenti ed una nuova indagine, eseguita sfruttando le nuove tecnologie a disposizione, dimostra che l’aereo era esploso in volo e che non si trattava di un semplice incidente, ma di una manomissione.

Calia è convinto dell’attentato, ma a causa del troppo tempo passato, dei depistaggi avvenuti, e della morte anche di possibili testimoni chiave, non riesce a trovare prove sufficienti per l’identificazione dei responsabili e chiede l’archiviazione del caso.

Calia archiviando il caso scrive: “L’esecuzione dell’attentato venne decisa e pianificata con largo anticipo, probabilmente quando fu certo che Enrico Mattei, nonostante gli aspri attacchi e le ripetute minacce, non avrebbe lasciato spontaneamente la presidenza dell’ente petrolifero di Stato. La programmazione e l’esecuzione dell’attentato furono complesse e comportarono – quantomeno a livello di collaborazione e copertura – il coinvolgimento di uomini inseriti nello stesso ente petrolifero negli organi di sicurezza dello Stato con responsabilità non di secondo piano”.

Ora, che significato e che valore attribuiamo alla parola “verità”?

Non esiste una verità assoluta, c’è sempre un margine di relatività dato che ognuno di noi vede le cose con un occhio critico diverso, con spirito diverso. Tantissime persone cercano la propria verità tutta una vita, lottano per conquistarla, perché la verità porta alla giustizia.

E allora perché non dare verità e giustizia anche a Mattei?

 

(Articolo originariamente pubblicato il 21 ottobre 2017)

Sara Carbonin

Sara Carbonin – Cosa Vostra

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