Cosa significa commemorare Pio La Torre

Ma tu sai chi era Pio La Torre?“. Una domanda semplice, innocua. Pio La Torre chi era? Per chi è nato dopo il 30 aprile 1982, il nome di La Torre è legato imprescindibilmente a quella legge che per la prima volta certificava l’esistenza dell’associazione di stampo mafioso. Il 416-bis. E che forniva gli strumenti per abbatterla sotto l’aspetto economico. La confisca dei patrimoni mafiosi.

Già, la mafia, prima non esisteva sulla carta come reato. Esisteva, invece, nella realtà. Lo sapevano bene proprio Pio La Torre e chi di quella stagione drammatica, tra gli anni Settanta e Novanta, sarebbe poi stato, suo malgrado, protagonista a costo della propria vita.

Pio La Torre fu prima di tutto “uomo”, nel senso più alto del termine, poi figlio di quella Sicilia brutale, e padre, fratello e figlio a sua volta di quelle battaglie che oggi la macro-storia ha posto in un angolo, fagocitate dagli input che non ci consentono di fermarci un attimo per osservare e ricordare. Chi era Pio La Torre?

Pio La Torre non è solo un nome su una legge. Sotto quelle dieci lettere, troviamo una lotta senza quartiere per aiutare il suo popolo. Che non era determinato dai colori politici, dalla razza o dalla latitudine geografica. No. Era il popolo italiano. A cui occorreva restituire quella umanità perduta. Umanità anche e soprattutto nel senso di dignità. Dignità come sinonimo di diritti. Sarà che il nome “Pio” si collega facilmente al termine “umanità”, quasi fosse una missione scritta nel destino dell’uomo che sarebbe diventato.

Chi era Pio La Torre? Se lo devono chiedere le nuove generazioni, che oggi forse vedono la mafia come un nemico (e già questo è un passo avanti rispetto al passato), talvolta più forte dello Stato, ma quasi imposto e che ancora non si sa bene cosa sia; ma anche le generazioni adulte. Quelle a cui spetta l’arduo compito di tracciare una rotta che pare perduta.

Per chi è nato dopo il 1982 e ha scelto di combattere per i propri e gli altrui diritti, Pio La Torre è una di quelle figure storiche quasi “leggendarie”, perché sì, è esistito, ma è come se appartenesse ad un tempo sconosciuto e lontano. Un po’ come lo sono Falcone e Borsellino per chi è nato dopo il 1992. Abbiamo sentito parlare di Pio La Torre, l’abbiamo cercato, abbiamo visto le sue foto, spesso in bianco e nero, con quell’espressione di amara “sicilianità” di chi sa di essere dal lato giusto della barricata. Il volto di La Torre è il volto delle battaglie. È il volto, talvolta consumato, di chi continua a rivendicare giustizia, sociale e civile.

Cosa significa commemorare La Torre, allora? Esiste un aspetto non secondario nella storia di quest’uomo, che è quello della verità, di capire come e perché è maturato l’omicidio di un politico siciliano avverso tanto alla mafia quanto ai poteri forti. E la mafia contro cui si batteva La Torre era anche e soprattutto quella che sedeva nelle istituzioni. Commemorare Pio La Torre, allora, è: non fare un passo indietro.

Pio La Torre era la sua battaglia. Lo scrive suo figlio Franco, nel recente libro “Ecco chi sei“, per spiegare la misura di un uomo a cui tutti noi dovremmo saper guardare. Dobbiamo essere anche noi la nostra battaglia.

Francesco Trotta

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Immagine tratta da Google Immagini.