Beppe Montana e i poliziotti in prima linea contro la mafia

Quella di Giuseppe “Beppe” Montana è la storia di un poliziotto ucciso da Cosa Nostra durante i sanguinari anni Ottanta. Un lavoro, quello di Commissario, svolto con rigore e dignità, come ogni uomo al servizio dello Stato dovrebbe fare. É stato ucciso di sera, Beppe, al porto, mentre era in compagnia della sua fidanzata. Il giorno successivo sarebbe andato in ferie. Era il 28 luglio 1985.

Nato ad Agrigento, dopo solo tre anni dall’inizio dell’incarico come poliziotto, ricevette la nomina a Commissario della sezione “Catturandi” della squadra mobile di Palermo. Proprio nel capoluogo siciliano si sarebbe concentrato il suo impegno: dalla seconda metà degli anni Settanta alla prima metà degli anni Ottanta, la sua attenzione fu rivolta al clan dei corleonesi e focalizzò il suo interesse sui luoghi di riparo dei boss mafiosi nel tratto di costa ad est di Palermo.

Tra i suoi arresti più importanti si ricorda quello avvenuto nell’83 che ha avuto come obiettivo Antonio Vernengo, fratello del boss di Piazza Scaffa. Sempre nello stesso anno vengono catturati Paolo Alfano, Salvatore Rotolo e Michele Mondino, gestori di una raffineria di eroina a Brancaccio.

Da ricordare ad Acqua dei Corsari gli arresti di Antonio, Angela e Vincenzina Marchese quest’ultima compagna del corleonese Leoluca Bagarella. Un altro importante arresto fu quello di Francesco Marino Mannoia.

Una settimana prima della morte, Beppe Montana aveva messo a segno otto arresti tra i familiari di Pino Greco “Scarpuzedda”. Greco, legato a Riina, sarebbe stato ucciso per volere dello stesso capo mafia, perché ritenuto un elemento non fidato e troppo autonomo nel 1985. Stesso anno nel quale Montana aveva cercato di avvicinare la fidanzata di Greco, Mimma Miceli, per convincerla a rivelare il nascondiglio del suo uomo.

Mimma non tradì mai il marito, ma era una figura troppo scomoda e che troppo sapeva. In un momento storico dove tutti conoscevano i propri amici o i propri nemici, l’aver agganciato la moglie del latitante non fu un atto che passò inosservato e costò la vita di entrambi.

Il fratello di Beppe, Dario Montana, ricorda il periodo dell’uccisione del fratello. Paolo Borsellino e Giovanni Falcone si preparavano all’Asinara per il Maxiprocesso di Palermo mentre in città la mafia si macchiava di numerose uccisioni: “A Palermo, nell’estate 1985 la mafia continuava a versare sangue innocente per le proprie strade. L’omicidio di mio fratello Beppe Montana si consumò il 28 luglio.

Fu raggiunto alle spalle da diversi colpi di pistola – una Magnum 357 – mentre si trovava con la fidanzata a Porticello (frazione del comune di Santa Flavia), nei pressi del porto dove era ormeggiato il suo motoscafo. Il giorno dopo avrebbe dovuto iniziare le ferie. Una settimana prima, Beppe aveva condotto un’operazione che aveva portato all’arresto di otto persone appartenenti alla famiglia di Pino Greco detto “Scarpuzzedda”, che però riuscì a non essere sul luogo dell’operazione”.

Montana venne ucciso dopo che aveva ricevuto numerose intimidazioni rivolte a lui e ai membri della sua squadra, ma che non lo avevano fatto desistere dal continuare il suo lavoro. Nel 1994 il pentito Marino Mannoia rivelò alcuni dettagli dell’uccisione del Commissario che vedeva coinvolti suo fratello Agostino, Pino Greco e Mario Prestifilippo.

Sembrerebbe che grazie all’ausilio di una talpa all’interno della sezione Catturandi, girasse la voce fra i mafiosi che Montana e il suo superiore, Ninni Cassarà, avevano dato ordine di catturare Greco e Prestifilippo a qualunque costo, anche di “non prenderli vivi”.

Del commando dei killer che avrebbe ucciso Montana, faceva parte anche Salvatore Marino, primo e unico indiziato nei giorni successivi l’uccisione del Commissario. Il ragazzo morì torturato in questura. “I funerali del giovane si svolgono tra gli applausi della folla. Si respira un clima da rivolta civile. I poliziotti e i carabinieri accusati della morte del ragazzo vennero rimossi per decisione dell’allora ministro Scalfaro.

Finirono in prigione. Era il 5 agosto. Ninni Cassarà, che al momento della morte di Marino non era presente in questura, era sempre più delegittimato e lasciato solo. Soprattutto dallo Stato”. Questo fu un ulteriore fatto che spinse la vendetta mafiosa a colpire a morte, solo nove giorni dopo, il vicequestore Ninni Cassarà e Roberto Antiochia, poliziotto che volontariamente gli faceva da scorta.

Trenta giorni dopo la morte di Beppe, il padre si vide rifiutare dal direttore del giornale di Sicilia, Mario Ciancio Sanfilippo, la richiesta di pubblicazione di un necrologio che citava le seguenti parole: “La famiglia con rabbioso rimpianto ricorda alla collettività il sacrificio di Beppe Montana – commissario di P.S. – rinnovando ogni disprezzo alla mafia e ai suoi anonimi sostenitori”.

Oggi la memoria del nome del Commissario Beppe Montana viene portata avanti anche da una cooperativa che coltiva prodotti biologici. Il 23 giugno 2010, infatti, nasceva la cooperativa di Libera Terra “Beppe Montana” su terreni confiscati alla mafia tra le province di Catania e Siracusa. Un altro modo per non dimenticarci di lui.

Marta Bigolin – Cosa Vostra

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