Beppe Alfano e il suo omicidio avvolto ancora nell’ombra

Giuseppe Aldo Felice Alfano, meglio conosciuto come Beppe, era un giornalista anticonvenzionale. Insegnante di educazione tecnica alle scuole medie di Trento, era in realtà originario di Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia, e svolgeva la professione di giornalista per passione: contrario all’esistenza di un Albo, rifiutò sempre di prendere il tesserino, pur collaborando con il giornale La Sicilia e con l’emittente Radio Tele Mediterranea. Beppe divenne anche il centro della televisione locale TeleNews, di proprietà di Antonino Mazza, amico d’infanzia in seguito assassinato dalla mafia.

E proprio alla mafia era rivolta l’appassionata attività giornalistica di Beppe, che trattava di mafiosi latitanti e politici collusi. Insieme a Mazza, Alfano denunciava gli abusi della pubblica amministrazione e gli scandali della politica locale, ma soprattutto indagava sulle potenti associazioni massoniche e mafiose operanti a Barcellona Pozzo di Gotto. La sua passione per la ricerca della verità gli è infine costata la vita, come per Mazza e molti altri giornalisti che con la loro scomoda presenza intralciavano le attività mafiose.

Beppe Alfano muore assassinato la notte del’8 gennaio 1993, raggiunto da tre colpi di pistola mentre si trovava in auto nella sua città natale. Da allora sono trascorsi più di venticinque anni, durante i quali restano ancora oscuri motivi e mandanti della sua morte.

Il processo, iniziato nel ’95, vede imputati Antonino Mostaccio, ex presidente dell’Aias, il boss locale Giuseppe Gullotti e Antonino Merlino quale esecutore materiale. Solo Merlino viene condannato, mentre gli altri due vengono assolti; grazie alla collaborazione del pentito Carmelo D’Amico, in appello anche Gullotti viene condannato all’ergastolo, con riconoscimento della matrice mafiosa dell’omicidio. Ma restano tutt’ora ignoti i mandanti del suo omicidio.

Da quel lontano 8 gennaio, tra ombre e depistaggi, la famiglia Alfano aspetta di conoscere la verità sull’omicidio. La figlia Sonia chiede che venga fatta luce sulla morte misteriosa del padre, ancora avvolta da interrogativi e questioni irrisolte. Stando alle rivelazioni della figlia, Beppe stava indagando su traffici di armi e uranio; i suoi appunti, però, sparirono misteriosamente la sera stessa dell’omicidio.

50 agenti perquisirono l’abitazione di Beppe, portando via documenti ed effetti personali che non furono mai restituiti né verbalizzati, come la Colt 22 usata per assassinare il giornalista, mai sottoposta a perizia. Non solo: Sonia è convinta che dietro l’omicidio del padre ci fosse l’importante scoperta di Beppe sulla presenza a Barcellona Pozzo di Gotto del boss latitante Nitto Santapaola. Questioni ancora irrisolte, che tuttavia lasciano pensare all’eliminazione di un testimone scomodo della verità.

Oggi Beppe Alfano è stato iscritto, postumo, all’Albo dei Giornalisti: un riconoscimento, almeno simbolico, all’importanza della sua attività e al suo sacrificio.

(articolo originariamente pubblicato l’8 gennaio 2017)

Silvia Giovanniello

Silvia Giovanniello – Cosa Vostra

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