Annalisa Durante. Un seme contro la Camorra

Un giorno vorrò vivere in un’altra città” scriveva Annalisa Durante, uccisa a soli 14 anni in un agguato camorristico nel cuore di Napoli, nel quartiere Forcella. Come troppo spesso è successo, Annalisa la sera del 27 marzo 2004, si è trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. Oppure Annalisa era proprio dove doveva essere: a due passi da casa sua, in un sabato sera qualunque a farsi due risate in compagnia.

La ragazza era ben consapevole dei problemi della sua città e proprio qualche mese prima di quel tragico 27 marzo, aveva pianto assieme alla sua famiglia per la morte di un ragazzo morto nel bel mezzo di una rapina, non lontano da casa sua.

Si chiamava Claudio Taglialatela e, dopo aver guardato i suoi funerali in televisione, Annalisa scrive sul suo diario: “Mia madre è sconvolta, dice che è la cosa più orribile perdere un figlio. A me mi è venuto il freddo addosso. Che tragedia. Perché si deve morire così? Non è giusto”.

Napoli ad Annalisa faceva un po’ paura e, probabilmente, ad ogni notizia di una morte accidentale e di una stesa, rabbrividiva. Come tutte le ragazzine della sua età, però, Annalisa aveva tanti sogni, un bel paio di occhi chiari e un sorriso sempre stampato in viso. A squarciare quella spensieratezza e il silenzio di quella sera sono stati i colpi d’arma da fuoco indirizzati a Salvatore Giuliano che, a sua volta, ha risposto sparando.

Erano due gli scooter entrati a Forcella e, in tipico stile camorristico, si è aperto il fuoco per il controllo del territorio e dello spaccio, nonché per mostrare la forza.

Annalisa il rampollo dei Giuliano, Salvatore, lo conosceva di vista, d’altronde erano nati e cresciuti nello stesso quartiere. E’ stato però proprio uno dei colpi sparati dal ragazzo a colpirla in testa, facendola finire a terra in un bagno di sangue. L’agonia di Annalisa è durata il tempo di tre giorni e da lì, dal giorno della sua morte, è cominciata un’altra storia.

La storia dei suoi genitori, Carmela e Giannino, che hanno scelto di donare gli organi di Annalisa facendo continuare a vivere altre sette persone e che non si sono mai arresi di fronte alle dinamiche di quartiere: volevano che giustizia fosse fatta e in un Tribunale, non con un agguato.

Il funerale di Annalisa è stato un momento importante per Forcella: tutte e tutti, grandi e piccini, sono scesi in strada a renderle omaggio. Quell’evento avrebbe dovuto essere uno spartiacque o, almeno, così tutti si auguravano. Quel giorno fu il parroco della chiesa di quartiere, Don Luigi Merola, a fare l’omelia e malgrado i ripetuti avvertimenti, si scagliò contro la camorra e contro quei meccanismi che quotidianamente inquinavano il quartiere, fino a far morire accidentalmente una ragazzina di 14 anni.

Quella di Annalisa, infatti, è una storia che ha continuato a camminare sulle gambe di tante persone e che ha segnato profondamente quella di Don Luigi Merola, andatosene da Forcella nel 2007, minacciato di morte e costretto a vivere sotto scorta fino al 2013.

Quando Annalisa fu uccisa, davanti alla voglia di cambiamento che quei giorni si stava manifestando, io dissi che potevano strappare tutti i fiori, ma non potevano fermare la primavera di Annalisa” racconta Don Luigi, che ha sempre collaborato con la polizia e le istituzioni, battendosi in prima linea e dedicandosi ai ragazzi e alle ragazze affinché non finissero nella rete della camorra.

È proprio una primavera, quella di Annalisa, che con la sua morte è riuscita a scuotere le coscienze. Suo padre, Giannino, non si è mai fermato un momento, anche quando il quartiere non voleva che il processo contro Salvatore Giuliano si facesse. E invece due anni dopo, il 31 marzo 2006, Salvatore Giuliano viene condannato e, al momento, sta scontando i suoi vent’anni di carcere.

Non è bastata però la sentenza, perché la primavera di Annalisa doveva continuare e rendere Forcella un luogo migliore, dove ci fosse fiducia e non più paura. Nel 2005, un anno dopo l’agguato, è nata l’Associazione Annalisa Durante su iniziativa di semplici cittadini, enti impegnati per la legalità e soprattutto del padre Giannino: qualcosa si stava muovendo.

L’obiettivo dell’associazione è ancora oggi quello di coinvolgere i più piccoli e proporre loro modelli di cittadinanza attiva, da scoprire attraverso il gioco e la lettura. L’associazione gestisce anche una “Biblioteca a porte aperte”, uno “Spazio bambini” e altri progetti ancora. Tutto questo nel nome e nel ricordo di Annalisa, affinché i ragazzi e le ragazze del quartiere possano avere un luogo sicuro in cui crescere e, soprattutto, in cui trovare un’alternativa.

La storia di questa ragazzina di Forcella è stata raccontata da Roberto Saviano e persino da Roberto Benigni, che durante un suo spettacolo, ha parlato di Giannino, il padre di Annalisa, “come esempio di ricostruzione, di come si fa, diciamo, dopo un periodo di dolore, dolore dal quale non si può uscire, a tirare fuori il miele dalla morte”.

Il diario della ragazza è diventato un libro, sotto forma di trascrizione rielaborata da Matilde Adinolfo, edito nel 2005 con il titolo “Il diario di Annalisa”.

La situazione a Forcella non è magicamente cambiata, 15 anni dopo la morte di Annalisa si spara ancora e la camorra si respira. Eppure, non è tutto come prima.

Li avete uccisi, ma non vi siete accorti che erano semi” recita uno slogan dell’antimafia e forse, come affermato da Don Luigi Merola, il seme di Annalisa ha davvero scatenato una bellissima primavera.

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