La rinascita della Tonnara dell’Orsa e altre storie siciliane

La strada che porta alla Tonnara dell’Orsa è la stessa che conduce nel bel mezzo della campagna di Marina di Cinisi. Passando accanto alla ferrovia e fra i casolari, attraverso i campi, lungo una strada stretta, si arriva al grande complesso architettonico della Tonnara dell’Orsa dove spadroneggia la torre, ben visibile già dall’aereo, nel momento dell’atterraggio al Falcone-Borsellino.

La Tonnara dell’Orsa è una delle tante che si trovano in Sicilia. Esse sono state per secoli luogo di mattanza dei tonni, attività di fondamentale rilievo per l’economia dell’Isola.

La sua storia affonda le radici nel 1344 quando re Ludovico di Sicilia concesse all’Abbazia di San Martino delle Scale di “calare la tonnara” in contrada Fondo dell’Ursa. Nel 1569 fu costruita la torre che negli anni a seguire, oltre ad essere un avamposto per l’osservazione dei branchi di tonno, faceva anche parte del sistema difensivo di avvistamento contro i corsari.

Tutto il complesso, oggi, è di proprietà del Comune di Cinisi che ha affidato, con bando, la ristrutturazione e il mantenimento della Tonnara a due cooperative: la Ali (Ambiente, Legalità e Intercultura) e la Blue Coop di Agrigento, che assieme hanno fondato al società della Tonnara dell’Orsa.

Immaginate quindi un caldo giorno d’estate in Sicilia. Un giorno di ferie ad agosto, con il caldo secco che scalda la pelle e il Maestrale che spettina i capelli e muove il mare. Uno di quei giorni dove potreste prendere la macchina ed andare alla Scala dei Turchi a sovrapporvi ad altre centinaia di turisti, oppure scegliere di fare turismo culturale.

L’autostrada è quella che porta a Punta Raisi, verso l’aeroporto (la Palermo- Marzara del Vallo). Decidete di svoltare a sinistra, all’altezza di Villagrazia di Carini e vi perdete. Percorrete strade dall’asfalto consumato, attraversate campi secchi e coltivati a meloni, ogni tanto vedete un casolare con i muri di sassi.

Uno di questi è quello dove è morto Peppino Impastato per mano della mafia. Quella dei soli 100 passi da casa sua, a Cinisi: dal suo terrazzo Peppino vedeva la casa del boss mafioso Tano Badalamenti.

La strada è spedita, ci sono poche indicazioni e vi perdete ancora. Non trovate il casolare, ma pazienza, il vostro intento era di vistare la Tonnara. Siete lì ad un passo, vedete la torre, ma siete fermi in un piazzale che, cieco, vi mostra la fermata della metropolitana “Tonnara dell’Orsa”.

Non siete della zona, cercate su Wikipedia e: “non è in funzione, sin dal momento della sua virtuale inaugurazione, la fermata “Tonnara dell’Orsa”, della metropolitana Palermo – Aeroporto, benché essa sia perfettamente completa e funzionale. La strada interna che una volta collegava la torre con Cinisi, ora si interrompe proprio all’altezza del posteggio auto al servizio della stazione della metropolitana”.

Rimettendovi sui vostri passi, dopo un po’ di altro girovagare, raggiungete il parcheggio della Tonnara. È un giorno centrale di agosto e c’è qualche turista che si è appostato sugli scogli per balneare. Ma voi il costume l’avete lasciato direttamente a casa.

State visitando quel luogo ventoso e dall’aria salmastra, il porto, l’attracco, come lo chiamavano gli arabi, “marsah” appunto. Il nome della tonnara sembra derivare, infatti, dalla corruzione di questo termine.

La Tonnara dell’Orsa appare come un piccolo fortino a base quadrata con una torre fortificata e l’intero complesso è posto all’angolo di una punta di terra che si affaccia sul mare. Essendo in fase di ristrutturazione non sarebbe ancora possibile visitarne l’interno, ma se nessuno vi ferma, perché non dare una sbirciatina mentre gli operai finiscono di scaricare attrezzatura da giardino?

Ebbene, è proprio l’erbetta verde a farla da padrona nel cortile interno: un contrasto cromatico con la secchezza delle terre fuori. Una chiesetta sulla sinistra e delle passerelle di legno che congiungono i vari varchi verso l’interno della Tonnara: il lounge bar, la cappella consacrata e le altre stanze.

Insospettabilmente vi state trovando di fronte all’anteprima di un bene culturale in fase finale di ristrutturazione che da lì a breve sarebbe stato inaugurato.

Ma la vacanza continua e ormai voi siete in auto senza costume da bagno, in Sicilia, in un giorno di mare mosso con il Maestrale fra i capelli e quindi perché non fermarsi a visitare Cinisi?

La città in salita o in discesa, dipende dai punti di vista.

La casa di Peppino Impastato, la sua camera ancora immobile con la sua chitarra e i ricordi tangibili della sua lotta per la verità e che gli costò la vita.

Tante piastrelle quadrate a distanza di un passo l’una dall’altra, hanno ognuna una frase celebre di rilievo. Una, due, tre, dieci…fino a compiere i famosi cento passi alla casa del mafioso. Oggi quel bene confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla società, accoglie una biblioteca.

Ora basta leggere una notizia di sfuggita, per riportare alla memoria un giorno di metà agosto alla Tonnara dell’Orsa e il ricordo di una Sicilia calda e ventosa.

Marta Bigolin

Marta Bigolin – Cosa Vostra

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