La Giornata Mondiale della Biodiversità e l’Italia

Il 22 maggio del 1992 a Rio de Janeiro fu presentata per la firma  la Convezione sulla Biodiversità, poi ratificata nel dicembre del 1993. Per commemorare i risultati raggiunti con questa convenzione l’Assemblea Generale dell’ONU scelse il 22 maggio come Giornata della Biodiversità.  Un giorno per ricordare l’importanza della ricchezza biologica, ovvero “la variabilità degli organismi viventi di ogni origine, compresi gli ecosistemi terresti, marini ed altri ecosistemi acquatici, ed i complessi ecologici di cui fanno parte […].  Include la diversità nell’ambito delle specie, e tra le specie degli ecosistemi(1).

Gli anni Novanta, infatti, inaugurarono una nuova epoca di riconoscimento da parte della comunità politica internazionale dei problemi che le associazioni ambientaliste denunciavano dagli anni Settanta, e insieme ai problemi anche del valore dell’ambiente, delle specie animali e vegetali e la necessità della loro protezione attraverso strumenti coordinati.

In conseguenza di questo risveglio della politica internazionale, nella Convenzione si esplicita  il diritto sovrano degli Stati di sfruttare le loro risorse, ma aggiungendo “il dovere di fare in modo che le attività esercitate nell’ambito della loro giurisdizione e il loro controllo non causino danni all’ambiente in altri Stati o in zone che non dipendono da nessuna giurisdizione nazionale”. (2)

Un’affermazione nata dagli intenti di realizzare l’obiettivo dello sviluppo sostenibile, in modo tale da consentire lo sviluppo della vita umana nel rispetto dell’ambiente e di tutte le altre specie che popolano la terra.

Sarebbe irrealistico affermare che a più di 25 anni di distanza questo principio dello sviluppo sostenibile non sia divenuto un importante elemento da considerare nell’elaborazione di una qualsivoglia politica che comporti un impatto sull’ecosistema in generale: la nostra stessa Carta Costituzionale afferma l’importanza della tutela dell’ambiente (e non solo più del paesaggio) ma riguardo la biodiversità nello specifico abbiamo anche l’importante apporto delle norme europee e di vari trattati internazionali.

Ma per quanto questa coscienza ambientale stia maturando, siamo anche entrati in quella fase geologica che gli scienziati chiamano Antropocene (3), caratterizzata dal forte impatto dell’azione umana sull’ambiente terreste: ogni volta che sentiamo parlare della deforestazione in amazzonia, degli incendi per disboscare in Indonesia, dello scioglimento dei ghiacci artici, della desertificazione, del sovrasfruttamento del suolo, dell’aumento delle temperature degli oceani, stiamo anche assistendo a gravi minacce per la biodiversità.

E la fine della biodiversità non costituisce una “semplice” perdita del patrimonio naturalistico, perché la diversità biologica è il serbatoio che ci difende dalle epidemie e da cui attingiamo tutto il nostro sostentamento.

Ogni metro in cui l’impatto distruttivo delle attività dell’uomo avanza, è un metro in meno per tutte le specie che vivono in un determinato ecosistema e, in ultima analisi, anche della nostra stessa specie.

Ma senza citare fenomeni che accadono a livello globale, ogni persona nella vita  di tutti i giorni sperimenta fenomeni che danneggiano la biodiversità, come l’eccessiva cementificazione, l’inquinamento delle acqua per gli scarichi di una fabbrica, ecc.

La risposta per la tutela delle specie animali e vegetali, insieme ad una politica di sviluppo sostenibile è la creazione di aree protette, in cui si possa preservare la ricchezza della diversità biologica, come apposite aree marine, parchi nazionali, le oasi, luoghi in cui all’uomo sia imposto il rispetto dell’ecosistema in cui  inserito. Il nostro Paese è emblematico di questa situazione, infatti ospita quasi la metà delle specie vegetale e circa un terzo di tutte le specie animali presenti in Europa, il che lo rende ricchissimo di biodiversità, ma allo stesso tempo questa stessa biodiversità sta diminuendo rapidamente: circa 0.5% di perdita annuale di specie rispetto al totale (4).

A fronte di queste valutazioni, è proprio questo quello che dovremmo ricavare da questo 22 maggio,  ovvero l’importanza di dare sostegno a queste aree, di insistere per la loro protezione, di contribuire alla cultura della preservazione delle specie, di istruire noi stessi e le nuove generazioni sull’importanza della biodiversità e della sostenibilità ambientale.

Elisa Boni – Cosa Vostra

Immagini tratte da Google Immagini

Note:

(1) Articolo 2 Convezione sulla Biodiversità

https://www.cbd.int/convention/articles/default.shtml?a=cbd-02

(2) Articolo 3 Convezione sulla Biodiversità

https://www.cbd.int/convention/articles/default.shtml?a=cbd-03

(3) L’epoca geologica attuale, in cui l’ambiente terrestre, nell’insieme delle sue caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche, viene fortemente condizionato su scala sia locale sia globale dagli effetti dell’azione umana, con particolare riferimento all’aumento delle concentrazioni di CO2 e CH4 nell’atmosfera; termine coniato dal vincitore del Premio Nobel per la Chimica Paul Crutzen.

(4) Dato estratto dal Rapporto sulla Biodiversità di Legambiente, Maggio 2016. https://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/rapporto_biodiversita_2016.pdf