I Colli Euganei e la cementificazione del territorio. Quando il consumo di suolo mette a rischio un patrimonio comune

Prendete i Colli Euganeiper chi non li conoscesse sono una delle mete turistiche più gettonate della provincia di Padova vista la loro bellezza. Prendete un castello, precisamente il Castello del Catajo, meraviglioso castello rinato recentemente. Apparentemente questo potrebbe essere un quadro perfetto, la natura dei colli che incontra il fascino dell’arte. Questo quadro però, rischia di essere rovinato da un progetto di non modestissime dimensioni. Qualcuno, con poco gusto estetico e con poco rispetto verso l’ambiente, vorrebbe costruire un enorme centro commerciale di fronte al Castello.

Solo l’idea stona, stona con il contesto, stona con quello che è il pensiero prevalente delle persone che in quelle zone ci vivono e che non vogliono veder sfregiato ciò che arricchisce così tanto la loro terra. L’impatto ambientale che un centro commerciale potrebbe avere in quella zona potrebbe essere disastroso, per non parlare dell’impatto negativo che anche i piccoli commercianti sarebbero costretti a subire nel loro lavoro visto l’arrivo di questo colosso delle vendite.

L’acuta idea di costruire un centro commerciale di 32 mila metri quadrati ai piedi di un Parco Regionale come è quello dei Colli Euganei punta i riflettori su un altro problema connesso a questa storia: la cementificazione del territorio.

Nonostante la crisi economica che ci attraversa da un paio di anni a questa parte, crisi che ha colpito soprattutto il settore edilizio, il Veneto si ritrova comunque tra le prime regioni per consumo di suolo. In una società che sembra ritornare consapevole delle proprie origini riscoprendo il valore della terra – basti pensare a quanti giovani sono ritornati ad occuparsi di agricoltura o anche all’incremento che ha avuto il turismo nelle zone rurali – viene da chiedersi il perché le scelte politiche o comunque le scelte degli enti preposti non guardino in questa stessa direzione, ma anzi guardino verso la direzione del cemento.

C’è bisogno di consapevolezza e di etica nel fare un Piano Regolatore Comunale, o nel fare leggi che regolano il contenimento del consumo del suolo, proprio per evitare disastri preannunciati, nel nostro caso la costruzione di un enorme centro commerciale di fronte ad un Castello che attira numerosi turisti per la sua bellezza e maestosità.

Ma non è solo la costruzione del centro commerciale che minaccia il territorio Veneto, più specificamente quello della Bassa Padovana. A far compagnia al progetto del centro commerciale ci sono altri due progetti: la costruzione di un polo logistico e di lavorazione dell’agroalimentare a Monselice e la costruzione della terza corsia sull’A13 tra Padova e Monselice.

La costruzione di Agrologic, ovvero del polo logistico di Monselice coprirà una superficie di 300 mila metri quadri, di cui 133 mila occupati da capannoni alti fino a 32 metri, un bell’impatto ambientale e visivo visto che Monselice vanta Castello Cini, sito ai piedi del Colle della Rocca, no?

Mentre, la costruzione della terza corsia dell’autostrada A13, comporterebbe la perdita di 130 mila metri quadri di terreno, un’enormità di suolo mangiato.

Da quando l’economia del Veneto ha cominciato a svilupparsi, cioè dagli anni ’70 in poi, la Regione ha visto anche avviarsi un trend di continua ed importante crescita del consumo del suolo.

Secondo i dati Ispra, nel 2016 la Regione ha consumato 563 ettari di suolo con un incremento dello 0,25% rispetto al 2015, questo dato colloca il Veneto al terzo posto su scala nazionale, dopo la Lombardia e la Sicilia, un terzo posto di cui c’è poco da vantarsi.

All’interno della Regione però possiamo notare una differenza, l’area compresa tra Treviso, Venezia, Padova e Vicenza, presenta andamenti di crescita e del consumo del suolo molto più sostenuti rispetto almeno in parte alla provincia di Rovigo e in modo più significativo a quella di Belluno, queste due province dimostrano di avere un consumo di suolo più contenuto.

La provincia veneta che nel 2016 detiene il triste primato per consumo di suolo è quella di Padova, e dopo i tre progetti sopra illustrati non possiamo far altro che prenderne atto. Preso atto di tutto ciò resta da chiedersi cosa ci sia da fare per il futuro del suolo della nostra Regione. Oltre alle domande da porsi, bisogna anche riflettere su quello che è avvenuto in passato e che sta avvenendo ora.

Forse la maggior parte delle volte non ci rendiamo conto di cosa intendiamo quando parliamo di suolo; il suolo è una risorsa limitata e fondamentale per la nostra esistenza, che diamo così tanto per scontata che finiamo con l’abusarne e farne un uso indiscriminato.

C’è bisogno di un cambio di rotta che punta verso la salvaguardia dell’ambiente e di conseguenza punta alla salvaguardia di noi stessi e del nostro futuro.

Bisogna avere il coraggio di discostarsi dalle politiche sbagliate, quelle fatte per tutelare gli interessi di pochi o fatte per non tutelare l’interesse della collettività e dell’ambiente che ci circonda e in cui viviamo. Oggi dalla nostra parte abbiamo anche la tecnologia che può offrirci soluzioni alternative al cemento, soluzione di recupero per non lasciare andare ciò che c’è già, e non dover costruire ancora e ancora. Oltre all’economia green, abbiamo anche bisogno di scelte e linee politiche green.

Quasi in ogni favola che ci raccontavano da piccolini c’era un castello, in questo caso, per il Castello del Catajo speriamo ci sia un lieto fine. Speriamo che chi ha il potere e le competenze di evitare questo sfregio al territorio, alla natura e anche a noi, si adoperi al fine di evitarlo. Questo lieto fine sarebbe l’inizio di una nuova presa di coscienza, sarebbe l’inizio di una concezione giusta di ambiente e suolo.

Sara Carbonin – Cosa Vostra

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