Una bottiglia d’olio per un Salento Sanu & Sarvu

Salento. Il progetto Sanu & Sarvu vuole salvare l’olio salentino Dop. Dal 2013, anno in cui sono stati registrati i primi casi di disseccamento degli ulivi da xylella fastidiosa, il paesaggio salentino è profondamente mutato. Interi filari di olivi sono andati perduti e il temuto batterio non ha risparmiato nemmeno le piante secolari, decretando la fine della loro veneranda esistenza.

Per anni non ci sono state alternative all’eradicamento degli esemplari malati e gli olivicoltori, lasciati a brancolare nel buio, sono stati chiamati a resistere stoicamente: non tutti hanno avuto i mezzi per farlo.

Dal 2017, invece, si è delineata all’orizzonte una soluzione. Sostituire ai ceppi autoctoni – la Cellina e la Ogliarola, due varietà di ulivi xylella-resistenti – la Leccina, di importazione toscana, e la cosiddetta Favolosa, un ibrido brevettato dall’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Cnr (Isafom-Cnr).

A giugno di quest’anno, infatti, è arrivato l’ok per il reimpianto dalla Commissione Europea.

Tuttavia, la battaglia degli olivicoltori è appena iniziata: lo sa bene Roberto Polo, presidente dell’Associazione Salento Sostenibile, ma anche produttore.

Come tanti altri, ha dovuto affrontare da solo la devastazione causata dall’epidemia, e oggi rischia di vedere il buon nome dell’olio salentino Dop soccombere sotto i colpi dell’agricoltura intensiva e dell’introduzione delle nuove varietà.

Il reimpianto massiccio di Leccina e Favolosa a scapito degli ulivi autoctoni costituisce, a parere di Roberto, una soluzione di comodo, che privilegia la facilità di mantenimento alla qualità e alla biodiversità. E che non solo snaturerà il paesaggio della campagna salentina, ma minaccerà l’esistenza stessa dei piccoli-medi produttori per ingrossare l’industria di massa. Con effetti non positivi sulla già precaria economia locale.

Roberto decide così di non rassegnarsi, e semina le sue idee per raccogliere un progetto concreto: lo chiama Sanu & Sarvu, sfruttando la musicalità del dialetto salentino e la vicinanza di questi due termini al loro corrispettivo italiano.

Sanu & sarvu non è un consorzio di produttori né una cooperativa: è un movimento di sensibilizzazione, che, nelle parole dei suoi fondatori, “coinvolge produttori responsabili e consumatori consapevoli”.

Un’iniziativa sociale e culturale che passa attraverso l’identificazione di tutti i produttori che aderiscono alla filosofia di un’agricoltura che non faccia un uso massiccio di pesticidi tossici per abbassare i costi di produzione, un’etichettatura trasparente che indichi le modalità di raccolta in maniera più precisa da quella prevista dalle vigenti norme italiane, la raccolta di fondi per la sperimentazione di tecniche alternative per salvare gli ulivi locali.

Per Roberto, infatti, l’estinzione dell’Ogliarola e della Cellina si può ancora evitare. “Il disseccamento degli ulivi ha molte concause. La ricerca scientifica sta ancora studiando il caso della xylella, ma sappiamo che alcuni filari sono stati più falcidiati rispetto ad altri. Il terreno salentino è molto arido, e questo non ha aiutato: piuttosto che puntare su una migliore concimazione e sulla cura delle piante, si punta tutto sulla Favolosa e sull’agricoltura intensiva. Questa scelta è dettata da una logica di profitto che, sul lungo termine, soffocherà le piccole aziende e avrà effetti negativi sulla salute dei cittadini.

L’ombra della monocoltura e la diffusione di ulivi e oli dal prezzo più basso e di qualità inferiore sembra spaventare gli olivicoltori pugliesi più della xylella. “Molti grandi frantoi preferiscono rifornirsi di olive di seconda scelta per rivendere le bottiglie allo stesso prezzo e avere margini più ampi di profitto. La xylella ha esasperato questa situazione da sempre esistente nell’industria, perché i produttori più grossi hanno iniziato ad acquistare i più piccoli e adesso sostituiranno tutti gli antichi ulivi locali con le nuove varietà”.

Tutto questo nel silenzio delle istituzioni e della stampa. “Tutti parlavano di xylella ma nessuno ha mai fatto un’inchiesta dettagliata e completa sull’argomento e sulle sue possibili conseguenze”, assicura Roberto.

La proposta di Sanu & Sarvu per salvaguardare un’industria dell’olio sostenibile non riguarda solamente la volontà di ergersi a baluardo degli agricoltori locali: essenziale è il punto d’approdo, ovvero i consumatori e tutti coloro che vivono il territorio. Attraverso degli incontri a livello locale da agosto è iniziata la promozione dell’iniziativa che ha avuto dei buoni riscontri di pubblico. I consumatori salentini hanno manifestato la volontà di acquistare un olio certificato, pugliese e in armonia con il paesaggio. Obiettivo di Sanu & Sarvu è ripartire dall’informazione, dall’educazione alimentare. Risparmiare un euro può avere un impatto sulla salute: non tutti gli oli extravergini sono uguali. “Se iniziamo a produrre oli inferiori, cerchiamo di imitare la produzione spagnola o marocchina, ma non possiamo tenere loro testa nel mercato. L’Italia deve restare sinonimo di qualità perché è ciò che ci distingue dai competitors ed è ciò che può far stare bene noi e la nostra terra. Per un euro non ne vale la pena: se bene informati, molti consumatori concordano su questo punto”.

Perché fermarsi all’olio salentino? Sono molte le produzioni italiane di qualità che meritano di essere riconosciute dalle istituzioni e premiate dal pubblico. In un mercato spietato, che non risparmia ciò che finisce sulle nostre tavole, non resta altra speranza per i “piccoli” che vogliono promuovere l’unicità dei prodotti locali che unirsi in un’unica voce. “Sto pensando ai viticoltori d’eccellenza, ai produttori di pomodori NoCap, a chi coltiva in luoghi isolati, come la montagna, in condizioni difficili. Ci sono state alcune iniziative da parte di produttori delle zone colpite terremoto e conosco attualmente alcuni colleghi in Sicilia che vogliono fare qualcosa di simile. Del resto, sanu & sarvu si ispira molto al movimento Addiopizzo, che si oppone all’imposizione del pizzo mafioso che schiaccia gli imprenditori siciliani”.

Mafia, del resto, è spesso sinonimo di interesse. Un interesse che di per sé è innocuo, se il suo perseguimento a tutti i costi non reca conseguenze sulla salute e sul benessere dei molti. Ci sono ambiti, come quello dell’economia di mercato, in cui il confine entro cui è valido ricercare il proprio interesse può essere difficile da identificare.

Per fortuna, il consumatore può ancora scegliere quale bottiglia d’olio mettere nel carrello del supermercato, per portarla a casa sana e salva.

Carla Nassisi

Carla Nassisi – Cosa Vostra

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