Ambiente e politica. Per una coscienza ecologica condivisa

Nell’Italia che vorrei l’ambiente non dovrebbe essere un tema partitico, dovrebbe essere coscienza comune, bene comune, interesse comune. E la sua tutela, in ogni sfumatura, un dovere etico prima di tutto: da chi promulga le leggi a chi le applica e a chi controlla che vengano rispettate. E se, purtroppo, ad oggi non è ancora così, se ad ogni disegno di legge volto a salvaguardare l’ambiente è legato un nome o un partito politico, piace pensare che chi ne beneficerà saranno comunque tutti gli italiani, tutti noi, senza sconti né privilegi.

Come sostiene Stefano Ciafani, Direttore generale di Legambiente, quello appena passato è stato il Parlamento che ha approvato il maggior numero di leggi sui temi ambientali nella storia repubblicana: nonostante l’approvazione sia la fase finale di un iter lungo e spesso travagliato, la coscienza ecologica sta avvicinando poltrone lontane e i frutti iniziano finalmente a vedersi. In questi ultimi anni numerose leggi entrate in vigore stanno dimostrando che qualcosa si sta muovendo, che spinte prima solitarie e isolate stanno diventando movimenti diffusi, volontà condivise, almeno dal punto di vista teorico.

Con l’inserimento degli ecoreati nel codice penale (legge 68/2015) si è riusciti a dare una fisionomia, a delineare i contorni principali degli omicidi dell’ambiente. Omicidi non a caso, infatti il Titolo VI bis tratta proprio “dei delitti contro l’ambiente”. Perché di delitti in fondo si sta parlando: inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, impedimento del controllo e omessa bonifica. Omicida dell’ambiente, chi inquina ora sarà perseguibile penalmente, senza scappatoie.

Questa legge porta alla ribalta la tutela dell’ambiente contro gli empi abusi e soprusi che continuamente subisce ad opera dell’uomo: si è delineato un confine, si è delineato cosa rientra nella legalità e cosa no. 5 ecoreati, 5 colpevolezze differenti, 5 aberrazioni che ex-poste finalmente alla luce diventano monito e condanna.

Il collegato ambientale, ossia la legge 221 del 28 dicembre 2015, è invece l’esito di anni di proposte su una legge organica su ambiente e sostenibilità. Ci si rivolge alla green economy, incentivando e promuovendo la mobilità sostenibile, il Green Public Procurement (incentivi sugli acquisti verdi per la pubblica amministrazione), il riciclo e la difesa delle risorse idriche. Si parte quindi dal basso, dalla vita di tutti i giorni, avendo come modello le “Green community”, comunità rurali e montane votate alla sostenibilità, che sono state dotate di una strategia che permette loro di gestirsi e promuoversi.

Il precedente governo ha rafforzato la sorveglianza sul rispetto di queste norme attraverso la legge 132 del 28/06/2016, istituendo il “Sistema nazionale a rete per la protezione dell’ambiente” di cui fanno parte l’Istituto superiore per la prevenzione e ricerca ambientale (Ispra) e le varie Agenzie regionali per l’ambiente (Arpa) e delle Province autonome. Grazie a questa riforma si dovrebbe riuscire ad avere controlli più omogenei e trasparenti, incanalando meglio le direttive per far penetrare la legalità ambientale quanto più internamente al tessuto italiano.

Se poi vogliamo scendere ancora più nel dettaglio, il bonus verde, inserito nella legge di Bilancio 2018, consente ai condomini o ai cittadini proprietari di singole unità immobiliari di detrarre dalle tasse il 36% delle spese sostenute per la realizzazione e la manutenzione di aree verdi fino a un tetto massimo di 5.000 euro per immobile. Una novità che va ad aggiungersi alla proroga del già vigente Econobonus, con cui è possibile detrarre il 65 per cento dai lavori di riqualificazione energetica degli edifici.

Giusto qualche esempio per dimostrare che si è iniziato ad intraprendere il cammino verso un’Italia che tuteli e salvaguardi il verde in ogni sua forma. Dall’alto si manifestano i primi segni concreti di una volontà nuova, orientata ad un cambio radicale di prospettive sulla concezione dell’ambiente.

D’altro canto, di fronte a questi passi in avanti, rimangono da monito i passi ancora da compiere, i passi non fatti, incastrati tra compromessi ed ere decisionali. Ad oggi manca ancora una legge che regoli e vincoli il consumo di suolo (che sta diventando sempre più esasperante), una legge sui reati agroalimentari (Made in Italy contraffatto, per esempio) e una sull’agricoltura biologica, cosi come una regolamentazione per i delitti contro fauna e flora protette.

Inoltre, quello che manca maggiormente non è l’aspetto sanzionatorio in sé. Le vere cause dei reati contro l’ambiente vanno ricercate nell’assenza di una comune coscienza ecologica (collegata alla possibilità di facili guadagni).

Non si può non essere consapevoli che distruggere un sistema di cui noi stessi facciamo parte significa distruggere noi stessi.

L’ambiente è irriproducibile: bisogna puntare sulla prevenzione dell’ecoreato, non solo sul punire chi lo commette. Una sfida che la nuova legislatura dovrà cogliere, facendo germogliare questa coscienza ecologica già dalle scuole. Perché è da bambini che deve nascere il sentimento di amore per l’ambiente. È da bambini che si deve iniziare a comprendere che la moria delle api è intrinsecamente legata all’abuso dell’uomo e si rivolterà contro l’uomo stesso. O che se si uccidono 10 camosci la multa che viene data non li riporta in vita. Cosi come per il cemento che soffoca, per i rifiuti che diventano cancro, per le acque che non salvano più.

Bisogna dunque equipaggiarsi di una nuova consapevolezza dell’uomo come appartenente ad un territorio, ad un sistema ambiente e adesso carnalmente connesso. Merleau-Ponty scriveva che uomo e mondo sono fatti della stessa polpa, della stessa carne. Niente di più vero, ma spesso l’ovvietà di ciò che ci circonda fa decadere questo legame cosi intimo a mero sfruttamento esasperato.

Avere coscienza ecologica significa comprendere che non si ha alcun diritto di abuso verso l’ambiente. Ciò che possiamo pretendere è solamente un rapporto di mutuo rispetto.

Che la nuova legislatura quindi si impegni a portare avanti le battaglie ancora in forse, che si impegni a promulgare leggi, ad applicarle e a controllare che vengano rispettate. Ma che incentivi il diffondersi della consapevolezza, dell’amore verso il nostro ambiente, come prima forma di difesa e di tutela nei suoi confronti.

Ludovica Mazza

Ludovica Mazza – Cosa Vostra

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