Studiare in segreto. La comunita dei i Bahá’í

Esiste un filo rosso che lega tutte le religioni monoteiste: a partire da Abramo, fino a Maometto, passando per Zoroastro, Buddha e Gesù, questi Credi rivelati hanno contribuito notevolmente allo sviluppo della società umana.

Secondo Bahá’u’lláh, l’ultimo dei Fondatori delle religioni monoteiste, alla base di tutte queste realtà spirituali si trova l’unicità di Dio, l’unità degli esseri umani intesi come famiglia umana e la concezione che, alle radici, vi sia una sola religione espressa in molti modi diversi. Secondo i Bahá’í, la sfida che ancora oggi l’uomo si trova ad affrontare è quella della riconquista della dimensione interiore dell’individuo, ponte essenziale per poter costruire una nuova dimensione sociale in cui la Famiglia umana possa raggiungere uno stato di vera pace e progresso.

I Bahá’í sono una comunità religiosa ancora oggi invisa nelle aree dell’Iran più conservatore, nonostante la loro sia la minoranza non islamica più numerosa in tutto lo Stato. Vengono perseguitati in numerosi modi ed estromessi dalla società anche attraverso il divieto assoluto di frequentare l’università.

Ricordo mio padre che mi mostra le cicatrici che ha sulla testa, cicatrici che gli sono venute in seguito alle percosse ricevute quando era piccolo da alcuni suoi compagni di scuola. Non gli ho mai detto che ho vissuto la sua stessa esperienza quando stavo crescendo. Sapevo che pregava e sperava in un mondo migliore”, racconta Shirin, una donna Bahá’í che ha vissuto sulla sua pelle le persecuzioni iraniane e che continua ancora a viverle sulla pelle del figlio Khosru: “Gli altri bambini non mi toccano, mi chiamano l’intoccabile. Se sono io a toccarli, corrono a farsi una doccia”, racconta il piccolo.

La storia di Shirin e della sua famiglia è la storia di molte generazioni e ha avuto inizio nel 1979, all’epoca della Rivoluzione iraniana. Da allora, i Bahá’í sono considerati una “setta deviante” a causa del loro rifiuto di riconoscere Maometto come l’ultimo dei profeti, uno dei precetti della religione islamica. I siti internet ufficiali dell’Iran li definisce “sporchi”.

Mentre per i bambini Bahá’í frequentare la scuola è possibile, la situazione diventa più complicata nel momento in cui da grandi decidono di intraprendere un percorso accademico. In questo caso, infatti, esiste un’unica opzione: l’università clandestina della comunità Bahá’í (The Bahai Insitute for higher education, conosciuta come BIHE).

Fondato negli anni ’80 da insegnanti e studenti cacciati dalle università statali in seguito alla Rivoluzione del ’79, l’ateneo è dislocato in tutta Teheran, con aule improvvisate allestite in case e luoghi lontani da sguardi indiscreti.

Ma la vita dell’università si fa difficile qualche decennio dopo la sua fondazione, quando i servizi segreti iniziano ad indagare sull’ateneo Bahá’í e molti insegnanti vengono arrestati. Era il 2003 e Shirin decide di emigrare nel Regno Unito con un permesso di lavoro e finire i suoi studi a Birmingham, dove viene subito accettata all’università: “È stato più di un miracolo, andava tutto oltre le mie aspettative, oltre i miei sogni! Fino ad oggi, penso che sia il miglior compenso che abbia mai ricevuto per non essere mai scesa a compromessi e aver rispettato sempre la mia fede”.

Oggi Shirin vive a New York con i fratello e molti altri membri della comunità Bahá’í, il cui nucleo originario si è sviluppato negli Stati Uniti a partire dal 1912. In questo periodo, infatti, Abdul Baha, figlio del fondatore della religione Baha’u’llah, ha iniziato a diffondere il messaggio del loro Credo.

Attualmente gli USA riconoscono legalmente le lauree ottenute al BIHE: “Studenti e insegnanti in Iran possono finire in galera solo per il fatto di essere studenti e istruttori. Non fanno solo qualcosa che per loro è difficile fare, ma anche pericoloso”, afferma Thane Terril, un professore convertitosi alla religione Bahá’í che tiene dei corsi online per studenti delle lauree magistrali.

L’esperienza della BIHE sottolinea l’importanza della cooperazione tra gli Stati e la necessità di sostenere realtà, più o meno piccole che siano, che ancora oggi vengono perseguitate per motivi religiosi, culturali o sociali. Il diritto allo studio, in questo caso, rappresenta il mezzo per l’emancipazione dalla società d’origine e il ponte necessario per poter raggiungere non solo una mobilità personale e fisica, ma anche una diffusione di idee e di testimonianze che si rivelano essere essenziali per la comprensione del mondo e delle sue dinamiche.

Oggi più che mai, comprendere si rivela essere l’arma più forte contro il populismo politico sempre più dilagante e la mancanza di interesse nei confronti dell’informazione da parte di gran parte della popolazione occidentale.

Abdul Naha ha sempre sottolineato che l’Occidente e l’Oriente dovrebbero incontrarsi”, dice Shirin. “Credo che l’approccio collettivo alla vita sia tipico del modo di pensare dell’Oriente, mentre il mondo occidentale ha una visione più individualista. Ma quando le due culture si uniscono, il risultato è una nuova, bellissima realtà”.

Alessia Pacini – Cosa Vostra

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