Gli Stati Uniti e la prigione di Guantánamo. Quale futuro?

Quale futuro per Guantanamo? Mentre gli otto anni dell’amministrazione Obama stanno giungendo a conclusione, il Presidente eletto Donald Trump si prepara a trasferirsi alla Casa Bianca e all’insediamento ufficiale che avrà luogo il prossimo 20 gennaio. Con sé, il miliardario porta idee e proposte che stanno mettendo in seria difficoltà anche i più convinti degli ottimisti.

Uno dei punti più discussi del programma di Trump è la linea dura che il futuro Presidente degli Stati Uniti intende avere nei confronti dei prigionieri detenuti a Guantánamo, campo di prigionia di massima sicurezza che si trova all’interno dell’omonima base navale sull’isola di Cuba.

A confermare questa direzione è lo stesso Trump, il quale si affida al proprio account Twitter e lo scorso 3 gennaio, in seguito alla prima riunione con il nuovo Congresso, cinguetta: “Non dovranno esserci altre scarcerazioni da Guantanamo. Sono persone estremamente pericolose e non si deve consentire che tornino sul campo di battaglia”.

Non si fa attendere la risposta della Casa Bianca, che sempre con un tweet del portavoce dell’amministrazione uscente John Earnest scrive: “Ci attendiamo a questo punto che ulteriori trasferimenti vengano annunciati prima del 20 gennaio”.

In questo modo, si viene a congelare definitivamente il piano di scarcerazione e trasferimenti che era stato messo in atto dal presidente uscente Barack Obama, il quale a partire dal 2008 ha fortemente manifestato l’intenzione di chiudere questo centro di reclusione.

Risale infatti ormai al 2009 la firma della chiusura del carcere avvenuta per mano di Potus, poi mai realizzata a causa del parere contrario del Senato degli Stati Uniti che ha respinto la chiusura con 80 voti sfavorevoli su 100.

Il campo di prigionia di Guantánamo è stato aperto l’11 gennaio 2002 per volere dell’allora presidente George W. Bush, con il fine di creare una prigione dove detenere i prigionieri di guerra catturati in Afghanistan e in qualche modo ritenuti collegati ad attività terroristiche. Dalla sua apertura a oggi, i prigionieri che hanno vissuto tra le mura di Guantánamo sono più di 800. Fin dall’inizio, sono state molte le polemiche che sono state mosse nei confronti delle modalità di detenzione e di funzionamento del carcere.

Secondo alcune organizzazioni (Amnesty international su tutte) e alcuni osservatori dei diritti umani, ai carcerati non sarebbe riconosciuto alcun diritto da parte del governo americano, il quale li identifica solo come detainees, ovvero detenuti, senza chiarire altro.

In seguito alla diffusione di alcune fotografie avvenuta per mano del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, l’allora Alto Commissario per i Diritti dell’Uomo dell’ONU Mary Robinson ha sottolineato come le condizioni di prigionia dei detenuti non rispettassero i diritti della Terza Convenzione di Ginevra, la quale costituisce la base del diritto umanitario e contiene regole sul trattamento dei prigionieri di guerra.
Storico è stato l’appello del detenuto Salim Ahmed Hamdan, avvenuto nel 2006 e che ha portato alla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, la quale ha stabilito la violazione della Convenzione di Ginevra e il Codice di Giustizia Militare degli USA a causa delle modalità di detenzione dei prigionieri della base di Guantánamo e dei tribunali speciali istituiti per giudicare i detenuti.

Sempre nel 2006, è Amnesty International a rendere noto che molti dei detenuti rifiutavano di partecipare alle udienze per paura di testimonianze estorte e torture e che nel 2005, in seguito a uno sciopero della fame, molti detenuti avrebbero riportato ferite e lesioni a causa dell’inserimento di cannule e tubi nel naso.

Fin dalla sua prima elezione, Obama ha fatto della chiusura di Guantánamo uno dei punti cardine della sua amministrazione. Nel 2008, sia i democratici che i repubblicani (tra cui spiccavano lo stesso Bush e McCain) volevano chiuderla, volere che non ha mai riscontrato totalmente quello del Congresso. Nonostante questo, però, nel corso dei suoi otto anni al potere Obama è riuscito a ridurre notevolmente il numero dei detenuti, arrivando a 59.

Ancora prima del suo insediamento e dell’inizio ufficiale della sua amministrazione, Trump dà l’ennesima conferma che i timori che la politica internazionale nutre nei confronti dei prossimi quattro anni sono costruiti su una solida base. Con il blocco della chiusura di Guantánamo e il rifiuto di portare avanti importanti misure avviate dall’amministrazione Obama, si prospetta un periodo complicato per gli Stati Uniti e per i diritti umani.

Alessia Pacini – Cosa Vostra

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