Spose bambine in Bangladesh

Sulla questione delle spose bambine, il 27 febbraio 2017 il parlamento del Bangladesh ha approvato una legge che permette il matrimonio di ragazze sotto i diciotto anni, in “circostanze speciali” e con il permesso dei genitori e di una corte.

A comunicarlo è lo Human Rights Watch, il quale lo scorso 2 marzo ha sottolineato la necessità da parte del governo bengalese di intervenire velocemente e fermare quello senza dubbi è un pericoloso passo indietro per i diritti umani.

Il Bangladesh presenta l’indice di matrimoni precoci più alto di tutto il continente asiatico e uno dei più alti al mondo (insieme a Nigeria, Repubblica del Centrafrica, Chad, Mali, Guinea, Sud Sudan e Burkina Faso), con circa il 52% di ragazze sposate prima del compimento dei diciotto anni e il 18% delle giovani che si legano in matrimonio ancora prima di compiere 15 anni.

Prima della legge dello scorso mese, non vi erano eccezioni al limite minimo di età da matrimonio, fissato a 18 anni per le femmine e a 21 anni per i maschi. Questo provvedimento del parlamento bengalese segna un definitivo dietrofront nei confronti di quello che era il precedente piano regolatore dei matrimoni in Bangladesh.

Infatti, nonostante il divieto di matrimonio per le ragazze al di sotto dei 18 anni fosse ampiamente trasgredito, il governo si era posto l’obiettivo di porre fine ai matrimoni al di sotto dei 15 anni entro il 2021, mentre il termine massimo per combattere il matrimonio al di sotto dei 18 anni era stato fissato per il 2041.

A chi chiede spiegazioni riguardo a questa presa di posizione contraria ai diritti umani, il governo del Bangladesh risponde che si tratta di un modo per legalizzare i matrimoni precoci in caso di gravidanza accidentale o illegale di ragazze nubili.

Fatto, questo, che fa emergere un ulteriore mancanza nei confronti dei diritti delle donne da parte delle istituzioni bengalesi, ovvero la totale assenza di servizi e di accesso all’informazione (e alla formazione) delle giovani donne sulla sessualità e sulla salute: nel 2015, lo Human Rights Watch ha riportato numerose lacune riguardo alla pianificazione familiare e all’accesso alla contraccezione delle giovani generazioni in Bangladesh.

La nuova regolamentazione dovrebbe garantire il lavoro congiunto di un assistente sociale e di un giudice per ogni caso, in modo tale da assicurarsi che alle ragazze non siano negati servizi e, soprattutto, diritti primari come l’istruzione, il supporto da parte della famiglia e la cura della propria salute.

Questo doppio controllo dovrebbe permettere, inoltre, di determinare quanto sia indipendente da volontà esterne la scelta della ragazza di sposarsi e se quest’ultima sia o meno matura abbastanza per compiere questo passo. Dietro a questo processo, inoltre, dovrebbe essere anche garantita una formazione adatta ai giudici e agli assistenti sociali, così da poter individuare i casi di violenza sessuale e di stupro.

Con questa nuova regolamentazione, i giudici sono gli unici a poter proteggere giovani ragazze dallo sposarsi contro il loro volere e, inoltre, dal permettere a violentatori di scappare alla legge semplicemente sposando le loro vittime”, queste le parole di Heather Barr, ricercatore senior dello Human Rights Watch, che aggiunge: “Le ragazze a rischio di una gravidanza indesiderata devono affrontare numerosi problemi in Bangladesh, ma un matrimonio precoce non è la risposta. La soluzione è assicurare che le scuole provvedano ad informare in modo consono i giovani riguardo al sesso e al fatto che il sistema sanitario offre l’accesso alla contraccezione e ad altri servizi per le persone non sposate”.

Girls not Bride, una coalizione di più di 650 organizzazioni benefiche, non ha tardato a far sentire la sua voce: “Abbiamo lavorato con migliaia di ragazze che sono state escluse dal processo educativo, costrette a sposarsi, a dover affrontare i dolori di gravidanze precoci e forzate a vivere con i loro stessi violentatori. Questo non può essere accettato”, ha rilasciato un portavoce.

Secondo l’Unicef, le società che permettono il matrimonio precoce vedrebbero questa pratica come l’unico modo per assicurarsi che la giovane donna sia “protetta” e sotto il saldo controllo maschile, così che non possano esserci attività sessuali “sconvenienti” che potrebbero esporla a rischi.

Così facendo, inoltre, le ragazze vengono private dell’adolescenza, periodo tra la pubertà e l’età adulta che molte società non riconoscono alle donne: dopo il suo sviluppo, una ragazza viene immediatamente considerata una donna e quindi pronta per avere una famiglia.

Si tratta di un mondo ancora vicino all’idea di famiglia multinucleare, un mondo in cui non è ancora avvenuta la transizione demografica, la quale prevede una diminuzione delle nascite quando la mortalità si riduce, grazie sia a miglioramenti delle condizioni sanitarie sia a sviluppi urbani e sociali.

A pochi giorni di distanza dalla giornata mondiale della donna e in un periodo storico in cui anche le donne di (quella che era) la più grande democrazia del mondo alzano in alto la bandiera per i loro diritti, è evidente il fatto che molta sia ancora la strada da compiere per poter arrivare alla parità dei sessi e alla parità dei diritti nel mondo.

Garantire un’educazione alle bambine, permettere alle giovani di studiare e lavorare arrivando a ricoprire ruoli di responsabilità sono le basi necessarie per la costruzione di una società in grado di debellare gravidanze indesiderate e matrimoni precoci e di permettere alle donne di porre il proprio volere davanti al volere di terzi.

Alessia Pacini – Cosa Vostra

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