Rwanda. La memoria è un film

Rwanda. Per non dimenticare nemmeno una parola aveva riempito le pagine di un quadernino, scritte fitte e dense di vita. La guerra era da poco finita a Sarajevo quando, con un fazzolettone al collo, ne scorgeva le tracce sui volti e nelle storie delle tante persone incontrate.

Momenti terribili, momenti di quotidianità, la voce di Marco li dipinge abilmente davanti agli occhi di chi lo ascolta al suo ritorno e gli chiede di non fermarsi, di raccontare ancora. Quella sera, nel salone della sua parrocchia, nasce “Le donne di Pola”, il suo primo spettacolo.

Da allora numerose storie sono salite sul palco insieme a Marco Cortesi e Mara Moschini: la guerra dei Balcani, la fine della pena di morte in Francia, il Rwanda. Quando chiedi loro perché abbiano scelto di raccontare proprio questi mondi nel loro fare teatro, con un sorriso ti rispondono che non c’è sempre una scelta: le storie incontrano il nostro cammino e lo costruiscono.

Forse è stato un escludere quelle possibilità standard che avevo come attore e che non mi appassionavano – racconta Marco – ho cercato di continuare a chiedermi cosa mi renda davvero felice. Il racconto casuale di questo viaggio mi ha fatto sentire utile e mi ha permesso di capire che lo scopo di ognuno è scoprire la propria strada mettendoci dentro se stesso”.

Così nel testo de “La Scelta” le storie di guerra, il fare memoria, passano attraverso le storie positive di chi quelle guerre e quei ricordi li ha vissuti. “Ognuno, ogni giorno, può operare scelte responsabili per sé e per gli altri: è questo il messaggio” prosegue Mara. Convincere la gente che è possibile cambiare il mondo, o almeno andare in quella direzione.

Due giovani attori, con alle spalle un importante percorso di formazione, portano in scena diritti umani violati e storie di speranza in tutta Italia, sul palco, nelle scuole, in piccole sale parrocchiali e enormi auditorium, con solo i propri abiti neri e la potenza delle parole.

Il teatro è imbattibile, un’esperienza coinvolgente e catartica, con una persona in carne ed ossa che comunica con te, spettatore. Avviene in uno spazio e in un luogo e non accadrà mai più. Questa è la sua potenza ma anche il suo limite”.

Oggi il loro ultimo spettacolo teatrale, “Rwanda”, diviene un film proprio per provare a superare questo ostacolo: l’incontro intenso con gli spettatori consente una relazione, il cinema permette di raggiungere molte più persone, in tutto il mondo. Seppure con una minore potenza, offre al racconto l’occasione di perdurare. È una sfida enorme quella di rendere la storia stessa capace di raccontarsi: non si tratta dello spettacolo nella versione video, ma di un sogno che richiede tempo, luoghi, denaro.

Per portare avanti questo progetto hanno scelto il crowdfunding, con una campagna che ha avuto un successo tale da divenire oggetto di ricerca e studio ed essere riconosciuta come migliore dell’anno. “Era la nostra prima campagna, e a volte il critico legge nell’opera cose che l’artista non aveva nemmeno considerato” sorridono, il progetto ha preso forza ed è cresciuto grazie al contributo di tanti.

Marco e Mara hanno mantenuto chiare le fondamenta di questo sogno e la storia, il pubblico, hanno risposto con energia e consentito di costruirlo un passo dopo l’altro. In questi giorni si girano le ultime scene del film, dopo un intenso periodo di riprese che ha ripagato la fatica con l’emozione.

Tutti hanno sposato il valore del progetto e si sono messi in gioco. Nonostante il budget ridotto, hanno investito tempo, passione, entusiasmo” raccontano. Si tratta di una squadra di attori giovani, di varie provenienze, che hanno colto nel film un’ulteriore sfida: quella di mostrare quanto valgono facendo qualcosa in cui credono, uniti dallo stesso obiettivo.

Quell’empatia forte che nel teatro si crea con il pubblico, si ricrea nell’energia di una squadra che vede il proprio lavoro come strumento per testimoniare una storia e dei valori. Il film è in montaggio, con l’idea di proporlo ai festival internazionali e provare a dare all’intero progetto visibilità e forza.

La gente crede molto nel contenuto che proponiamo in modo essenziale al teatro. Se saremo capaci di costruire un contenitore decente, la narrazione diventerà una potenza” prosegue Marco, mentre si mettono sul tavolo, accanto alle energie, i timori e i dubbi.

Non riuscire a dare voce, non essere abbastanza, saper andare oltre le piccole delusioni e le difficoltà: sono paure verso qualcosa che potrebbe non accadere ma che accompagnano la scelta di dare vita a un progetto. “Poi però ricevi in cambio qualcosa di inaspettatamente più grande – conclude Mara – e lo ricevi nelle persone che incontri attraverso le storie. In chi ti ringrazia, in quei ragazzi che vengono segnalati come problematici e che invece sono i più attenti e i più colpiti da quanto racconti”.

Tra le righe di un quaderno, negli occhi e nella voce di una persona, nella commozione di chi ascolta, nel profumo della pellicola che scorre, le storie prendono forme nuove e cambiano nel profondo chi le incontra. E un po’ anche il mondo.

Carla Pinna – Cosa Vostra

Immagini tratte dal sito di Marco e Mara