Nelson Mandela. Sessantasette minuti per fare del bene

Sessantasette minuti. Sessantasette minuti per fare del bene, lasciare un’impronta positiva nella società e dare voce al cambiamento: questo lo scopo del Nelson Mandela Day, ufficialmente istituito nel novembre del 2009 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e celebrato ogni anno il 18 luglio, anniversario della nascita di Madiba.

Sessantasette minuti come i sessantasette anni che Madiba ha dedicato nell’arco della sua vita alla lotta contro la povertà e l’ingiustizia sociale. Non solo un’occasione per fare del bene, ma anche per celebrare e ricordare l’eredità culturale e politica lasciata da un uomo che ha fatto dell’attivismo e dei diritti umani la propria bandiera nel corso di tutta la sua vita.

A essere promossa è un’azione globale, un cambiamento positivo a favore della libertà, della diversità, della democrazia e del rispetto, contro la povertà e la discriminazione. A rendere ancora più speciale l’edizione di questo anno il fatto che si celebri il centesimo anniversario dalla nascita di Mandela, una giornata già ricordata dall’hashtag #100to100 che raccoglie eventi, azioni e iniziative ideate da associazioni nell’arco dei 100 giorni precedenti all’anniversario.

Originariamente conosciuto come Rolihlahla Mandela, l’uomo politico sudafricano nasce nel villaggio Mvezo, Transkei, nel clan dei Madiba, che poi gli conferirà il proprio nome. La sua vita cambia a 12 anni quando, in seguito alla morte del padre (principale consigliere del re temporaneo della popolazione Thembu), il giovane Rolihlahla passa sotto la tutela del re stesso, trasferendosi nel suo palazzo.

Questo diventa per il giovane Mandela un momento di importante rivoluzione personale: ascoltando le storie degli anziani, le narrazioni delle vite valorosi antenati e delle loro guerre di resistenza, il ragazzino inizia a sognare la libertà per il suo popolo. Diventato studente universitario, Rolihlahla ormai conosciuto come Nelson (come da tradizione, infatti, una volta giunta l’età scolare, ai bambini viene dato un nome “cristiano” dai propri insegnanti), viene espulso dall’Università di Fort Hare per aver preso parte a una protesta studentesca.

È a partire da questo momento che la vita di Nelson si dividerà tra uno studio continuativo da un’università all’altra (riuscendosi a laureare prima nel 1943 e poi nel 1989 durante gli ultimi mesi della sua prigionia presso l’University of South Africa) e la lotta per la giustizia sociale e contro la povertà.

La vita politica di Mandela inizia nel 1942, ma solo dopo due anni decide di prendere parte al Congresso Nazionale Africano. Le sue battaglie lo porteranno da questo momento a essere imprigionato più volte e condannato a lavori forzati, ma ciò non basterà a fermare Mandela che, nel 1952, in seguito all’ottenimento di un diploma in legge, apre insieme a Oliver Tambo il primo studio legale diretto da due persone di colore in Sud Africa.

Nello stesso anno, Mandela viene espulso per la prima volta e gli eventi che seguono porteranno nuovamente alla sua reclusione, alla messa in stato d’emergenza di tutto il paese, a proteste e a scioperi nazionali.

Dieci anni dopo, nel gennaio del 1962, Mandela sotto falso nome riesce a lasciare il Sud Africa e a visitare alcuni paesi dell’Africa e l’Inghilterra, cercando supporto per la propria battaglia. Tornato a casa nel luglio dello stesso anno dopo aver ricevuto un addestramento militare in Marocco e in Etiopia, Mandela viene arrestato nuovamente con l’accusa di aver lasciato illegalmente il paese e aver incitato i lavoratori allo sciopero, rischiando la pena di morte nel 1963: verrà condannato all’ergastolo nel 1964 e imprigionato a Robben Island.

Da questo momento, la salute di Mandela non fa che peggiorare: interventi chirurgici e tubercolosi lo rendono molto debole. Vedrà la libertà solo l’11 febbraio del 1990, nove giorni dopo l’eliminazione della messa al bando del Congresso Nazionale Africano

In seguito alla scarcerazione e alla guarigione, Mandela si immerge nuovamente nella vita politica, vincendo nel 1993 il Premio Nobel per la pace insieme al Presidente FW de Klerk.

Nel 1994, non solo per la prima volta nella sua vita gli è permesso di votare, ma diventa anche il primo presidente democraticamente eletto del Sud Africa. In seguito alla fine del suo mandato, Mandela continua a lottare per la libertà e la democrazia, spegnendosi nella propria casa a Johannesburg il 5 dicembre del 2013.

La vita di Madiba si fa esempio e nell’era dei social network si fa forte degli hashtag #Mandeladay e #Actionagainstpoverty per creare unione intorno all’operato di un uomo che ha non solo cambiato il ventesimo e il ventunesimo secolo, ma il mondo dell’era post Madiba.

Il 18 luglio diventa così una giornata dedicata alla memoria di un uomo che ha lottato durante tutto il corso della propria esistenza, dedicata alla memoria di una vita spesa per la libertà. Una giornata dedicata a portare avanti e accrescere l’impatto positivo dell’operato di Nelson Mandela.

Ciò che conta nella vita non è semplicemente il fatto di aver vissuto. È l’impatto che abbiamo lasciato nelle vite degli altri che determinerà il significato della vita che abbiamo condotto”.

Alessia Pacini

Alessia Pacini – Cosa Vostra

Immagini tratte da Google Immagini