Migranti. Il gelo dei Balcani

Mentre la forte ondata di gelo che ha colpito l’Europa non sembra voler diminuire, critica è la situazione per migliaia di migranti che si ritrovano a dover combattere con il freddo nei Balcani e in particolare in Serbia.

Costretti a dormire in condizioni precarie e senza nessuna adeguata protezione dalle intemperie, bambini, donne e uomini vivono sotto la neve, coperti con vecchie coperte e dormono in vecchie tende consumate.

Scappano dall’Afghanistan, dal Pakistan e dalla Siria i migranti che si ritrovano a dover combattere contro le rigide temperature che hanno investito i Balcani (si arriva fino a -20 nel corso della notte). A mancare sono i servizi igienici e gli abiti invernali: molti sono costretti a coprirsi con vecchie sciarpe e coperte che sono state portate a Belgrado da ONG e associazioni umanitarie che si sono fin da subito mosse in soccorso dei migranti, insieme agli stessi serbi che si sono mobilitati per aiutare le migliaia di persone costrette all’attesa e al gelo.

Intanto, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni ha chiesto a nome delle Nazioni Unite il trasferimento dei migranti bloccati sulle isole greche, ma ancora nessuna risposta dal governo ellenico. Secondo alcune stime, oggi si troverebbero circa 62 mila profughi in Grecia, 15 mila dei quali distribuiti tra le isole. Lesbo è l’isola in cui si registrano le condizioni di vita più difficili: pochi giorni fa, alcuni migranti che alloggiavano in un campo per i profughi sono stati trasferiti in un hotel. La situazione si aggrava anche a causa della diffidenza di alcuni migranti: il governo greco, infatti, ha inviato una nave da guerra con letti, coperte e stufe in grado di accogliere circa 500 persone, ma molti di loro si rifiutano di salirvi per la paura che possa essere un mezzo per trasferirli in Turchia, paese dal quale sono partiti.

Il timore è soprattutto per i bambini, i quali spesso viaggiano da soli. Save the Children ha dato l’allarme e ha sottolineato come i più piccoli siano obbligati a vivere in condizioni pesanti: “Insieme ai neonati sono i più vulnerabili tra la popolazione intrappolata e senza accesso ad alcuna fonte di calore o nessun riparo e sono particolarmente esposti allipotermia. Se non si interviene tempestivamente decine di migranti e soprattutto bambini, rischieranno la morte per congelamento”.

Con le temperature che continueranno a calare, cresce il timore per la vita dei migranti: aumentano i casi di infezioni respiratorie e di malattie della pelle a causa delle rigide condizioni di vita e della mancanza di igiene.

Alessia Pacini per CosaVostra

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