Giulio Regeni. Un anno di verità perduta

Il caso Regeni è solo una goccia in un mare di pestaggi, torture, sparizioni, omicidi, all’ordine del giorno in Egitto. La polizia di Stato sembra poter fare il bello e il cattivo tempo: intoccabile. Per mano delle forze dell’ordine spariscono e muoiono migliaia di cittadini egiziani ogni anno. Ma quando si tratta di un cittadino straniero, le cose cambiano: la rottura di rapporti diplomatici è un grattacapo da evitare. Ma come?

Il 25 gennaio dello scorso anno al Cairo spariva Giulio Regeni. Viene ritrovato morto il 3 febbraio successivo. Aveva 28 anni. Sul corpo del ricercatore italiano sono evidenti i segni di ripetute torture. Per mano di chi?

Ad un anno dall’omicidio, depistaggi, confessioni e smentite dei fatti rimangono ancora le versioni ufficiali. Si distingue – suo malgrado –  Mohammed Abdallah, il capo del sindacato dei venditori ambulanti. Abdallah ha recentemente confermato – in un’intervista per l’edizione araba dell’Huffington Post – il suo ruolo di informatore dei servizi segreti e il suo agire “per l’amor di patria” quando procede alla denuncia di Regeni, con il quale si era già incontrato più volte, alla polizia. Secondo Abdallah il ricercatore italiano “faceva troppe domande” ed è “illogico che un ricercatore straniero si occupi dei problemi degli ambulanti se non lo fa il ministero degli Interni. […] Quando io l’ho segnalato ai servizi di sicurezza, facendo saltare la sua copertura lo avranno ucciso le persone che lo hanno mandato qua”.

Questa versione, seppur manchevole, sembra aprire uno scenario più simile a quella Verità che tanti invocano e in tanti cercano, tra il mondo accademico, gli amici, i familiari.

Giulio amava il Medio Oriente. Era al Cairo per studiare i sindacati indipendenti dei venditori ambulanti nell’ambito del suo dottorato di ricerca sponsorizzato dall’Università di Cambridge. Studente brillante, Giulio era prima andato a studiare negli Stati Uniti, poi in Inghilterra.

Per due anni consecutivi – 2012 e 2013 – vince un premo al concorso internazionale “Europa e Giovani” per studi ed approfondimenti proprio sul Medio Oriente. Parlava quattro lingue, fra cui l’arabo. Era cittadino del mondo, Giulio. Degno esponente di una generazione nomade che fa del viaggio lo strumento principale per conoscere, studiare e ed abbattere barriere ideologiche dettate da paura e ignoranza.

Un precedente goffo tentativo di depistaggio delle indagini aveva portato all’uccisione di cinque uomini il 24 marzo 2016. Sono i membri di una banda dedita al rapimento di cittadini stranieri allo scopo di estorcere denaro. Si segue così l’ipotesi del sequestro di persona. A corroborare tale ipotesi è il ritrovamento di una borsa rossa della Federazione Italiana Giuoco Calcio contenente effetti personali di Regeni.

Dentro c’è anche un pezzo di hashish – nel caso si volesse percorrere la tesi della droga come movente. Qui i familiari e l’autopsia sul corpo del giovane smentiscono il consumo di stupefacenti. Si scoprono le carte e la montatura ha vita breve: il capo della banda, in quei giorni di gennaio, era lontano dal Cairo. Non hanno mai pianificato il sequestro del ricercatore friulano.

Dalle dichiarazioni di Abdallah si scopre inoltre che le indagini della polizia sulle attività di ricerca di Regeni, finanziate dall’Università di Cambridge, attorno ai sindacati autonomi egiziani e ai rapporti di questi ultimi con le forze di polizia, erano continuate per tutto il mese di gennaio, sino a tre giorni prima della sua scomparsa.

Giulio investigava un tema delicato: i venditori di strada erano una delle categorie che per prime scesero in strada per protestare contro il regime di Mubarak nel 2011 e appoggiarono l’elezione di Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, poi destituito nel 2013 a seguito di un colpo di Stato organizzato dall’attuale presidente Al Sisi. Monitorare eventuali volontà rivoluzionarie è una delle priorità del regime di Al Sisi.

C’era forse il timore che Regeni fosse una spia assoldata dagli inglesi? Era Abdallah stesso una spia per conto dei servizi segreti egiziani? Era in corso un ricatto? Un illecito scambio di informazioni?

È salvo assumere che Giulio Regeni si sia trovato invischiato in qualcosa più grande di lui per aver ficcato il naso dove non doveva. È diventato un personaggio scomodo e, come tale, è stato fatto sparire. E, in un colpo solo, sono sparite due Verità fortemente intrecciate: la prima, è la Verità cui si era pericolosamente avvicinato il giovane con le sue ricerche, la seconda, è la Verità – ancora lontana – attorno alla sua morte.

Silvia Bortoletto – Cosa Vostra

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