Bring Back Our Girls tre anni dopo

Bring Back Our Girls.

Il 18 aprile a seguito di un’azione militare dell’esercito nigeriano contro le forze di Boko Haram c’è stato un salvataggio di massa (nello specifico di 1623 persone), provenienti dal villaggio di Jarawa, in Borno, uno dei trentasei stati della Nigeria. Per il momento tra di essi non sembra ci sia nessuna delle studentesse rapite a Chibock il 14 aprile del 2014.

Sono passati più di tre anni da quel 14 aprile, in cui Boko Haram rapì a Chibock, nel nord della Nigeria, 276 ragazze, studentesse tra i 15 e i 18 anni che stavano sostenendo gli esami, provenienti dai paesi circostanti che sotto la minaccia delle ripercussioni del gruppo terroristico jihadista avevano chiuso le scuole.

Un rapimento di massa generato da un’ ideologia fondata sul rifiuto dell’educazione occidentale e quindi, soprattutto in questa tragica vicenda, sul principio che le donne possano ricevere un’istruzione.

Delle 276 studentesse, 57 sono riuscite a scappare, 4 sono state trovate e 21 rilasciate, il che significa che 195 sono ancora nelle mani di Boko Haram, vendute come schiave, rieducate forse come future attentatrici, probabilmente vittime di violenza sessuale.

Stiamo parlando di una mobilitazione internazionale ritwittata e condivisa su tutti i social, di un’ondata di indignazione che ha fatto il giro del mondo, anche grazie alle varie star e celebrità che hanno contribuito a rendere il messaggio più visibile grazie a foto con il messaggio simbolo della campagna (#BringBackOurGirls) ma soprattutto grazie alla resilienza dei cittadini auto organizzatisi che hanno dato origine a tutto questo.

Alla luce di questi tre anni Aisha Yesufu e Oby Ezekewesili (4) due figure fondamentali per la creazione della comunità BBOG e della stessa campagna virale partita all’indomani del rapimento delle ragazze, hanno rilasciato una dichiarazione per conto del movimento, lamentando l’incapacità di Muhammadu Buhari, presidente della Nigeria dal 2015, di rispondere con effettività alle famiglie delle ragazze rapite da Boko Haram.

Il presidente infatti nel discorso in occasione del suo insediamento aveva promesso che non avrebbe potuto esserci vittoria sui terroristi senza il salvataggio delle ragazze rapite un anno prima in quella notte del 14 aprile, ma da quel giorno i toni sembrano essersi smussati, facendo percepire la vicenda di quelle rimanenti 195 ragazze come non prioritaria.

Ogni giorno che passa l’attenzione mediatica diminuisce, la pressione internazionale si allenta, e l’unica cosa che rimane costante è il dolore di centinaia di famiglie che ogni giorno si struggono, dimenticate, nel silenzio. Ogni giorno che questo silenzio prosegue è una sconfitta per noi tutti, per il concetto di umanità intera.

#3YearsTooLong #NoMoreExcuses

Elisa Boni – Cosa Vostra

Immagini tratte da Google Immagini