Asma al-Assad. Immagine e ruolo della First Lady della Siria

Poco dopo aver sostituito il padre alla guida del governo siriano, Bashar al-Assad vola a Londra insieme alla moglie Asma, per un incontro privato con la Regina Elisabetta II. Gli articoli che seguono l’incontro non trattengono l’entusiasmo: il Presidente e la First Lady promettono un’apertura maggiore verso l’Occidente, un governo più liberale e un passaggio di potere che vuole prendere le distanze dalla durezza delle misure di Hafiz al-Assad, generale, Presidente siriano e padre di Bashar. Da quelle promesse e quell’incontro sono passati 16 anni. Da 7 di questi, la Siria si trova al centro di una delle guerre più sanguinose di sempre.

A tratti nell’ombra, la figura di Asma al-Assad è sicuramente tra le più peculiari della storia politica contemporanea. Figlia di una diplomatica siriana e di un cardiologo, Asma nasce e cresce a Londra dove studia prima presso una scuola anglicana e successivamente tra i banchi del King’s College, laureandosi in informatica con il massimo dei voti. Conosce il figlio del generale e Presidente siriano nella capitale inglese quando quest’ultimo è praticante in oftalmologia, mentre la futura First Lady si avvia verso una carriera da analista in ambito bancario.

Una carriera, quella di Asma, che terminerà nel 2000, quando si trasferirà in Siria per sposare il futuro dittatore siriano.

Nonostante abbia frequentato scuole anglicane e venga chiamata con il nome Emma durante tutto il corso della sua vita londinese, Asma viene cresciuta secondo i precetti della religione islamica, in particolar modo secondo quelli sunniti, tratto dell’educazione della First Lady che spesso verrà sottolineato.

L’appartenenza alla corrente maggioritaria della religione islamica ha acquisito un valore simbolicamente rilevante nel momento in cui Asma diventa First Lady: la famiglia presidenziale e i più alti rami delle forze armate, infatti, appartengono alla corrente alauita, una corrente minoritaria nel paese di Damasco, fatto spesso accolto malvolentieri dai siriani. Con l’appartenenza al suo credo, Asma riempie un spazio vuoto che separava la famiglia Assad da gran parte della popolazione siriana.

Asma da sempre genera un gran fascino nel mondo occidentale. Nata, cresciuta ed educata in Inghilterra, Asma non è velata, veste seguendo i dettami della moda europea ed è tra le donne musulmane più fotografate: dal momento in cui si avvicina alla famiglia Assad fino a circa il 2010, Asma attira l’attenzione di case di moda e media, i quali in questo periodo la dipingono come una donna moderna, a sua volta intenzionata a portare il concetto modernità occidentale nel proprio paese.

Un momento decisivo della sua vita da First Lady è rappresentato dall’intervista rilasciata al magazine Vogue: descritta come “una rosa del deserto”, Asma viene dipinta come una speranza per i rapporti tra Medio Oriente e Occidente insieme al marito Bashar. Un’intervista che ha destato non poche critiche nei confronti del famoso mensile di moda: la guerra in Siria ha inizio poco dopo l’uscita di questa intervista, lasciando che la realtà dei fatti cacciasse il finto velo di ottimismo trasmesso dalle pagine di Vogue.

L’intervista, successivamente eliminata da internet, fino a qualche tempo fa poteva essere letta sul sito PresidentAssad.net, gestito e puntualmente aggiornato da Mohamed Abdo al-Ibrahim, all’epoca residente a Roma e impiegato dell’agenzia di stampa ufficiale dello Stato siriano.

Oggi, solo i primi paragrafi dell’intervista sono disponibili sul sito internet del magazine americano The Atlantic. Quella tra Asma e l’Occidente è una vicinanza che va oltre le origini della First Lady e che deve essere ricondotta alla diffusione di un’immagine che si fa promotrice una rappresentazione del governo siriano che evaporerà poi con lo scoppio della Primavera Araba, un’ondata di proteste che nessuno studioso del Medio Oriente è stato in grado di intuire.

Prendere in considerazione la vita istituzionale della First Lady aiuta anche a immergersi nella vita politica dello Stato siriano prima dello scoppio della guerra e a capire meglio i meccanismi che hanno portato alla Primavera Araba.

Asma, come gran parte delle First Ladies, ha dedicato il suo tempo lavorando e dirigendo l’ONG “Syria Trust”, il cui obiettivo era quello di promuovere l’educazione minorile, incoraggiando l’imprenditorialità femminile e la cura del patrimonio siriano.

Un progetto che, però, nasconde altro. Si tratta, come nel caso di numerose altre ONG, di un’organizzazione che agisce dall’esterno, facendo sì che giovani donne appartenenti alla classe media, dal perfetto inglese e con un’ottima educazione si facciano sostenitrici di un’economia di sussistenza che guardi alla comunità e alla comunità soltanto, portando la popolazione più povera a creare un ciclo economico che non vada al di fuori dei confini del proprio villaggio.

Insegnamenti che si traducono quindi in un allontanamento dell’economia locale dal neoliberalismo contemporaneo, camuffando questa ghettizzazione economica e culturale in un modo attraverso cui mantenere ricca la propria cultura: “pensare locale” diventa il mantra.

Esiste anche un secondo velo di ipocrisia: spingendo le donne a pensare e lavorare localmente, queste ONG allo stesso tempo le allontanano da quella dimensione internazionale che gli alti rami delle associazioni invece hanno già conquistato. Basti pensare che spesso i prodotti dell’economia locale vengono rivenduti nel mercato internazionale o urbano a prezzi talmente alti che non possono essere acquistati da coloro che li hanno realizzati in primo luogo.

Definito da Asma al-Assad una cultura di “cooperazione e scambio”, il patrimonio di conoscenze arabe era costretto a una strada a senso unico, in cui imprenditorialità femminile ed educazione giovanile spesso sono stati tradotti in un confinamento dell’economia e della possibilità di inserirsi nella stessa dimensione internazionale di coloro che usufruiscono del frutto di questo lavoro.

L’apparenza occidentale e la vicinanza alla cultura europea sbandierata dalla First Lady siriana sono state in grado di camuffare la realtà dei fatti davanti agli occhi di gran parte del mondo. Progetti come questi hanno portato successivamente al declino dell’immagine pubblica di Asma al-Assad, oggi non più vista come una “rosa nel deserto”, ma come la moglie del dittatore siriano.

Alessia Pacini

Alessia Pacini – Cosa Vostra

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