Intervista al Prefetto di Verona. Mafie in Veneto

In occasione della XXII Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, abbiamo intervistato il Prefetto di Verona, Dottor Salvatore Mulas, per farci raccontare la situazione delle mafie in Veneto, il loro agire alla luce delle interdittive antimafia poste in essere dalla Prefettura. Verona, infatti, è una delle provincie in cui è emersa con prepotenza l’azione criminale di stampo mafioso. Ed è stata scelta come capoluogo regionale per la Giornata della Memoria.

Buongiorno Dott. Mulas. Iniziamo questa intervista dalla storia delle mafie. Quando sono arrivate e perché sono arrivate le mafie nel Veneto.

Il Veneto è stato, per un lungo periodo di tempo susseguente all’annessione all’Italia, una delle terre più povere del nord. E’ solo dopo la seconda guerra mondiale che, a seguito di un notevole sviluppo industriale, è divenuta gradualmente quella che oggi è considerata una delle regioni più ricche d’Europa. Infatti, a partire dagli anni ‘60, si è verificata una massiccia proliferazione di piccole e medie imprese, che accelerarono lo sviluppo economico, rendendola una delle più produttive e prospere d’Italia e del continente.

Al contempo, con la crescita economica, si è registrata una inversione di tendenza e il Veneto, che era la regione d’Italia che deteneva il record per tasso di emigrazione, è divenuta terra d’immigrazione. Intorno agli anni ’70 è iniziata a registrarsi anche l’immigrazione della criminalità organizzata, attratta dalle favorevoli condizioni economiche e produttive in un territorio in forte espansione, per poter incrementare i traffici illeciti e reimpiegare i proventi delle attività criminali, quali principalmente traffico di droga e di armi”.

Quanto contano i cosiddetti mafiosi mandati al “confino” con l’arrivo delle mafie in regione?

Più volte si è fatto coincidere il fenomeno dell’arrivo delle mafie nel Veneto con l’arrivo di personaggi sottoposti al ‘soggiorno obbligato’; deve rilevarsi però che si tratta di una affermazione riduttiva. Infatti, l’imposizione dell’obbligo di soggiornare in luogo diverso da quello di origine, irrogato a molti mafiosi in quel periodo, deve essere considerata una concausa dell’espansione della criminalità organizzata; non si spiegherebbe, altrimenti, l’analoga e concomitante espansione delle mafie in altre nazioni europee.

Di fatto, anche per motivi contingenti alle regioni di origine (esempio, faide interne e/o lotte tra cosce per il predominio dei traffici delittuosi), nonché alla introduzione di nuovi strumenti di lotta alla criminalità organizzata da parte dello Stato, molti personaggi legati a famiglie mafiose hanno iniziato a migrare in località del nord Italia – tra cui il Veneto -, che per la loro posizione strategica permettevano di controllare ogni fase delle attività criminali”.

Quali sono le attività poste in essere dalle cosche o dalle teste di ponte?

In seguito agli ulteriori sviluppi economici del territorio veneto e l’apertura delle frontiere europee, si è assistito ad un significativo cambiamento delle strategie di acquisizione di capitali attraverso la trasformazione dei gruppi criminali in vere e proprie imprese capaci di investire il denaro in settori diversi da quelli tradizionali, utilizzando a volte anche prestanome – privi di precedenti penali – con intestazione fittizie di aziende tuttavia riconducibili ad esponenti mafiosi.

Infatti, l’obiettivo ultimo della criminalità organizzata insediata in un luogo diverso da quello di origine, non è il controllo di un territorio per tutti i traffici delittuosi con eliminazione fisica di coloro che si frappongono al disegno ultimo, bensì il controllo di alcune attività aziendali, sui cui investire anche ingenti capitali illeciti, acquisendo imprese, piccole e medie, sane ed aggredendo quelle in crisi, così da incidere sulla libera concorrenza del mercato produttivo ed economico. Tale evoluzione ha interessato anche la provincia di Verona, la cui collocazione geografica è certamente tra le più favorite del nord Italia: crocevia tra sud Italia e nord Europa, ma anche tra i paesi dell’est e dell’ovest.

L’opportunità di comprendere quali siano i nuovi assetti organizzativi della criminalità organizzata che si stanno delineando e il “modus operandi” attraverso il quale la mafia si stava infiltrando anche nel nord-est dell’Italia è stata offerta dall’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere, eseguita a gennaio 2015 nell’ambito nell’Operazione convenzionalmente denominata “Aemilia”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna.

Tale Operazione ha consentito di smantellare una capillare organizzazione criminale di stampo mafioso presente con ramificazioni non solo in Emilia Romagna, ma anche in Veneto ed in Lombardia. Inoltre, all’associazione mafiosa nell’ambito di tale provvedimento è stata riconosciuta anche la trasnazionalità attraverso gruppi organizzati anche in Germania (attraverso famiglie emigrate verso la fine degli anni ’60), Austria e Repubblica di San Marino”.

Quali sono, in conclusione, i rapporti instauratisi tra mafie e classe dirigente nel veronese, anche alla luce delle interdittive antimafia?

L’operazione “Aemilia” può ritenersi lo spartiacque tra il vecchio modo di considerare la presenza di personaggi mafiosi sul territorio, come occasionale e scarsamente organizzata, e il nuovo modo di concepirla, e cioè come una vera e propria holding criminale, dal considerevole livello di potere organizzativo, economico e strutturale, che si avvale della costante collaborazione di professionisti del settore imprenditoriale e con consolidati rapporti in ambito politico e presso Enti Istituzionali.

Nell’arco di un anno e mezzo la Prefettura di Verona ha adottato nove provvedimenti di informazione antimafia interdittiva. Nell’ambito dell’attiva istruttoria e dei provvedimenti emessi da parte di questa Prefettura, il rischio di infiltrazione mafiosa nella imprese della Provincia di Verona è risultato essere riconducibile pressoché esclusivamente alla criminalità organizzata di origine calabrese, la quale sembra aver trovato in questa provincia un terreno florido per la commissione – in particolar modo – di reati di natura finanziaria.

Dall’attività di monitoraggio e dagli accertamenti svolti finora dalle Forze di Polizia e dalla Prefettura non sono tuttavia emerse situazioni tali da far ritenere l’esistenza di forme di condizionamento della criminalità organizzata sugli apparati della Pubblica Amministrazione.

Anche dall’attività di prevenzione relativa alla infiltrazione nel sistema degli appalti pubblici svolta dalla Prefettura di Verona, attraverso il potere di accesso ai cantieri attivi in questa provincia, ai sensi dell’art. 93 del nuovo Codice Antimafia (approvato con D.Lgs n. 159/2011, e successive modifiche ed integrazioni), non sono risultati elementi indicativi di eventuali forme di connivenza. Ad ogni modo, sta proseguendo l’attività di prevenzione di questa Prefettura ed al momento sono in corso accertamenti che potrebbero portare all’emissione di nuovi provvedimenti interdittivi antimafia”.

Francesco Trotta – Cosa Vostra

Immagine tratte da Google immagini