La famiglia Graziano nel Nordest. Quando la mafia si fa impresa

Quella dei Graziano è la storia di una vera e propria dinastia imprenditoriale mafiosa. Costruttori da generazioni, i “boss dell’Acquasanta”, dal nome del quartiere palermitano di origine, hanno di recente scelto l’hinterland udinese per trasferire il “tesoretto di famiglia”, un impero stimato sui 50 milioni di euro, costruito tra riciclaggi di denaro e attività edilizie.

A Tavagnacco, un paesino di quattordicimila anime, la “Nord Costruzioni” era infatti la redditizia attività avviata da Camillo e Massimiliano Graziano, figli del defunto boss Domenico, per lavare i soldi di Cosa Nostra: appartamenti, garage, terreni e società intestati a Domenico e di fatto gestiti dai due figli insieme al cugino Ignazio de Maria. Grazie agli introiti dell’attività immobiliare, gli amorevoli nipoti mantenevano anche lo zio Vincenzo, in carcere con il 41bis, a cui inviavano regolarmente somme di denaro. Giri da milioni di euro, insomma, spostati in tutta tranquillità dalla Sicilia al Friuli, nascosti dietro la facciata innocente di un’impresa edile perfettamente integrata nella vita sociale di una realtà di provincia.

Vincenzo Graziano

Gli edifici in odore di mafia, tuttavia, non sono certo famosi per essere costruiti a regola d’arte. E infatti, nel 2017, oltre alla testimonianza del pentito Vito Galatolo, ad incastrare i Graziano sono state soprattutto le segnalazioni dei cittadini, che lamentavano infiltrazioni d’acqua e difetti di costruzione. È così scattato, a seguito delle indagini dell’Autorità Giudiziaria, un maxi-sequestro: ben 81 immobili e 4 società intestate ai Graziano, più un motoscafo, una Ferrari e un Suv BMW.

I Graziano sono il ritratto più realistico di una mafia moderna, dal volto imprenditoriale, dedita ad attività economiche più che a fatti criminosi – Camillo Graziano era comunque coinvolto anche nel tentativo di uccidere il pm Nino Di Matteo, stando a quanto ha riferito Vito Galatolo; di una mafia più mimetizzata nel tessuto sociale e proprio per questo più pericolosa.

Il riciclaggio di soldi sporchi attraverso imprese rispettabili e apparentemente innocue, consente al tempo stesso a Cosa Nostra di investire nel settore legale e inquinare il mercato; il potere della criminalità organizzata cresce così allargandosi a macchia d’olio, sfruttando i periodi di crisi, offrendo denaro per aiutare aziende sull’orlo del fallimento, presentandosi come socia e rivelandosi ben presto usuraia.

Non è certamente casuale, dunque, il recente interesse della mafia per il Nordest, una delle aree più industrializzate del Paese che ancora pare non volere rendersi conto del problema mafie. A Udine, Trieste e Gorizia le indagini hanno individuato imprese riconducibili ad esponenti di Cosa Nostra, della Camorra e della criminalità organizzata pugliese; tutto da scoprire i ruoli di Veneto e Friuli, che paiono essere anche un ponte per l’Europa, anche quella dell’est.

Del resto, gli stessi Graziano non si sono fermati al Friuli: la Guardia di Finanza ha individuato in Romania attività di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori riconducibili a Francesco Graziano. Modus operandi, quello già collaudato nell’udinese: una società di diritto, rappresentata da personaggi vicini alla famiglia, attraverso la quale venivano reinvestiti introiti di provenienza illecita. Parte del patrimonio investito all’estero, inoltre, derivava da compravendite fittizie di immobili, intestati a dei prestanome ma di fatto sempre di proprietà dei Graziano. Il tesoretto sequestrato in Romania ammontava ad almeno un milione di euro tra immobili e conti correnti. Abitazioni, anche in questo caso, costruite violando qualsiasi regolamento edilizio o vincolo paesaggistico, come nella migliore tradizione mafiosa.

Silvia Giovanniello

Silvia Giovanniello – Cosa Vostra

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