Straich alla ‘ndrangheta. La voglia di riscatto sociale in terra calabrese

Straich! Calabria. Terra di ‘ndrangheta? (Mai con la “N” maiuscola. Nessuna importanza le va attribuita). Davide Grilletto, Presidente Provinciale Arci Reggio Calabria, ci offre un pezzo drammatico di quotidianità calabrese, alle prese con la criminalità mafiosa e gli esempi virtuosi di chi si alza e dice “no” alle ingiustizie, di chi non ha paura e ne parla, ne scrive, ne racconta.

La ‘ndrangheta è tra le più pericolose organizzazioni criminali del mondo con un fatturato che si aggira intorno ai 53 miliardi di euro.

La provincia di Reggio Calabria è la “capitale politica e gestionale” di questo impero, il luogo da cui partono le decisioni in merito alle principali attività illecite, primo tra tutti il narcotraffico, seguito dalla partecipazione in appalti, condizionamento del voto elettorale, estorsione, usura, traffico di armi, gioco d’azzardo, traffico di esseri umani e smaltimento di rifiuti tossici e radioattivi. Nel profondo Sud come nel Nord Italia, in Europa ed in vari Paesi del mondo.

Ovviamente la presenza è pervasiva, palpabile ed evidente nella nostra quotidianità. Nel resto del Paese tale azione non si percepisce, è più oscura e nascosta.

Tutto questo però non deve indurci al fatalismo, alla rassegnazione e al nichilismo. Ognuno di noi è chiamato a svolgere la sua parte e a sapere osservare i piccoli segni positivi del cambiamento in atto.

In questo “inverno apparente”, rappresentato da fatti di cronaca a volte scoraggianti, “c’è una primavera che si prepara”. S

egni evidenti di questa nuova stagione sono le storie di vita di alcuni imprenditori che hanno deciso di denunciare il pizzo, l’attività repressiva della magistratura e delle forze dell’ordine, l’impegno di una nuova generazione di scrittori e giornalisti che, oggi più di ieri, studiano, raccontano e scrivono di ‘ndrangheta, il nascere di esperienze di resistenza e di riappropriazione di spazi fisici di libertà che a volte non trovano spazio nell’immaginario collettivo nazionale.

“Non si raccontano le fiabe ai bambini per raccontar loro che i draghi esistono. I bambini lo sanno già. Le fiabe si raccontano ai bambini per insegnar loro che i draghi possono essere uccisi”.

Nelle nostre attività incontriamo tanti ragazzi, in Arci, nelle scuole, durante i nostri campi della legalità, semplicemente raccontiamo loro il nostro territorio, le sue tante contraddizioni, il profondo, l’amore per la nostra terra, il senso della nostra scelta: lottare per restare e restare per costruire.

La passione e la voglia di cambiamento emergono dalle parole del Presidente Grilletto anche quando ci racconta di Straich, dell’ex bowling confiscato e ripulito e, più in generale, della reale e più che mai pressante importanza di creare centri di aggregazione sociale.

La vulnerabilità di giovani e giovanissimi alle lusinghe ed alle lunghe braccia della malavita – sempre in agguato, sempre pronta ad approfittare della povertà, della disperazione, della noia e del malessere sociale in cui molti ragazzi al giorno d’oggi ancora vivono – crea l’urgenza di strapparli, di allontanarli da un destino dalle trame ormai note.

Raccontare cos’è Arci a Reggio Calabria non può prescindere dal raccontare il nostro territorio. Città di ‘ndrangheta, certo, di diseguaglianze e povertà, Reggio Calabria è laboratorio di contraddizioni drammatiche dalle cui fondamenta nascono tuttavia anche modelli innovativi di sviluppo sociale e culturale.

Reggio Calabria ha quindi tanti volti. Sono i volti  dei ragazzi della Comunità Ministeriale del Tribunale dei Minori con i quali proviamo a ricostruire percorsi di consapevolezza e riscoperta di una dimensione etica attraverso il lavoro ed il confronto, sono i volti dei giovani del progetto Macramè impegnati a tessere reti d’impegno volontario e solidale, sono i volti dei giovani volontari dei campi della legalità, a Pentedattilo, Riace, Rosarno e Reggio Calabria, che ogni anno ospitiamo e che, speriamo, ritornino nei loro territori  riportando l’immagine di una terra che non si rassegna.

È un incrocio tra sogno e realtà come le esperienze di riappropriazione collettiva di beni comuni del nostro territorio, ad esempio quelli confiscati e destinati ai nostri partner storici: Villa Placanica e i terreni agricoli annessi, i 4 ettari di aranceto e discarica sul fiume Metramo, nella Piana di Gioia Tauro.

Sono i volti, i luoghi e le relazioni: quelli dei nostri fratelli migranti ospiti presso i nostri progetti di accoglienza ed integrazione per richiedenti asilo a Villa San Giovanni e a Stignano; il Frantoio delle Idee, vecchio frantoio abbandonato per lunghi anni e restituito alla collettività e alla creatività dai compagni di Cinquefrondi; gli sportelli di tutela dei diritti e di assistenza a lavoratori e migranti in diversi comuni della provincia, a Rizziconi come nella città capoluogo.

Davide Grilletto conclude offrendo una bella immagine dell’infaticabile attività di promozione della coesione e condivisione che l’Arci offre in terra calabrese.

L’Arci a Reggio Calabria è soprattutto un continuo, ostinato tentativo di mettere insieme cittadini, associazioni, esperienze, idee e progetti che spesso fanno fatica a stare insieme, a convivere e collaborare pur avendo prospettive analoghe; è riscoprire un’identità comune senza la paura di dover rinunciare alla propria; è la scommessa, faticosa, di chi non teme di mettere in gioco le proprie appartenenze per promuovere reti e relazioni positive.

Il Presidente poi prosegue raccontando come l’Arci abbia richiesto ed ottenuto – a seguito di un’istanza progettuale – dal Tribunale di Reggio Calabria l’affidamento di una struttura che ospitava piste da bowling e slot machinesallora ancora non in fase di confisca definitiva – ed abbia proceduto a svuotarla e ripulirla con l’intenzione di creare un centro di aggregazione giovanile polivalente.

L’affidamento del bene ha visto – in via del tutto sperimentale – l’adozione di un iter procedurale accorciato con l’intento di abbattere i tempi, mediamente lunghissimi, che trascorrono tra la fase di sequestro e l’assegnazione definitiva di un qualunque bene confiscato.

La struttura – ex bowling e sala giochi – è uno dei tantissimi beni immobili sottratti a Gioacchino Campolo, il cosiddetto “re dei videopoker”, condannato dal Tribunale di Reggio Calabria a 9 anni di reclusione per associazione per delinquere, frode fiscale e intestazione fittizia di beni.

Campolo era stato già condannato in via definitiva per alcuni casi di estorsione, anche aggravati dalle modalità mafiose. Nell’immenso patrimonio sequestrato e poi giunto a confisca – si parla di circa 226 milioni di euro e 260 beni immobili – figurano anche preziose opere d’arte, tra gli altri, Dalì, Fontana, Sironi, De Chirico, Ligabue e Carrà, già restituite alla città e da due mesi circa esposti presso il Palazzo della Cultura cittadino di Reggio Calabria.

L’attività di recupero dell’ex bowling – o “bùling”, trascritto guardando alla pronuncia della parola – ha coinvolto tantissimi ragazzi, come a voler sottolineare, significare e preannunciare la destinazione finale della struttura a quegli stessi giovani che si sono prodigati in prima persona nel rimetterla in sesto.

Nell’estate del 2015, il bowling è stato ripulito grazie all’aiuto dei giovanissimi partecipanti dei campi antimafia di Libera-Arci Reggio Calabria; attività proseguita nel 2016 con il coinvolgimento degli studenti dell’adiacente istituto scolastico Panella- Vallauri, attraverso dei laboratori pratici e creativi.

La classe di meccanica e meccatronica si è occupata dello smontaggio fisico dei videogiochi, quella di grafica e comunicazione della realizzazione di spot e campagne pubblicitarie. L’ex bowling ha anche ospitato la Carovana internazionale antimafia, partita dallo Stretto di Messina.

Le nostre attività sono proseguite con una campagna (pacifica s’intende) di guerrilla marketing: sono spuntati ad uno ad uno decine di birilli con la scritta “Straich”, hanno invaso le piazze della città di Reggio Calabria, hanno incuriosito passanti e giornalisti. Centinaia di giovani hanno reso virale l’iniziativa pubblicando le loro foto di adesione su Facebook.

Anche mass-media nazionali si sono interessati al nostro percorso, così come non è mancato il sostegno, sul palco del Palapentimele di Reggio Calabria, di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro che a fine concerto ha lanciato un appello in nostro favore.

Straich vuole metaforicamente simboleggiare – con un’immagine forte e profonda, ma al contempo sottile ed ironica, considerata la precedente destinazione della struttura – il “fare strike” alla ‘ndrangheta, lo spazzare via i birilli dell’illegalità, ripulire la pista e il campo per poter ripartire da zero, con nuova linfa, un nuovo spirito, una nuova visione.

Ed un bene confiscato rappresenta lo scenario ideale per dare forma a questo processo: un bene comune non valorizzato, uno spazio strappato alle logiche della sopraffazione e del condizionamento mafioso, quindi oggetto concreto di un’azione di contrasto alla criminalità, è una risorsa che deve diventare ricchezza per la collettività, dove sognare e concretamente costruire un nuovo spazio di cittadinanza responsabile.

Un bene confiscato, insomma, incarna in sé e diventa tramite virtuoso di quella voglia di riscatto sociale che tanto accompagna una società tenuta in scacco dalle contraddizioni interne ed interiori di tanti suoi concittadini.

La mancanza di luoghi di incontro per i giovani, come si è sottolineato all’inizio, rende l’intervento della comunità tutta in questa direzione ancora più urgente.

A Reggio Calabria i luoghi dove i giovani possano esprimere se stessi, le proprie aspirazioni, i propri talenti, fare amicizia e costruire positive relazioni in contesti informali, sono limitati. A parte alcune sporadiche esperienze, molti giovani reggini non avendo tali possibilità si ritrovano in alcune piazze della città del centro storico o locali commerciali quali sale gioco e centri scommesse.

Spazi che talvolta divengono oggetto dell’attenzione di gruppi criminali, giovanili e non, o scenario di attività di piccolo spaccio e altre devianze.

Straich vorrebbe rispondere prioritariamente a questa esigenza: uno spazio aperto, un punto di incontro, socializzazione e scambio per i giovani che hanno voglia di trascorrere insieme tempo di qualità. Un luogo in cui poter studiare, partecipare a laboratori, promuovere iniziative culturali, cineforum, teatro sociale, caffè letterario, musica e tanto altro.

Per concludere chiediamo al Presidente Grilletto di gettare uno sguardo verso il futuro dell’ex “bùling”.

Il prossimo passo non potrà che essere la riapertura definitiva dell’immobile e l’inaugurazione del Centro di aggregazione.

Ovviamente ristrutturare un bene confiscato ha costi importanti, ripristinare un bene confiscato vuol dire ripristinare anche la legalità in termini di normative in materia edilizia e di sicurezza pubblica: impianti elettrici e di areazione a norma, accessibilità garantita per tutti. È per questo motivo che abbiamo promosso una campagna di raccolta fondi (crowdfunding) che ha avuto inizio con una grande festa in cui molti gruppi musicali si sono esibiti gratuitamente e che ha visto la partecipazione attiva di aziende, associazioni e semplici cittadini.

Siamo fiduciosi, siamo convinti che, con l’aiuto di tutti, riusciremo a completare i lavori entro i primi mesi del 2017. Il coinvolgimento della cittadinanza sarà come sempre massima. Il cantiere Straich infatti prevede il coinvolgimento di studenti, ragazzi e cittadini della nostra città.

Anche nelle attività di ripristino degli spazi cercheremo di applicare concretamente il principio di sussidiarietà introdotto dall’art. 118 u.c. della Costituzione Italiana. Sussidiarietà, corresponsabilità e partecipazione.

Silvia Bortoletto – Cosa Vostra

Immagini tratte dalla pagina Facebook Stràich