Primo Maggio 1947. La Strage di Portella della Ginestra

La ginestra è un fiore particolare, per crescere non sceglie terreni verdi e ospitali, ma al contrario, sceglie terreni aridi, rocciosi o franosi. Terreni nei quali sembrerebbe non crescere niente, ma la ginestra è una pianta ostinata e resiste anche dove è difficile farlo.

Questo fiore di un giallo così vivo bene si presta a descrivere i contadini di Portella, tra loro si possono trovare similitudini, perché anche quella di quei contadini è una storia di resistenza.

È il Primo Maggio del 1947, la Seconda guerra mondiale è finita da poco e i lavoratori possono tornare a celebrare la loro festa. La Sicilia si trova in una situazione economica e sociale molto difficile: è estremamente povera e divisa tra i grandi latifondisti e i contadini. Per avere un quadro completo di quello che è successo a Portella nel 1947, bisogna prima però analizzare altre due date, una precedente al Primo Maggio e una successiva.

Il 20 aprile 1947, dieci giorni prima della strage, le elezioni regionali siciliane vengono vinte dal blocco politico formato dai comunisti e dai socialisti, una vera e proprio svolta popolare. Questi partiti volevano liberare la Sicilia dai latifondisti, dalla mafia, dallo spirito separatista e indipendentista che era fortemente presente tra i siciliani, volevano una Patria democratica e soprattutto unita.

L’altra data da tenere a mente è il 5 luglio 1950, quando Salvatore Giuliano viene ucciso. Salvatore Giuliano e la sua banda sono gli esecutori materiali della strage di Portella.

Su questa morte e su Giuliano ancora oggi rimangono tante perplessità e tanti dubbi. Che rapporti aveva Giuliano con la mafia, con i politici e con gli americani? E soprattutto chi sono i reali mandanti della strage del Primo Maggio? Da sottolineare, ad esempio, anche il fatto che la morte del bandito è avvenuta poco tempo prima dell’apertura del processo su Portella.

Tra queste due date, troviamo il Primo Maggio del 1947. A Portella, quella festa venne vissuta dai lavoratori con un entusiasmo diverso. C’era da festeggiare la fine della guerra, la vincita alle regionali del blocco popolare, il ripristino della festa dopo gli anni del fascismo.

In questo clima dove si ritornava a respirare finalmente aria di libertà, anche se i problemi restavano comunque tanti, la tragedia si consumò in pochi istanti. Giuliano e gli altri banditi spararono colpi di mitra sulla folla provocando 11 morti e 27 feriti. La Strage di Portella della Ginestra è la prima strage dell’epoca Repubblicana. La prima strage di Stato.

Quei colpi che inizialmente furono scambiati dai contadini come botti di festa, in pochi attimi distrussero vite, ma soprattutto sogni.  Un atto così vile contro gente così indifesa, è qualcosa di troppo doloroso da descrivere anche dopo più di settant’anni.

Perché Salvatore Giuliano commise quella strage? E per ordine di chi?

Sono queste le domande alle quali ancora oggi non sappiamo rispondere, o meglio, c’è una sentenza definitiva che condanna la banda Giuliano come mandante e come esecutrice della strage, ma è una sentenza che non convince del tutto. Dietro a quel giudizio sembra nascondersi una verità diversa. Sono troppi gli aspetti che ancora oggi restano offuscati.

Mario Scelba, all’epoca ministro dell’interno, dopo la strage tentò di minimizzare la portata dell’evento, definendolo come un mero atto banditesco e criminale, slegato da legami politici. Più un evento viene ridimensionato e più la gente dimentica in fretta, smette di farsi domande, e sembrava proprio questo l’intento politico di Scelba. Per capire le motivazioni della strage bisogna ricercare e capire i problemi, le tensioni sociali, che la Sicilia viveva in quel tempo.

Uscita dalla guerra la Sicilia era in ginocchio, la povertà era diffusa e la ricchezza era nelle mani di pochi, cioè dei mafiosi e dei latifondisti. Mafiosi che nemmeno il fascismo aveva tentato di combattere e sconfiggere, per incapacità e non conoscenza o per comodità.

Sempre in quegli anni era nato il Movimento Indipendentista Siciliano, Giuliano faceva  parte del braccio armato di quel movimento. Parte dei siciliani chiedeva e lottava per l’indipendenza della propria regione dal resto d’Italia.

Nel 1944 i Decreti Gullo segnarono un grande passo in avanti, almeno formalmente, nella lotta all’abolizione del latifondo e alla distribuzione delle terre ai contadini. Ma in Sicilia l’attuazione del decreto non fu per niente facile, dal 1945 fino al 1950 circa, i contadini dovettero lottare per farsi riconoscere i diritti sanciti in quelle leggi. Furono costretti ad occupare terreni, a scioperare. Volevano far sentire la loro voce a tutti i costi, nonostante le minacce alle quali andavano incontro giornalmente.

Testimonianze di superstiti della Strage di Portella ammisero che nei giorni precedenti alla strage c’era nell’aria il sentore che qualcosa di tragico sarebbe accaduto di lì a poco.

Data la situazione politico-sociale dell’epoca e visti gli interessi che i contadini andavano a ledere con le loro battaglie, una strage poteva sembrare in quel contesto un modo facile ed efficace per zittire quelle voci. Ma quella strage, addossata poi alla banda Giuliano nella sua completezza, sarebbe servita anche a spaventare chi guardava al “blocco rosso”. Sarebbe servita, in altre parole, a far tornare tutto come prima, mirando a quell’equilibrio sociale tanto caro alla mafia e alla politica.

Oggi di quella Strage troppo poco ricordata rimane dolore, indignazione e una verità ancora troppo offuscata. C’erano così tanti interessi in gioco: i latifondisti, i mafiosi, la politica. Troppo spesso le tragedie in questo Paese finiscono per diventare retorica.

La ginestra nel linguaggio dei fiori simboleggia la modestia e l’umiltà, ma ha anche la capacità di crescere in habitat estremi. Modesta, umile e forte proprio come quei contadini che non piegarono la testa a chi li voleva omertosi e inermi.

Guardate le ginestre in altro modo, ricordando quel Primo Maggio e quelle persone, che proprio come le ginestre, ebbero il coraggio di resistere.

Sara Carbonin

Sara Carbonin – Cosa Vostra

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