Madri Costituenti. Le donne che hanno fatto la Repubblica

Per i latini la Repubblica era la “res publica” ovvero la cosa pubblica, ed è importante partire dall’analisi della parola per poter coglierne appieno il significato e il valore.

L’Italia fu uno degli ultimi paesi a concedere il diritto di voto alle donne e nel 1946, quando fu eletta l’Assemblea Costituente, su 556 membri ne furono elette 21: 9 della Democrazia Cristiana, 9 del Partito Comunista, 2 del Partito Socialista e 1 dell’Uomo qualunque. Finalmente le donne escono dalla cucina e da tutti gli altri stereotipi che la società aveva cucito loro addosso e cominciano ad essere parte attiva della democrazia.

Le donne che entrano nella Costituente sono donne consapevoli.

La democristiana Angela Maria Guidi è la prima donna che prende parola alla consulta e afferma che non c’è niente da temere per l’ingresso delle donne nella politica: “Peggio di quanto gli uomini sono riusciti a fare da soli nel passato le donne assieme agli uomini non potranno mai fare“.

Tra le 21 donne, Teresa Mattei fu la più giovane eletta nell’Assemblea Costituente, Angelina Livia Merlin fu la prima donna ad essere eletta al Senato, Leonilde Iotti diventò presidente della Camera dei deputati, Teresa Noce si contraddistinse per l’impegno verso la tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri.

Anche se di diverso partito, in più occasioni queste donne per difendere, salvaguardare, innovare la posizione della donna, trovarono sempre un asse comune. E questa è una cosa importantissima e che oggi sembra essersi persa. Il compromesso, il lottare insieme anche se si appartiene ad un colore diverso, per uno stesso lodevole fine.

Dal 1946 ad oggi sicuramente di strada le donne ne hanno fatta, ma è ancora troppo debole la loro presenza all’interno delle istituzioni (così come in altri ambiti). Sembra che non ci sia via d’uscita se non imporre in modo più incisivo le c.d. “quote rosa”, e la cosa non fa molto onore.

Ma, nella storia della nostra Repubblica, oltre alle donne presenti nella Costituente, anche altre hanno lasciato il segno.

Rita Levi Montalcini fu l’unica donna italiana insignita del premio Nobel per la medicina nel 1986 e la prima a essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze.

Oriana Fallaci fu una scrittrice, giornalista ed attivista conosciuta in tutto il mondo. Fu la prima donna ad andare al fronte in qualità di inviata speciale. Donna estremamente forte e libera, durante l’intervista a Khomeini, leader della rivoluzione iraniana del 1979, si tolse il chador. Estremo atto di indipendenza e autodeterminazione.

Franca Viola fu la prima donna che negli anni sessanta denunciò e fece condannare il suo stupratore, rifiutando un matrimonio riparatore. Bisognerà però aspettare il 1981 perché il “matrimonio riparatore” e il “delitto d’onore” escano dal nostro ordinamento.

Serafina Battaglia, nel 1962, fu la prima donna a rompere il muro dell’omertà e a testimoniare contro la mafia dopo aver perso il marito e il figlio, per mano appunto dei mafiosi.

La donna, apparentemente così sensibile e per questo giudicata in modo sbagliato più debole, riesce a trovare nelle difficoltà una forza e una resistenza che alla nostra società porterebbe solo valore aggiunto. Infatti, non dobbiamo mai dare per scontato niente di ciò che abbiamo oggi.

Andrea Camilleri in una recente intervista afferma che “la democrazia ha bisogno di una manutenzione quotidiana“, e per noi democrazia è sinonimo di “res publica“. Non dimentichiamoci mai delle donne, ma anche degli uomini, che per questa Repubblica hanno dato la vita. E il 2 giugno dovremmo sempre ricordarlo.

Sara Carbonin

Sara Carbonin – Cosa Vostra

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