Leonardo Vitale. Storia di un “pazzo” che disse la verità

Palermo 7 dicembre 1984. Leonardo Vitale muore dopo che due colpi di lupara lo hanno colpito qualche giorno prima, il 2 dicembre, sotto gli occhi della sorella e della madre all’uscita di una Chiesa.

Sono passati più di trent’anni da quando Vitale ruppe il filo dell’omertà con Cosa Nostra consegnando nelle mani della magistratura un’immagine inedita dell’organizzazione mafiosa radicata in Sicilia.

Nato a Palermo il 27 giugno del 1941, non ancora ventenne entra nella cosca dello zio Giovanbattista Vitale; l’affiliazione nel clan era stata possibile dopo una serie di riti, da lui descritti nel dettaglio, ai quali lo zio lo aveva sottoposto per dimostrare il suo valore di “uomo d’onore”.

Dopo l’omicidio del 1958 di tal Mannino, mafioso rivale, Vitale inizia la sua vera carriera da mafioso: compie sabotaggi, estorsioni e omicidi e viene iniziato alla costa di Altarello di Baida.

Nel 1972 venne arrestato perché sospettato di essere implicato nel sequestro del costruttore Luciano Cassina, ma fu rilasciato dopo meno di cinquanta giorni.

L’esperienza nel carcere dell’Asinara, dove trascorse anche diversi giorni in isolamento, segnarono profondamente Vitale. Fu proprio durante la detenzione che iniziò a manifestare i primi segnali di squilibrio mentale che degenerarono nella coprofagia , inducendo i medici a sottoporlo all’elettroshock.

La data che segna per sempre la vita di Vitale però è il 31 marzo 1973; è questo l’inizio della sua redenzione. Recatosi in questura di fronte al Capo della Squadra Mobile, Bruno Contrada, confessò tutti i delitti di cui si era macchiato estorsioni, rapimenti omicidi.

Ma il fulcro di quella confessione non furono solo i suoi misfatti. Quella notte Vitale consegnò nelle mani degli inquirenti le chiavi per aprire la porta di una nuova e stravolta visione di Cosa Nostra.

Parlò della Commissione, organo sconosciuto alla magistratura cui partecipavano i capi delle famiglie e che prendeva le decisioni più importanti. Per la prima volta rivelò i legami tra mafia e politica, descrisse nel dettaglio la sua organizzazione gerarchica, il rito di iniziazione, i suoi poteri di controllo sul territorio.

Bisogna essere un mafioso per avere successo, questo mi hanno insegnato e io ho obbedito”.

Le sue dichiarazioni portarono all’arresto di più di quaranta membri della cosca di Altarello e lo stesso Vitale fu arrestato e portato nel carcere dell’Ucciardone, dove fu sottoposto a numerose perizie psichiatriche per stabilire l’attendibilità delle sue dichiarazioni.

Nonostante fosse stato dichiarato seminfermo di mente, fu ritenuto attendibile dalla magistratura inquirente tanto che nell’estate del ’77 si svolse il processo a carico dello zio e dello stesso Vitale, al quale per assurdo venne inflitta la pena maggiore (ancora non esistevano le leggi per i collaboratori di giustizia). Fu condannato a 24 anni di carcere, 23 invece quelli inflitti allo zio Titta.

Tutti gli altri mafiosi accusati da Vitale, invece, erano tornati in libertà per mancanza di prove.

Vitale rimase rinchiuso fino al 1984: undici anni in cui subì 8 elettroshock e arrivò una conversione spirituale. La sua libertà però, proprio come lo stesso Leonardo aveva più volte presagito in diversi interrogatori, durò poco.

La storia di Vitale è il primo esempio di uno Stato che non riesce a proteggere chi volta le spalle alla mafia.

Il fenomeno del “pentitismo”, che trova in Tommaso Buscetta il suo massimo esponente, si è rivelato negli anni lo strumento più acuto per disseppellire i segreti delle mafie, i loro strumenti di forza e le relazioni con le Istituzioni.

Il Dottor Giovanni Falcone, durante il Maxiprocesso di Palermo, volle omaggiare il contributo delle rivelazioni di Vitale, esaltandone il coraggio e il pentimento: A differenza della giustizia dello Stato, la mafia percepì l’importanza delle sue rivelazioni e lo punì inesorabilmente per aver violato la legge dell’omertà. E’ augurabile che, almeno da morto, Vitale trovi il credito che merita”.

Federica Zurlo

Federica Zurlo – Cosa Vostra

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