La strage di via dei Georgofili

È passata da pochi minuti l’una di notte di un giovedì di maggio, quando un’esplosione improvvisa sveglia il centro di Firenze: in via dei Georgofili, sede della famosa e omonima Accademia, esplode una Fiat Fiorino causando la morte dei coniugi Fabrizio Nencioni e Angela Fiume con le loro figlie Nadia Nencioni, Caterina Nencioni e dello studente Dario Capolicchio, provocando quarantotto feriti e numerosi danni.

L’esplosione provoca il crollo della torre delle Pulci, danneggia parte della Galleria degli Uffizi e numerose opere d’arte (alcune delle quali perse per sempre), Palazzo Vecchio, la chiesa dei Santi Stefano e Cecilia al Ponte Vecchio e l’Istituto e Museo di Storia della Scienza.

È il 27 maggio 1993.

Le indagini presero avvio immediatamente, ma fu solo dopo alcune ore che si iniziò a parlare di attentato, quando i vigili del fuoco si trovarono davanti a un cratere largo circa quattro metri e profondo uno e mezzo.

Una volta trovata la targa di una vettura, gli investigatori iniziarono a dare forma alle dinamiche dell’attentato: il numero del telaio rinvenuto, infatti, corrispondeva a quello di un furgoncino rubato la sera prima in via della Scala, nei pressi della stazione di Santa Maria Novella.

Il mezzo di trasporto era stato imbottito con 250 chili di tritolo, nitroglicerina e pentrite, un composto simile a quello usato per l’attentato di via d’Amelio a Palermo del 19 luglio 1992. Da quel momento risultò ormai essere chiara la matrice mafiosa dell’attentato. Il procuratore aggiunto Francesco Fleury dichiarò: “L’unico elemento certo dellindagine è che, data la quantità di esplosivo impiegata, la strage è stata realizzata da una grossa organizzazione criminale”.

Furono fatte delle intercettazioni, ci furono controlli sugli spostamenti aero-portuali e vennero ascoltate le testimonianze di alcuni pentiti.

Tra queste, una delle più incisive ai fini dell’indagine fu quella di Emanuele di Natale, un trafficante di droga le cui deposizioni permisero di incrociare i fatti dell’attentato di via dei Georgofili con quelli delle stragi di via Fauro (Roma), via Palestro (Milano) e quelli avvenuti nelle chiese di San Giovanni in Laterano e San Giorgio Velabro (Roma).

Era ormai chiaro che i mandanti appartenessero ai vertici di Cosa Nostra. Iniziarono i primi arresti e dopo di Natale furono molti i mafiosi o le persone legate a famiglie mafiose a decidere di collaborare con la giustizia. Tra i tanti, Pietro Carra, Gaspare Spatuzza, Vincenzo e Giuseppe Ferro: le loro dichiarazioni furono fondamentali per il procedere delle indagini.

Il primo processo iniziò il 12 novembre del 1996 e si protrasse fino al 6 giugno 1998 quando, dopo 180 udienze e 550 persone ascoltate in aula, furono 14 le persone condannate all’ergastolo (tra cui Bernardo Provenzano, allora latitante) per aver contribuito materialmente alle stragi.

Successivamente vennero condannati all’ergastolo anche Salvatore Riina e Giuseppe Graviano, rispettivamente ideatore e organizzatore delle stragi del 1993. Del febbraio 2016, invece, la notizia che Francesco Tagliavia è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Firenze, disponendone anche l’isolamento diurno in carcere.

I processi riuscirono a mettere in chiaro che le stragi furono una vera e propria dichiarazione di guerra allo Stato, una guerra combattuta con una strategia nuova ed eversiva rispetto ai tradizionali schemi della criminalità organizzata.

A fare gioco forza in questo cambio di rotta degli attentati di matrice mafiosa fu un trafficante darte, il quale spiegò agli esponenti della malavita che per piegare lo Stato sarebbe stato necessario distruggere ciò che di più insostituibile si ha nel nostro Paese: larte.

Nonostante queste condanne, però, le indagini non si sono mai concluse e a oggi, a più di vent’anni dalla strage, sono ancora molti i punti interrogativi per cui l’associazione tra i familiari delle Vittime di via dei Georgofili cerca ancora una risposta.

Alessia Pacini – Cosa Vostra (articolo originariamente pubblicato il 27 maggio 2016)

Immagini tratte da Google Immagini