La Giornata mondiale della Giustizia Sociale e la Costituzione italiana

Giornata mondiale della Giustizia Sociale. Ed è vero che ci accorgiamo dell’esistenza delle ingiustizie solamente quando ci toccano in prima persona. Chiusi nel nostro guscio confortevole e caldo, non ci rendiamo conto delle disuguaglianze esistenti attorno a noi, fino a quando qualcosa di ingiusto non ci tocca.

I nostri padri costituenti hanno scritto la Costituzione dopo aver vissuto due conflitti mondiali e la dittatura fascista. A fronte proprio di queste esperienze drammatiche, hanno dedicato all’uguaglianza l’Articolo 3.

Non a caso questo articolo si trova nella parte dei principi fondamentali. L’uguaglianza per loro era quindi fondamentale per la rinascita del nostro Paese, una solida base dalla quale partire per ricostruire ciò che si era infranto a causa del ventennio precedente.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La lungimiranza di questo articolo è indiscussa. La Costituzione è datata 1948, ma anche oggi possiamo in vari fronti apprezzarne l’attualità del contenuto.

Affermare formalmente l’uguaglianza è un primo passo, importante, ma pur sempre il primo. Rimuovere sostanzialmente gli ostacoli presenti nella nostra Repubblica invece è una continua sfida per la società e per la politica. È proprio su questo secondo punto che nascono le criticità e che si scoprono le fragilità del nostro sistema di Giustizia Sociale.

La crisi economica globale che da anni stiamo attraversando tra le altre cose ha portato ad accentuare le disuguaglianze in maniera considerevole, allargando il divario delle possibilità e delle speranze tra chi nasce dalla parte fortunata del mondo e chi no.

Per non spegnere i riflettori su questi problemi, nel 2007 le Nazioni Unite hanno deciso di istituire nella data del 20 febbraio la Giornata Mondiale della Giustizia Sociale. L’istituzione di questa giornata non deve considerarsi puramente ricorrenza, ma piuttosto motivo di riflessione, di studio, una presa di coscienza, un punto di partenza per arrivare a miglioramenti concreti.

Gli ostacoli da rimuovere nel mondo che portano alla mancanza di giustizia sociale sono tantissimi. Ma da cosa nasce questa ingiustizia? Il potere gioca un ruolo chiave. Le Nazioni più potenti, le persone facenti parte dei cosiddetti poteri forti, hanno tra le mani oltre ai loro destini anche i destini delle Nazioni più deboli e svantaggiate.

La rincorsa degli Stati verso il raggiungimento di economie forti e prosperose nonostante l’erosione dei diritti e della dignità delle persone, la corsa forsennata verso la ricchezza a qualsiasi costo e con qualunque mezzo, porta ad annientare le persone più fragili e a creare disuguaglianza.

Tutto ciò porta allo sfruttamento smisurato delle persone più deboli, delle risorse, dell’ambiente.

Per capire concretamente il problema basta analizzare questo dato: l’82% dell’arricchimento globale del 2017 è finito nelle tasche dell’1% della popolazione. Un dato sconcertante, che offre in modo efficace e palpabile il nocciolo della questione, una ridistribuzione della ricchezza che non avviene. Chi possiede già ricchezza ne avrà sempre di più, chi non ha niente continuerà a non avere niente.

Il lavoro, anzi la mancanza di lavoro è causa anch’essa di mancanza di giustizia sociale e di disuguaglianza. Assistiamo da anni ad un’involuzione del lavoro e del suo valore, anche nei paesi che si ritengono più sviluppati e democratici, come il nostro. Il lavoro è ciò che consente ad una persona di realizzarsi e di inserirsi all’interno di una società e di farlo con dignità, oggi è in atto invece una mercificazione dei lavoratori e di conseguenza del lavoro, che porta inevitabilmente a conseguenze terribili.

Secondo l’Unicef sono 150 milioni i bambini lavoratori, concentrati soprattutto nelle zone più povere del mondo. Tra questi 150 milioni, 74 milioni sono bambini lavoratori impiegati in mansioni pericolose come il lavoro in miniera, oppure lavorano a contatto con macchinari pericolosi o pesticidi. Quei bambini non dovrebbero lavorare, ma giocare, andare a scuola, correre, conoscere. L’istruzione, la cultura, la conoscenza, sono tasselli fondamentali per poter costruire un mondo più equo e giusto.

Quali strade bisogna intraprendere allora per diminuire queste ingiustizie e creare giustizia sociale? Risposte concrete, veritiere ed efficaci sono davvero difficili da trovare. Ma da qualche cosa bisogna pur partire, come ad esempio dall’etica. Da scelte politiche etiche, da economie etiche, che non guardano solamente al profitto ma soprattutto alla persona. La banca del tempo, la sharing economy, il micro-credito sono esempi di come sia possibile un’economia diversa.

Per quanto riguarda l’etica che dovrebbe esserci nelle persone, educare alla condivisione, alla non sopraffazione dell’altro solo perché più debole, sarebbe un ottimo e auspicabile inizio.

Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo, se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo.De Andrè ha dedicato la maggior parte dei suoi testi agli ultimi, agli emarginati, prestando attenzione a chi non aveva niente. Dovremo anche noi almeno in parte avere il coraggio di uscire dal nostro guscio per capire quello che di ingiusto ci succede attorno.

Sara Carbonin

Sara Carbonin – Cosa Vostra

Immagini tratte da Google Immagini