Funky Tomato. Arte e cultura, la rivoluzione del pomodoro

Funky Tomato è una realtà virtuosa che abbraccia sotto le sue ali accoglienti persone di ogni provenienza e professione: tutte accomunate dal bisogno di lottare contro lo sfruttamento del lavoro, vigente nella filiera di produzione del pomodoro tradizionale, e le forme di discriminazione. Arte, cultura e integrazione sono gli stendardi che porta avanti da tre anni. Abbiamo intervistato Guido de Togni che ci ha parlato di questa realtà che vuole contrastare sotto molteplici aspetti il caporalato e le sue nefaste conseguenze

Come ti sei avvicinato a Funky Tomato?

Conosco bene Paolo Russo, che è stato tra i fondatori del progetto, perché ci siamo conosciuti in vari ambiti di attivismo; come a Roma. Perciò ho seguito Funky Tomato dapprima dallesterno, trovandomi spesso con lui.

Poi l’anno scorso in una fase di ristrutturazione, visto che alcuni non avrebbero più continuato – perché è un progetto che per essere mantenuto in piedi richiede molto lavoro e per adesso non c’è stata una capacità di pagarlo adeguatamente – sono stato indicato dai due fondatori come terzo consigliere del consiglio di amministrazione di Funky Tomato.

E così per tutto lanno scorso e per questanno successivo (sono nel Consiglio da tre anni, ma sono entrato pienamente in attività l’anno scorso) ho iniziato a lavorare come responsabile, sia a livello di elaborazione dei contenuti scritti, sia per tutto ciò che concerne le relazioni di Funky Tomato con i vari partners: presentazione di concepts e di progetti, più tutto il lavoro di promozione culturale.

Lanno scorso, come anche gli anni precedenti, abbiamo fatto anche un tour in tutto il Paese, in tutta Italia, per promuovere il progetto Funky Tomato e la campagna di finanziamento su cui si poggia.

Riguardo laspetto culturale, abbiamo visto sul sito che c’è in programma una piattaforma editoriale, puoi parlarcene?

Negli anni scorsi lidea è stata quella di frequentare i paesi, le piazze e gli eventi culturali, in cui si tratta già del pomodoro e quindi durante lestate partecipavamo con artisti che sposavano spontaneamente il progetto a queste manifestazioni: questi artisti condividevano i nostri ideali e donavano la propria prestazione, la propria esibizione, al progetto.

Noi ovviamente ci affiancavamo di momenti performativi: come può essere il cocktail Bloody Mary preparato con la passata di Funky Tomato o anche di discorsi, racconti, storie che portavamo in campo.

Raccontavamo ciò che abbiamo vissuto noi, ma anche la storia dei ragazzi dei ghetti, con cui abbiamo sempre avuto un legame molto profondo. Questanno, invece, l’idea è stata quella di strutturare maggiormente il progetto, di renderlo più stabile e quindi di riuscire a pagare chi ci lavora: è giusto che chi dedica il proprio tempo a Funky Tomato sia pagato, visto che ci spende molto lavoro, impegno, anche chi ha sposato il progetto per passione.

A questo scopo questanno abbiamo messo in campo una produzione che si svolge allinterno di un contratto di rete: che coinvolge gli agricoltori dellarea del Pollino – che fanno capo alla chiamata dello chef Federico Valicenti, di Terranova di Pollino -, e una cooperativa, Resistenza.

Questa lavora sia con rifugiati, sia con ex detenuti, con tutte le figure svantaggiate, anche da Scampia e ha in gestione un fondo rustico (uno dei pochi fondi rustici tra laltro rimasti dentro il comune di Napoli).

Coltiveremo il pomodoro con queste due realtà e lo trasformeremo invece con la Fiammante, che è una grande azienda di produzione del pomodoro, la quale però, a dispetto delle sue dimensioni, lotta da anni anchessa contro la questione del caporalato e contro lasta a ribasso della grande distribuzione, che è stata quindi molto felice di trovare una partnership con noi.

Questa linea di produzione andrà poi a finanziare la piattaforma editoriale, che si chiamerà Funky Tomato Project e vuole essere un progetto editoriale che avrà come editore Funky Tomato, ma accoglierà il lavoro di numerosi attivisti, giornalisti e ricercatori universitari (io stesso sono un ricercatore universitario). Coinvolgerà tutta una serie di soggetti che lavorano su tematiche come quella ambientale, quella dellagricoltura sostenibile, quella dello sfruttamento e della difesa dei diritti del lavoro, quella dellimmigrazione, della multi-culturalità. Sono tutti temi su cui persone molto brave lavorano da anni e hanno ovviamente poco o nessuno sbocco nel mainstream e quindi vogliamo creare una squadra, un gruppo potente, in modo tale da creare una voce che sia diffusa e che tratti queste questioni che stanno ormai diventando sempre più centrali, offrendo una visione del mondo alternativa.

Mentre, per esempio, i sindacati o altri trattano solo la questione del lavoro, oppure le cooperative e le ONG parlano solo dellimmigrazione, Funky Tomato Project vuole essere uno spazio, un progetto, che rappresenti un discorso complessivo, anche complesso, approfondito. Questo diventerà un vero e proprio giornale con varie tipologie di contenuto: contenuti scritti, video, disegni, fumetti.

Per adesso stiamo pensando a delle uscite bimestrali. In questo progetto verrà retribuito sia il lavoro del responsabile di redazione, sia il lavoro di chi produrrà i contenuti effettivamente.

Tutto questanno verrà retribuito, Funky Tomato diventerà pienamente leditore di questa piattaforma. E quindi, diciamo, la produzione di pomodoro etico, e di alta qualità, e buono (!), finanzierà la Cultura, una produzione culturale che tratta di tutti questi temi nel modo che noi riteniamo il più opportuno: in maniera schietta, approfondita.

Funky Tomato ha sviluppato una rete di cooperazione e solidarietà molto ampia. Puoi parlarci di chi sono i suoi principali alleati?

In questi anni Funky Tomato ha coinvolto svariati agricoltori e la filiera non si è stabilizzata su alcune collaborazioni fisse. Abbiamo lavorato sia con agricoltori di prima generazione – il primo anno, per esempio – (o comunque agricoltori che ritornavano alla campagna per imparare), sia con agricoltori che venivano dal Movimento, o comunque da una serie di realtà che cercavano di sviluppare modelli innovativi in agricoltura, però non avendo pienamente conoscenza del mestiere dellagricoltore, del contadino.

Allinizio del percorso la produzione si concentrava su un numero piccolo di vasetti, perché stavamo cercando di capire molte cose sul come si poteva organizzare efficacemente questa filiera. Lanno scorso, per esempio, nellanno in cui ho lavorato io, abbiamo prodotto il San Marzano: labbiamo prodotto anche in Sicilia, con estreme difficoltà a livello logistico di trasporto e di organizzazione.

Questanno, più organizzati e avviati, abbiamo deciso di rivolgerci a queste due realtà: la rete di agricoltori del Pollino, e la Cooperativa Resistenza.

Avremo anche altri agricoltori che sono già in rete con questo nostro partner che si chiama La Fiammante: anchessa lavora con un patto di filiera, ma il vincolo sotto il quale devono stare poi tutti gli attori legati da questo contratto di rete, è il disciplinare di produzione di FunkyTomato, il quale prevede la garanzia di tutta una serie di aspetti e riassume tutta la visione di economia e di agricoltura portata avanti da Funky Tomato.

Di solito come avviene il primo contatto con queste realtà?

È successo che nei vari festival a cui siamo andati, nei vari luoghi, incontri, abbiamo ricevuto contatti di vario genere; diciamo che sia con gli agricoltori, con i contadini, sia con i braccianti, i raccoglitori, sia anche con i trasformatori, il rapporto si basa sempre sulla fiducia: i contatti si possono trovare in un qualsiasi modo, però poi quando si stringe qualcosa di più, allora sì che si riesce a collaborare insieme.

Il nostro modello economico è molto cooperativo, esclude dinamiche di speculazione perché certamente non facciamo Funky Tomato per fare i soldi, ma per dimostrare che si possono produrre pomodori, o comunque cibo, in modo naturale, senza sfruttare il lavoro e stando bene tutti. La vera difficoltà sta nel riuscire a modificare le dinamiche dei rapporti di lavoro, dei rapporti economici.

Non ti nascondo che abbiamo avuto anche delle relazioni con alcuni attori della filiera, soprattutto distributori, che ci hanno creato molta noia, problemi. La logistica per esempio è stato il tema problematico della filiera, quello su cui ancora non riusciamo ad agire in maniera particolarmente virtuosa, perché il problema è principalmente infrastrutturale.

Quali sono i punti più spinosi della questione logistica?

La logistica nel nostro Paese è costituita da un sistema di trasporto di merci, che vanno su gomma, su treno o su nave e il fatto è che questo trasporto su gomma è monopolio di pochissimi.

La cosa più intuitiva sarebbe dire: cerchiamo di costruire una distribuzione più di prossimità, a km zero”: ma anche lì dipende, se vuoi portare avanti un certo ecotipo scegli zone con determinate proprietà. Per il resto il meccanismo del contratto di rete funziona molto bene: mette insieme degli attori verso un obiettivo comune; che è una produzione secondo certi criteri, disciplinata in un certo modo e che ha tra laltro, come elemento innovativo, il fatto di costituirsi come prima filiera di produzione di pomodoro che inserisce al proprio interno lelemento culturale.

Noi sosteniamo che un modello nuovo di economia, che è ciò di cui necessitiamo sempre di più, possa esistere solo se c’è alla base un discorso che lo spiega, che lo giustifica, che lo approfondisce ; se c’è appunto un apporto culturale cosiddetto. Di informazione, di conoscenze, di diffusione: altrimenti questi modelli non riescono ad emergere, non riescono ad affermarsi, ad essere capiti.

E laltro aspetto è invece la partecipazione su cui il progetto si fonda, per esempio tutti gli anni lanciamo una campagna di pre-acquisto e ognuno può comprare il pomodoro a inizio stagione, durante la coltivazione delle piante. Poi riceve il pomodoro a settembre-ottobre, già trasformato, in modo tale da partecipare direttamente al progetto, co-finanziarlo, ovviamente ottenendo una decurtazione del prezzo finale. Lo stesso cliente ha quindi la possibilità di sentirsi parte in prima persona di un progetto comune.

Riuscite a contenere i prezzi pur offrendo sempre prodotti di alta qualità?

I prezzi siamo riusciti, piano piano, ad abbassarli sempre di più; anche perché un altro dei criteri che dobbiamo seguire è quello secondo cui il cibo buono, ovviamente etico, deve essere accessibile a tutti: altrimenti diventa una cosa per ricchi. Lidea di Funky Tomato è invece di essere molto popolare, diffuso, pop”, infatti anche il nostro simbolo e la nostra grafica cercano di essere il più popolare possibile: nel senso di non elitario.

Da che settore provengono le persone che lavorano per Funky Tomato?

Del progetto di produzione di Funky Tomato fanno parte tantissime persone, proprio perché è un progetto che, attraverso la produzione del pomodoro, vuole comunicare anche dei messaggi.

E quindi anche il barattolo, simbolicamente, di Funky Tomato, è un contenitore che non contiene soltanto pomodori, ma veicola messaggi. Poi cercheremo di lavorare anche su questi significati ricollegandoli al discorso della piattaforma: il barattolo crea connessioni in quanto barattolo, in quanto simbolo. Perché dal cibo contenuto in esso ti porta ad andare oltre quello stesso cibo: a riflettere sulla provenienza del prodotto.

Quali sono le principali difficoltà riscontrabili in questo tipo di percorso di contrapposizione alle lobbies e alle multinazionali?

Secondo me la cosa più difficile è rimanere autonomi. Per esempio Funky Tomato ha mantenuto sempre una grande autonomia; non rivolgendosi mai a istituti bancari o finanziari, per finanziarsi, basandosi invece sul pre-acquisto e su un processo di crowd-funding.

Tutto ciò proprio per mantenersi autonomo nelle proprie scelte. Difficoltà di questo tipo insorgono spesso: succede per esempio che quando nasce una start up comincia molto bene, inizia ad avere grande diffusione, e poi nel momento in cui vedi di strutturarla (per esempio devi realizzarne il sito in un certo modo), non hai i soldi e ti rechi da una banca, a cercare un finanziatore: in quel momento entri in un circolo in cui non è facile mantenere intatta la propria autonomia.

Se invece riesci a mantenerti autonomo è già un primo passo buono. Unaltra cosa importante è il mostrarsi sempre come esempi positivi, senza contrapporsi in maniera preconcetta, pregiudiziale, anche nei confronti di modelli che effettivamente sono modelli dannosi, che ci portano un sacco di problemi e che quindi bisogna cambiare: perché per coinvolgere le persone e far loro capire limportanza di certe tematiche, bisogna impostare la questione sul piano del superamento delle paure, dei conflitti ideologici.

Eimportante metterla anche molto sullironia quando si critica qualcosa, piuttosto che andare a denunciare punto per punto. Anche denunciare punto per punto è un gran lavoro da fare: ma magari coinvolge meno il cuore delle persone.

Per Funky Tomato anche lelemento artistico ha grande importanza. Organizzate anche delle serate in cui ci sono veri e propri musicisti e artisti?

Certo. Addirittura Sky Arteci ha dedicato una serata a Napoli: Funky Tomato Party , a cui hanno preso parte svariati artisti. Un musicista ci ha anche intitolato un album vero e proprio, che andrà in produzione e che contiene la dedica a Funky Tomato.

Poi tanti altri artisti ci sono vicini; per esempio c’è uno scrittore freelance, un giornalista, che ogni tanto suona, Jack Spittle, e lui è uno dei co-fondatori di Radio Ghetto”: è arrivato dallAmerica quattro anni fa e ha voluto andare a studiare ciò che sta avvenendo nei ghetti dei braccianti nel Sud Italia; da questa esperienza è nata la Radio.

Che poi proprio questo è stato il punto di partenza di Funky Tomato: osservare che nel nostro Paese stava avvenendo un incontro tra culture diverse ,che al contrario di quel che si dice crea cose meravigliose. Dallosservazione delle condizioni indegne in cui queste persone vivevano e dello sfruttamento che subivano; è nato Funky Tomato, è nata lidea di creare una filiera che studiasse e tentasse di risolvere questi problemi.

Cosa rappresenta Funky Tomato per te e per tutti coloro che ci lavorano?

Posso rispondere per me: per me Funky Tomato rappresenta la continuazione del lavoro di studio e di azione che sto portando avanti da un podi anni: prima lavoravo con il Teatro Valle Occupato.

Ragiono su modelli di autonomia, di autogoverno collettivo, da molto tempo, in vari ambiti.

Penso che la cultura sia un elemento centrale nel nostro momento storico e che abbia bisogno di libertà per esprimersi, e quindi anche di strumenti, di mezzi, di soldi, per farlo. Questo per me è Funky Tomato , è la continuazione di un lavoro lungo.

E sono molto felice perché con Funky Tomato stiamo riuscendo, a differenza che con il Teatro Valle in cui non ce labbiamo fatta fino in fondo, a mettere il modello a terra, a fare in modo che possa camminare con le sue gambe, che in futuro possa andare avanti da sé; e che possa perciò essere anche replicabile.

A livello personale ti dà molta soddisfazione, immagino, la comunità di Funky Tomato.

Mi dà molta soddisfazione e mi dà molto conforto: pensare che alcune tra le persone migliori che si possano trovare nella nostra generazione e nel nostro Paese; possano incontrarsi, possano ritrovarsi in questa comunità e mettere insieme le proprie energie.

Valentina Nicole Savino

Valentina Nicole Savino – Savino

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