Erbè e la Base scout Tartato-Tione. Storia di un bene confiscato nel veronese

Erbè è un comune in provincia di Verona, situato circa a 15 km a Sud del centro storico e immerso nelle risaie che producono il vialone nano dal riconoscimento IGP. La cosa che davvero lascia stupiti è l’immobilità del paesaggio rurale: sembra un fermo immagine degli anni Settanta, una fotografia un po’ sbiadita dal passare del tempo.

Non si tratta di degrado, è un termine troppo dispregiativo per definire un paesaggio costruito in maniera così artificiosa e funzionale alla coltivazione. Durante il secondo Dopoguerra si è assistito in Veneto all’inurbamento della campagna che ha visto l’abbandono delle abitazioni rustiche tradizionali a vantaggio delle villette.

Questo nel basso veronese è particolarmente evidente: talvolta la nuova casa è adiacente alla vecchia in pericolo di crollo, talaltra sorgono nuove aree residenziali apposite in piccoli centri dislocati. Strade strette e diritte lungo il perimetro regolare di campi pronti per la semina, alternati a distese verdi di grano da poco germogliato. Più di una volta è capitato che diventassero sterrate per poi ricongiungersi alla strada in asfalto.

Un percorso fra i campi e una strada di ghiaia li si percorre anche per raggiungere via Parecchie 2, in località Ingorre ad Erbè. Le bandiere di Libera al cancello indicano di essere nel posto giusto: il bene immobile confiscato a Patuzzo Roberto nel 1993. Ma l’alto cancello in legno che troviamo aperto e il vialetto da percorrere costeggiano la recinzione a lato della villa.

Essa è leggermente sopraelevata, colorata di rosso ed attorniata da un giardino. Parcheggiando sul retro si apre la vista ad un vasto campo con un boschetto dagli alberi giovani: non è molto che sono stati piantati.

Adiacente alla mura di cinta della villa c’è quindi un terreno con una casetta colorata di giallo, dal tetto leggermente ricurvo. Nell’attesa dell’arrivo di Giuseppe, si apprende dai volontari che il bene immobile confiscato è la casa rossa che si vede entrando, ma che non è possibile visitarla perché è un alloggio per persone con disabilità intellettive ed è quindi necessario fare richiesta alla Direttrice.

Il fatto che stupisce maggiormente è che la casetta della quale stiamo visitando l’interno, altro non è che un nuovo edificio costruito sul terreno confiscato, ridestinato al Gruppo Scout Regionale Tartaro-Tione, il quale necessitava di una nuova base. Varcate le ampie porte della base, ci si trova in un grande salone: una struttura che può accogliere gruppi di 46 persone, con cucina, posti letto, servizi igienici e una piccola stanza adibita a zona di culto.

Quando arriva Giuseppe inizia a raccontare la storia del bene. Nel 2004 un gruppo di genitori ha deciso di fondare un gruppo scout, il Tartaro-Tione, che opera sui comuni di Erbè, Isola della Scala e Nogara.

Necessitava dunque di una base, però si faticavano a trovare anche solo delle stanze che non fossero ad uso temporaneo. Un giorno il sindaco di Erbè propose di utilizzare un terreno confiscato nel 1993 ad un signore del luogo, il quale sembra fosse il terminale di un clan della ‘Ndrangheta che spacciava la droga in zona e soprannominato per questo “polvarina”.

Nel 1993, secondo la legge Rognoni-La Torre, questo bene venne sequestrato e posto sotto sigilli per poi venir passato al patrimonio disponibile del comune di Erbè nel 1996.

Il bene era composto dalla villa che si vede dall’ingresso e il terreno retrostante. Su di questo erano state gettate le fondamenta per la costruzione di un ristorante, in fondo alla tenuta la stalla dei cavalli (visibile tutt’ora) e un maneggio.

Patuzzo Roberto stava quindi riciclando il denaro delle sue attività illecite in qualcosa di lecito, che oltretutto avrebbe consentito ulteriori guadagni attraverso le entrate dell’attività del maneggio e dell’agriturismo.

La casa ha anche un campo da tennis, si dice che all’interno avesse tutte le rifiniture degne di un boss, a cominciare dalla rubinetteria d’oro. Appena furono posti i sigilli, la villa venne saccheggiata e sparirono proprio quelle rifiniture che nessuno quindi ha potuto vedere. È possibile che sia stata l’azione dei vandali, ma potrebbe essere stato anche qualcuno per conto proprio di Patuzzo Roberto.

Dopo qualche anno dalla confisca il Comune di Erbè decise di dare la casa con il rispettivo terreno e i ruderi in affidamento alla USLL 22 di Villafranca; questa l’ha resa un centro di accoglienza per disabili gravi che tutt’oggi accoglie 12 ospiti, i quali risiedono stabilmente nella struttura.

Quando nel 2006 il gruppo Tartaro-Tione chiese al comune di Erbè uno spazio, venne subito proposto agli scout di usufruire del terreno retrostante la casa per disabili, visto che alla USLL non interessava.

Venne quindi stipulata una convenzione per trent’anni che permette loro di usufruire del terreno in comodato d’uso. Una stalla (che al loro arrivo era per la maggior parte stata bruciata dallo stesso proprietario prima di lasciare il bene) e un rudere erano gli edifici a loro disposizione, ma visto che non costava nulla decisero di prenderla a carico.

La comunità capi del Tartaro-Tione iniziò a ragionare sull’idea di sviluppare un progetto per la realizzazione di una base scout che potesse ospitare gruppi di ragazzi da tutta la regione e il fatto che nascesse proprio su un bene confiscato ne avrebbe garantito un valore aggiunto.

Se fosse servita solo al Gruppo, infatti, non avrebbe permesso entrate economiche e quindi nemmeno la possibilità di auto-sostenersi. Il Comune accettò il progetto a patto proprio che diventasse un centro di aggregazione giovanile: essendo un bene pubblico, non era giusto che fosse ad uso esclusivo degli scout.

È a partire da questo assunto che pensarono dunque di progettare una casetta dove i gruppi potessero pernottare e fermarsi anche qualche giorno, dove fare formazione o semplicemente per il divertimento di stare assieme.

Nel 2006 il progetto così concepito è stato sottoposto all’AGESCI regionale (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani) e al settore Demanio Nazionale, i quali lo approvarono e diedero un contributo iniziale per l’avvio dei lavori. Questo, sebbene fondamentale per le spese di bonifica e l’inizio dei lavori di costruzione del nuovo edificio, non risultò però sufficiente alla copertura dell’intero progetto.

È stato quindi fondamentale il contributo delle fondazioni, grazie alle quali è stato possibile raccogliere la restante parte di fondi necessaria per l’avvio dei lavori.

I lavori cominciarono nel 2008, ma videro un incremento dei costi in corso d’opera a causa delle spese per la costruzione e la messa a norma della base. Furono due gli interventi fondamentali che ne permisero l’avanzamento: quello di Libera Verona, che garantiva la loro presenza nel bene in estate con i campi estivi “Estate liberi”, ma soprattutto fu Banca Etica a fare la differenza.

Mancavano ancora 95 mila euro ed era quindi necessario aprire un mutuo, il quale sarebbe dovuto essere rilasciato dalla banca senza garanzie visto che il gruppo scout non aveva nessun diritto sul terreno, se non quello del comodato d’uso.

È stata quindi avanzata richiesta al Comune per avere Diritto di Superficie sul terreno: ciò garantisce di poterne usufruirne per venticinque anni secondo gli indirizzi voluti dal proprietario, in questo caso il Comune stesso. Non era però mai successo in Italia che un bene confiscato fosse stato dato in Diritto di Superficie a soggetti terzi che ne erano anche i beneficiari.

Si sono susseguiti sei mesi di trattative con l’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati e il Comune di Erbè che si conclusero con l’accettazione della domanda. Una volta ottenuto questo diritto è stato quindi possibile attivare il mutuo presso Banca Etica che ha però voluto, anche a garanzia, la firma degli undici capi del gruppo scout Tartaro-Tione, nell’eventualità in cui le entrate della base non fossero sufficienti a coprire la tassa del mutuo.

La base è stata ultimata nel 2010 e inaugurata nel 2011 e può ospitare fino a un massimo di 46 persone. Il fatto di essere il primo bene in Italia che sorge su un terreno confiscato gli attribuisce un valore aggiunto oltre ad essere un motivo di orgoglio per il comune di Erbè.

Con gli introiti della base e il finanziamento da attività propria riescono ad auto-sostenersi pagando la rata del mutuo, ma sono inoltre già riusciti ad estinguere una parte del capitale residuo: se le cose continuassero a procedere così, invece di chiudere il mutuo nel 2026, lo estingueranno nel 2019 con ben sette anni di anticipo.

Un grande aiuto lo ha dato Libera che con le sue iniziative contribuisce periodicamente a popolare il bene oltre il periodo estivo. Ad esempio il 20 marzo 2016, si è svolta una “biciclettata” per due importati ricorrenze: la prima è per festeggiare i vent’anni dall’approvazione della legge n.109/96, la seconda in vista del 21 marzo che su proposta sempre di Libera è stata riconosciuta dal Senato nel 2016 come Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

La pedalata si è svolta in collaborazione con la FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta onlus) di Isola della Scala che inoltre mette a disposizione del bene 40 biciclette e la presenza di volontari per guidare gli ospiti della casa in giri eco-turistici. Per la giornata del 20 marzo, in particolare, si è anche visitata la loro ciclo-officina anch’essa all’interno di un bene confiscato a Patuzzo Roberto nel 1993.

Per l’esattezza si tratta di una stanza quadrata registrata come box. Guerrino, un pensionato volontario della FIAB, ci spiega che poco prima del sequestro dei beni immobili, il signor Patuzzo vendette solo l’appartamento che si trova accanto alla ciclo-officina, giocando quindi d’anticipo sulla Polizia.

Con tre campi di “E!State liberi”, la base ospita ogni anno dai 90 ai 100 ragazzi provenienti da tutta Italia per prendere coscienza della cosiddetta antimafia sociale, ma che portano anche il loro contributo per il miglioramento del bene.

È da attribuire al loro impegno l’aggiunta del parasole in legno davanti la casa, il cancello e molti altri piccoli lavori di mantenimento. A tal proposito, un contributo lo danno i pensionati della SPI CGIL, veri e propri capimastri che mettono a disposizione la loro esperienza per insegnare a svolgere lavori di manualità con le adeguate norme di sicurezza.

Tutto il terreno è ampio quasi due ettari, ossia 18 mila metri quadrati di campo, comprensivi di 300 metri quadrati di casa e 160 metri quadrati di tettoia (un tempo adibita a mangiatoia), il resto del terreno è di uso pubblico e il Comune ha ricevuto un finanziamento della Regione per la piantumazione delle piante locali.

Oggi Patuzzo Roberto, dopo aver scontato alcuni anni di carcere, vive a Bovolone un comune a 15 chilometri da Erbè e non ha mai cercato di sabotare questa iniziativa e in nessun modo si è mai fatto sentire. Ora fa il giardiniere.

Non sempre questo bene è vissuto in modo consapevole dalla cittadinanza, in pochi ne conoscono la vera storia ed è per questo che Giuseppe e gli altri capi scout, con le svariate collaborazioni che hanno intrecciato, cercano di sensibilizzare la popolazione con attività come la ciclo-pedalata che termina alla base “Airone” con un pranzo a base di risotto, specialità della zona.

Dopo qualche altra considerazione sulla mafia anche a Nord-Est, Giuseppe fornisce una spiegazione sulle numerose case coloniche abbandonate che si vedono lungo il tragitto in macchina per raggiungere via Parecchie 2. Conferma che negli anni Settanta i governi di allora diedero grandi contributi ai contadini per la costruzione della casa nuova.

Fu così che molti abbandonarono le belle abitazioni rurali per realizzare vicino “casoni” che con il tempo si sono rivelati anche poco economici da mantenere.

Si è abbandonato il centro per costruire delle zone residenziali dislocate, grazie anche all’impulso smodato che la Regione Veneto ha dato per lo sviluppo urbano a scapito della riqualificazione. Questo in generale ha comportato un abbandono delle zone agricole: i figli dei contadini hanno scelto di studiare o di dedicarsi ad altre attività lavorative.

C’è da riconoscere che in questi ultimi anni si sta verificando un ritorno all’agricoltura concepita come impresa anche da molti giovani che vi vedono il rimedio a questo periodo di crisi e disoccupazione. La zona del basso veronese infatti è conosciuta per le risaie ma anche per la coltivazione del melone.

Tornando verso l’autostrada ci si trova immersi nuovamente nelle grandi distese verdi di grano, fermi a semafori in paesi deserti e con un nuova consapevolezza nei confronti di questo paesaggio rurale.

Marta Bigolin – Cosa Vostra

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