Black Axe. Storia di una mafia africana in Sicilia

Recenti fatti portano nuovamente alla luce quel che sta succedendo ormai da qualche anno in Sicilia, dove la gang nigeriana così detta Black Axe ha già preso la forma della mafia locale, sfruttando il forte afflusso migratorio verso le sponde siciliane per creare un mercato nero fatto di droga e prostituzione.

Il 14 novembre 2017, infatti, la CNN ha pubblicato un video esclusivo girato in Libia in cui vengono mostrati una dozzina di uomini messi in vendita da alcuni contrabbandieri. Accade tutto molto velocemente: si tratta di una vera e propria asta in cui giovani uomini vengono venduti per circa 400 dollari.

Le immagini hanno fatto il giro del mondo e la tratta di esseri umani è tornata prepotentemente sulla scena internazionale, trascinando con sé nell’occhio del mirino anche l’Italia, a causa dell’accordo firmato dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e dal Primo Ministro del governo di unità nazionale di Tripoli Fayez al Serraj il 2 febbraio 2017.

La Black Axe è sbarcata sulle coste siciliane già da qualche anno ed è ormai un’organizzazione che si è sviluppata a livello internazionale, ma è dal 2015 che la stampa e le forze dell’ordine sono riuscite a capire meglio di cosa si tratti.

Da allora, i pubblici ministeri italiani hanno monitorato costantemente questa gang criminale e per la prima volta le leggi antimafia vengono usate per combattere un’associazione criminale diversa da Cosa Nostra.

Nel 2016, l’allora procuratore capo di Palermo Leonardo Agueci parlava così al The Guardian: “I quartieri sotto il controllo della mafia sono cambiati profondamente negli anni recenti in conseguenza della grande affluenza di stranieri, specialmente dei nigeriani che arrivano con i barconi. Tra di loro si trova un piccolo numero di persone che vogliono trasferire i loro traffici illegali legati alla prostituzione e allo spaccio di droga in Sicilia”.

L’intervista procede: ”Abbiamo ragione di credere che la mafia proibisca ai nigeriani di possedere armi da fuoco. Quindi, ogni qualvolta questi si ritrovano a dover fare accordi nella loro comunità, si ritrovano a usare asce e machete”.

Quello che poteva sembrare l’inizio di una collaborazione tra Cosa Nostra e la gang nigeriana Black Axe si è trasformata poco dopo in una lotta tra le due parti per il controllo del territorio.

A giocare un ruolo decisivo nelle attività della Black Axe è la prostituzione. Mentre secondo i dettami di Cosa Nostra si tratta di un’attività vergognosa, la gang africana gestisce circa il 90% della prostituzione palermitana secondo i dati della polizia. Alle ragazze, tutte minorenni, viene promesso un lavoro rispettoso, un futuro rispettabile. Soldi.

Quel che aspetta loro è invece una vita di violenze, sfruttamento e minacce: provengono da Abuja, Benin City e altre città limitrofe, vengono portate in Libia dove spesso subiscono le prime violenze e in un terzo momento arrivano sulle coste italiane.

Le loro città di origine sono le stesse città in cui abitano le menti di questa rete di potere, le quali si tengono lontane dal centro nevralgico delle attività losche. Si tratta di una vera e propria organizzazione mafiosa ormai ramificata in gran parte del territorio siciliano.

A controllare le ragazze sono le maman che sfruttano il voodoo per minacciare le giovani e che a loro volta si sono affrancate dalla schiavitù. Ad arrivare in Italia sono minorenni che raramente arrivano ai 17 anni: una volta giunte in Italia vengono costrette a prostituirsi per “pagare un debito” che avrebbero contratto per essere state portate dall’Africa all’Europa.

La loro età si abbassa sempre di più e quando le associazioni come Emergency le avvicinano, difficilmente queste ragazze dichiarano dicono la verità sui loro anni. Terrorizzate, raccontano la loro storia fatta di violenza, traffico di vite umane e dolore.

Dall’inizio del 2017, sono circa 100 mila i migranti che hanno toccato le coste siciliane. Scappano dalla povertà e dalla violenza, ma una volta arrivati in Europa tutto è stato deciso per loro. Nessun sogno, nessuna libertà, ma schiavitù e violenza. Viene da chiedersi allora quali siano gli accordi tra il nostro Paese e i paesi del nord Africa al fine di tutelare le vite di queste persone. Si torna allora nuovamente all’inizio di questo articolo e il ciclo continua.

Alessia Pacini

Alessia Pacini – Cosa Vostra

Immagini tratte da Google Immagini