Rovigo (r)esiste. Il bene confiscato villa Valente-Crocco

Era il 1995 quando Ferrari Francesco, detto “Bistecca”, venne arrestato per spaccio di droga ricollegato alla Mafia siciliana1 e vennero dunque posti i sigilli a villa Valente-Crocco. Un’antica villa perduta fra le strade di Rovigo, nello specifico a Serravalle in comune di Badia Polesine.  Bene immobile tempestivamente intestato alla figlia, prima del suo processo nell’inverno dello stesso anno. Fu proprio la Procura di Verona a sentenziare:

“[…] Rilevato che in base agli accertamenti svolti dalla Polizia Giudiziaria, Ferrari Francesco deve ritenersi persona dedita in modo stabile all’importazione, detenzione e vendita di notevoli quantitativi di sostanze stupefacenti, che i precedenti penali e giudiziali nonché la pessima condotta di vita del soggetto autorizzano la formulazione di un giudizio di pericolosità sociale nei confronti del Ferrari; che il predetto, proprio grazie all’attività criminosa svolta si è assicurato la disponibilità di un cospicuo patrimonio, in parte intestato anche alla moglie Ravagnani Anna, alla figlia Ferrari Alessandra, nonché al cognato Ravagnani Gaetano, patrimonio certamente sproporzionato al reddito dichiarato e alla propria attività economica, […] dispone il sequestro in via anticipata dei seguenti beni: unità immobiliare villa con cortile intestata a Ravagnani Anna sita in Salvaterra, Via Partigiani 262, […] il cui valore indicativo del mercato è di almeno Lire 1.000.000.0002.

Questo momento della storia del bene immobile è lo spartiacque fra gli anni di gloria dell’edificio storico e lo stato di abbandono in cui è rimasto nel corso dei dieci anni successivi al sequestro.

Solo nel 2002 infatti la Procura di Verona ha dato disposizione di confisca dei beni e li ha devoluti allo Stato. L’anno successivo sono passati al patrimonio indispensabile del Comune di Badia Polesine, ente che non se l’è sentita di prendersi in carico tale patrimonio da ristrutturare e che ha rifiutato di gestire. Fortunatamente alcune associazioni della zona, fra cui il Centro Documentazione Polesano Onlus (CDP), insistettero affinché restasse parte del patrimonio del Comune e che fosse quindi riutilizzato dalla collettività.

Edificata nel XVIII secolo, non esistono documenti che ne attestino l’anno esatto della costruzione, ma l’edificio risulta già presente nel catasto napoleonico del 18253. A dare indicazione sulla sua età è proprio lo stile architettonico con la quale è stata realizzata: seguendo i dettami artistici del Neoclassicismo, la villa presenta forme semplici in linea con la sobrietà richiesta dallo stile che si rifaceva al classicismo di epoca greca o romana. I volumi e la divisione interna sono equilibrati, l’edificio è simmetrico e lo si nota dalla presenza di due camini che danno verticalità alla facciata chiusa da un piccolo timpano triangolare.

All’interno quindi: due caminetti, fregi, rifiniture in marmo e affreschi che sembra siano stati rimossi da Ferrari durante una prima ristrutturazione. Questa ha comportato lo scempio degli aspetti architettonici più antichi, ma ha anche permesso la messa in sicurezza dell’edificio che quindi ha saputo superare i lunghi anni di abbandono. Questa non vuole certo essere una giustificazione, ma forse più una consolazione.

La villa è composta da tre piani: il primo ospita i locali nobili della zona giorno, salendo si trova la zona notte, mentre al terzo piano le soffitte erano adibite a magazzino. Nel 1875, sempre grazie alla lettura delle carte catastali, si apprende di come sia stato fatto un ampliamento sul lato sinistro che dà all’edificio configurazione planimetrica a “L”, come la vediamo anche oggi. Da metà Ottocento in poi, la villa fu frazionata e passò in eredità a diversi proprietari dai quali prese il nome.

Fu nel 1988 che l’intera villa Valente-Crocco venne venduta per 50 milioni di lire alla famiglia Ferrari la quale la utilizzava come casa in campagna nel periodo estivo4. Con la confisca definitiva del 2002, il Comune di Badia Polesine accettò di prendere a carico del bilancio comunale gli oneri finanziari per destinare la villa a sede di organizzazioni di volontariato e dell’associazionismo. Sebbene la casa si presentasse in buono stato erano necessari degli interventi di recupero che permettessero la messa in sicurezza dell’edificio, ma che il Comune non era in grado di garantire.

Nel 2012 Libera-Coordinamento Provinciale di Rovigo e Centro Documentazione Polesano Onlus (CDP) hanno avanzato un primo progetto di riqualificazione, nel frattempo la villa è rimasta in stato di abbandono per quasi dieci anni. Il progetto era strutturato in due fasi: prima il recupero dell’area esterna che vede un cortile di circa 400 metri quadrati posto adiacente al lato strada e il terreno retrostante per l’avvio di piccole attività agricole con l’impegno di cooperative sociali; la seconda fase invece era legata alla messa in sicurezza e all’agibilità delle stanze al piano terra.

Grazie alla partecipazione ad un bando GAL (Gruppo di Azione Locale) attivo nel Polesine, il Comune ha ottenuto nel 2014 un finanziamento di 200 mila euro per poter procedere allo svolgimento dei lavori a partire dal progetto proposto da Libera con altre associazioni. L’intervento di recupero dell’area esterna e del piano terra si è concluso nell’autunno 2015: la villa è operativa già dai primi mesi di gennaio 2016 diventando così “Casa della cultura e della legalità”.

L’avvio di questa nuova vita del bene immobile confiscato e ridestinato alla collettività ha mosso i primi passi verso un lungo percorso ancora tutto da scrivere. Villa Valente-Crocco ha lasciato il segno nella storia del basso Polesine e ci sono voluti molti anni perché da “casa del mafioso” diventasse “Casa della cultura e della legalità”. Oggi è sede di diverse associazioni, tutte coordinate dal CDP che organizza la vita nella villa con incontri a tema, cineforum e attività all’aperto come coltivare l’orto sociale che già quest’hanno a visto il suo primo raccolto. È cominciato un nuovo percorso per Villa Valente-Crocco, che non può che essere in salita, verso l’apertura alla comunità e lontana dalle vecchie vicende in odor di mafia.

Marta Bigolin

Marta Bigolin – Cosa Vostra

Immagine tratte da Google Immagini

Fonti

1 Spezia L., Spezzata la “Turchia Connection”, in «la Repubblica.it», http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/01/19/spezzata-la-turchia-connection.html.

2 Ing. Moro E., Villa Crocco-Valente, in «Salvaterra», http://progettosalvaterra.blogspot.it/p/villa-valente-crocco.html.

3 Ibidem.

4 Ibidem.