Villa Schiavone. I Casalesi, le confische e la burocrazia italiana

Walter è il fratello di Francesco Schiavone, capo del Clan dei Casalesi, la filiale mafiosa di Casal di Principe della Camorra, resa famosa da Roberto Saviano nel suo libro, Gomorra. È di Walter la Villa Scarface – così soprannominata per la rassomiglianza architettonico-stilistica degli interni con la cinematografica dimora di Tony Montana, interpretato da Al Pacino nel celebre film di Brian De Palma.

Francesco Schiavone, classe 1954, detto “Sandokan” per la somiglianza con l’attore Kabir Bedi, poco più che trentenne si fa le ossa al cospetto dell’allora capo del clan casalese Antonio Bardellino di San Cipriano d’Aversa. Abile stratega, Schiavone lavora dietro le quinte, fa il doppiogiochista, incrina i rapporti, elimina man mano la concorrenza. Dopo l’arresto del socio Francesco Bidognetti nel 1993, ha la strada spianata: domina, spietato, il clan e consolida il suo potere. Recluta nuove leve. Ha referenti in politica che agevolano la sua attività criminale. Gestisce l’impresa casalese tra traffici illeciti e la riscossione di tangenti con le quali grandi aziende tra cui Cirio e Parmalat garantiscono il dominio dei propri prodotti sul mercato. Passa un lustro tra faide familiari, vendette, ripicche, condanne e revoche di condanne, dentro e fuori dal carcere per detenzione d’armi e associazione camorristica. Francesco Schiavone è sempre ancorato al trono del gruppo criminale casalese. Alla sua corte vari vassalli: oltre al primogenito Nicola che ne segue le orme, lavorano per lui il fratello Walter ed i cugini Carmine, Francesco e Nicola che coordinano le attività gestionali dell’impresa e assicurano piena libertà di movimento a Sandokan.

Ed è proprio grazie alle testimonianze del cugino Carmine, pentito, che la Dda lancia l’inchiesta Spartacus già nel 1993. Francesco Schiavone viene arrestato nel luglio 1998, a seguito di un’ordinanza cautelare emessa nel dicembre 1995. L’inchiesta ci riporta al fratello Walter – anch’egli figura nella lista preliminare di milletrecento indagati – ed alla villa Scarface.

Nel corso del processo, infatti, sono sequestrati ben 199 fabbricati, 52 terreni, 14 società, 12 autovetture, 3 imbarcazioni. Walter viene arrestato nel febbraio 1996. Mentre è detenuto nel supercarcere di Novara sviluppa una grave forma di anoressia a seguito della perdita del figlio sedicenne a causa di un incidente stradale. Viene quindi trasferito prima al centro clinico del carcere di Parma e poi alla clinica psichiatrica San Rossore di Pisa. Nel 2000 riesce ad evadere ai controlli alternati di carabinieri e polizia, probabilmente con l’aiuto della moglie.

La storia della confisca della villa, un edificio che si sviluppa su tre livelli per complessivi 850 metri quadri, inizia dunque nel lontano 1994. Durante le indagini a danno del proprietario nel merito dell’inchiesta Spartacus, l’immobile è sottoposto a sequestro preventivo. Cinque anni più tardi arriva la confisca definitiva e nel 2001 la proprietà è assegnata al Comune di Casal di Principe. Poco prima della consegna ufficiale delle chiavi al Comune il bene viene vandalizzato: un metodo per lanciare un messaggio e rendere inservibile la struttura, nel completo sprezzo del principio di legalità e delle norme di base per il funzionamento di una società.

Due anni più tardi, nel 2003, l’affidamento all’Agenzia per l’innovazione, lo sviluppo e la sicurezza sul territorio, il Consorzio Agrorinasce un gruppo di comuni del circondario che gestisce 160 beni confiscati nel casertano. L’iter per il finanziamento dei lavori di ristrutturazione dell’immobile si conclude nel 2007 con il versamento di Fondi per le Aree Sottoutilizzate (FAS) da parte della Regione Campania, nell’ambito della Legge Finanziaria 2003. Trecento mila dei circa 2 milioni di fondi stanziati dalla Regione sono amministrati dal Consorzio; i restanti 1.68 milioni vengono gestiti in concerto dalla Seconda Università degli Studi di Napoli come struttura appaltante e dalla Facoltà di Architettura di Aversa, incaricata dei lavori di progettazione.

Ma il processo di ristrutturazione procede a rilento a causa della lunghezza dei tempi di redazione del progetto e della sostituzione del direttore dei lavori in corso d’opera. Anche la destinazione del bene cambia: da biblioteca comunale a “Centro sportivo riabilitativo per disabili” che viene successivamente approvato dall’Agenzia del Demanio. Nel frattempo Agrorinasce organizza mostre all’interno dell’edificio e accorda il permesso per effettuare riprese cinematografiche degli interni.

A lavori ultimati, il 30 gennaio 2017, lo stabile di via Umberto Tasso, che si estende su un’area di 3.400 metri quadri, viene finalmente inaugurato alla presenza delle autorità: da Renato Natale, sindaco di Casal di Principe a Mario De Biase, direttore generale dell’ASL Caserta. E poi ancora Raffaele Cantone, presidente dell’Anac, Franco Roberti, il Procuratore nazionale Antimafia e i tre magistrati che avevano disposto la confisca del bene, Maria Vittoria Foschini, Diego Marmo e Francesco Cananzi. I lavori di ristrutturazione durano in totale dieci anni. Dieci anni. Ci si chiede: Mancano risorse? Mancano fondi? Non bastavano i due milioni messi a disposizione dalla regione campana? Lo stesso sindaco di Casal di Principe, Renato Natale, si rivolge alle autorità affinché indaghino sulla vicenda: scrive alla Procura di Napoli Nord, al ministero dell’Interno, alla Direzione distrettuale antimafia, all’Anac e alla Commissione parlamentare antimafia. Si narra che non abbia mai ricevuto risposta.

Si legge sul sito di Agrorinasce: “L’ultimazione dei lavori è avvenuta lo scorso 30 gennaio 2017, tuttavia il bene non è stato ancora consegnato all’ASL in quanto la Regione Campania non ha ultimato i pagamenti necessari per la chiusura della contabilità con l’impresa aggiudicatrice, per la redazione del certificato di regolare esecuzione e per i collaudi agli impianti. Tali atti sono fondamentali ai fini della richiesta di agibilità; l’ASL Caserta ha, nel frattempo, predisposto il progetto di gestione del Centro per la salute mentale previsto dall’accordo di programma del 21.12.2017 e acquistato tutti gli arredi e le attrezzature necessarie all’avvio delle attività”. Insomma, ventiquattro anni, tre Presidenti della Repubblica e nove Presidenti del Consiglio dopo, la “Villa della liberazione” – non più identificabile come “villa Scarface”, per volere del sindaco Natale – sembra non essere ancora del tutto operativa.

Merita certamente più attenzione mediatica la sempreverde inefficienza della gestione della res publica. Si può chiamare “mafia dell’antimafia”, applicata in senso lato ad identificare una folta schiera di marionette nel girone del marchingegno burocratico italiano, che sembra abbracciare una concezione fluida del tempo e sfoggiare un’etica di lavoro che oscilla tra pressapochismi, menefreghismi e pura sfacciataggine. è una farsa, una presa in giro.

Provocatoriamente, a questo punto, viene da chiedersi se la rivitalizzazione del bene confiscato non sarebbe stata più celere ed efficace se, per assurdo, a gestirla fosse stata la stessa società criminale casalese, guidata dalla premiata ditta Schiavone.

Silvia Bortoletto

Silvia Bortoletto – Cosa Vostra

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