Dopo le Mafie. L’esperienza di Circola sui beni confiscati

L’Associazione Circola – cultura, diritti e idee in movimento ha un obiettivo manifesto: quello di affiancare Amministrazioni e cittadini nell’agevolare il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia, dando man forte alla lotta contro la criminalità organizzata. La confisca dei beni a clan mafiosi ha infatti un forte impatto non soltanto economico ma anche simbolico: grazie a una fruizione attiva degli spazi, che vengono (ri)abitati da attività di segno opposto a quelle propugnate dai criminali, la cittadinanza si fa infatti vera protagonista di una cultura della legalità.

Abbiamo conosciuto Circola seguendo le vicende della villa di via Molise a Rozzano, immobile coinvolto nel progetto Dopo le Mafie, nato nel 2017. Abbiamo intervistato la Presidente di Circola, l’avvocato Veronica Dini, che partecipa al progetto come coordinatrice e membro del gruppo di lavoro giuridico.

Qual è stata la scintilla, l’idea, che ha portato alla nascita dall’Associazione?

Circola è nata nel 2016 dalla sinergia tra professionisti di vari settori: diritto, formazione, comunicazione, progettazione sono solo alcuni degli ambiti di riferimento dei soci fondatori. Essendo lungo e complesso l’iter burocratico che occorre affrontare per riqualificare un immobile confiscato alla mafia, abbiamo deciso di unire le nostre diverse competenze professionali, le nostre energie e idee per offrire il nostro contributo.

Ci siamo messi a disposizione di cittadini e Comuni per finalità culturali e e formative.

Abbiamo, così, proposto ad alcune Amministrazioni un progetto sperimentale – che valorizzasse ed elaborasse nuovi modelli di gestione di questi beni, caratterizzati da una idea ben precisa: quella dell’orizzontalità, di una gestione capace di partire dal basso, dal cittadino; sia che operi attraverso un’associazione sia che si presenti come individuo singolo, chiamato a valutare in prima persona un possibile reimpiego del luogo.

Un invito a liberare le forze della propria creatività e a fare dell’opposizione attiva alla criminalità un’opportunità di riscatto che segua un binario “altro” rispetto a quello dei convenzionali bandi pubblici emessi dal Comune.

Un vero e proprio modello culturale alternativo, aperto a soggetti nuovi e a nuove funzioni, che coinvolge i beni confiscati in quanto beni comuni per eccellenza.

Ci può parlare delle varie fasi del progetto Dopo le mafie?

Il progetto Dopo le mafie è nato nel 2017 e avrà termine nel dicembre del 2018, è un progetto a più tappe che si svolge a Rozzano (dove il Comune ha messo a disposizione del progetto una villetta confiscata quasi 10 anni fa), a Milano (dove lavoriamo su un piccolo appartamento situato in un condominio), e a Rho (dove abbiamo accompagnato una scuola a vincere il bilancio partecipativo sul bene confiscato oggetto del progetto).

E’ inoltre attiva una collaborazione con il Comune di Pero, che si svilupperà nei prossimi mesi. La prima fase del processo consiste nella valorizzazione ed elaborazione di modelli amministrativi e giuridici idonei a favorire una sperimentazione ampia e innovativa, effettuata in collaborazione con i Comuni.

Segue il coinvolgimento dei cittadini e delle scuole in un percorso di progettazione condivisa che mira a soddisfare le loro esigenze e ad ascoltare le loro proposte: in questo contesto, un tavolo tecnico composto da professionisti e Università funge da supporto alle idee emerse in relazione alla rinascita dei beni, concretizzando e rendendo sostenibili le proposte emerse nella fase di progettazione partecipata. Un percorso di accompagnamento specifico, educativo e formativo, riguarda poi le scuole e le biblioteche coinvolte in ciascun Comune.

Infine, Circola si occuperà di coordinare e accompagnare le varie operazioni di ristrutturazione dei luoghi e di presa in carico degli spazi da parte dei cittadini, oltre che di monitorare gli esiti del progetto.

Il progetto è riuscito a coinvolgere attivamente la cittadinanza?

Sì, il desiderio di dare voce a scuole e privati cittadini è riuscito: abbiamo creato una rete, soprattutto con le scuole.

Inizialmente hanno aderito al progetto di Milano due istituti, l’Istituto Cremona- Zappa e il Cavalieri, poi si sono poi aggiunte altre cinque scuole. Il Liceo Majorana di Rho, nostro partner di progetto, ha vinto il bilancio partecipativo. A Rozzano, alle scuole primarie e secondarie già partner, si è aggiunto il Liceo Calvino. Le scuole partecipano sia a livello formativo che progettuale: i ragazzi prendono parte attivamente e direttamente alla fase di co-progettazione e possono avanzare ai Comuni richieste di presa in carico e riutilizzo diretto del bene confiscato.

In alcuni casi, ragazzi con competenze tecniche supportano gli esperti nella ristrutturazione degli immobili: si occupano, per esempio, di sistemare impianti elettrici e giardini, di intervenire per rendere quei luoghi nuovamente agibili. A Rozzano, alcuni giovani sono entrati a far parte – anche con ruoli chiave – del “Comitato di scopo” che sta elaborando una proposta di patto di collaborazione con il Comune.

Molto importante è stata anche la collaborazione con le biblioteche, che sono parte attiva nella diffusione di una cultura e di una politica della legalità e di una cittadinanza attiva.

Avete dovuto far fronte a delle criticità nelle varie fasi del progetto?

Il problema maggiore è sempre quello di carattere culturale: le Amministrazioni pubbliche, spesso, non sono abituate a immaginare modelli alternativi a quelli esistenti e sperimentati. Avviare processi di co-progettazione non è sempre facile, anche se i Comuni partner del progetto hanno manifestato coraggio e grande apertura.

Progetto di riqualificazione di immobile confiscato

Per quanto riguarda i cittadini, bisogna dire che spesso, pur aspirando a forme di partecipazione più spinta alla vita della comunità, non ne hanno le competenze e spesso la pazienza. Occorre, dunque, aiutarli a strutturarsi e a formarsi.

Occuparsi attivamente e seriamente di beni confiscati è, del resto, una grande opportunità ma anche una significativa responsabilità. E’ dunque normale incontrare difficoltà.

Dopo questo progetto ce ne sono altri in cantiere?

I progetti in cantiere sono tanti: innanzitutto dovremo portare a compimento tutti gli ambiziosi propositi che ci siamo posti nel progetto Dopo le mafie.

Stiamo poi lavorando ad altri progetti sul tema della regolamentazione dei beni confiscati alla mafia e dei beni comuni, anche a livello nazionale. L’intento è quello di creare una rete operativa sempre più vasta e capillare, capace di combattere la criminalità a livello profondo.

Si ringrazia l’avvocato Veronica Dini per la disponibilità nel rilasciare l’intervista e l’impegno che la contraddistingue nelle progettualità di Circola.

Valentina Nicole Savino

Valentina Nicole Savino – Cosa Vostra

Immagini tratte da Circola