Al di là dei Sogni. Un’esperienza in un bene confiscato

La cooperativa Al di là dei Sogni è un piccolo gioiello di resistenza alla Camorra. È stata creata a Sessa Aurunca nel lontano 2004, un comune campano in provincia di Caserta, d’origine antica. Il paese infatti, sorge in una zona conosciuta già in epoca romana, incastonato fra colline e zone pianeggianti, lambite dal fiume Garigliano. È una cooperativa che si occupa di inserimento di persone svantaggiate, che vuole garantire il benessere psico-fisico di chi ad essa è affidato. Ma non solo. Dal 2008, inoltre, amministra il bene confiscato “Alberto Varone”, sottratto al camorrista Antonio Moccia, nella frazione di Maiano.

Dopo il sequestro il terreno rimase abbandonato a lungo finché qualcuno non ha deciso di farlo diventare la casa di chi una non l’ aveva. Negli ultimi anni il bene è meta di gite scolastiche e a raccontare l’esperienza della cooperativa Al di là dei Sogni è sempre Simmaco Perillo, colui che, a dispetto delle minacce e della paura, continua a svolgere il suo lavoro con passione ed amore. Chi lo ha guardato negli occhi può comprendere quanta importanza abbiano persone come lui, che hanno a che fare con la mafia ma anche con i problemi quotidiani di chi deve gestire un’attività economica.

Buongiorno Simmaco, la prima domanda che ti pongo è questa: come spiegheresti l’antimafia ad un ragazzo? Secondo me è una parola abbastanza vuota, priva di significato perché è come parlare di un tumore. Quando un organo ha un tumore non si dice che tutti gli altri siano antitumorali. La società è la società che ha una malattia, una devianza, un cancro, che è la camorra. Non c’è l’anti-camorra nella società, perché tutto è anti-camorra. Io vedo l’antimafia: tutti quelli che si alzano, tutti quelli che fanno bene il proprio lavoro, tutti quelli che sono fedeli alla propria etica professionale e di vita è antimafia ed è anche inutile sottolinearlo. L’antimafia nella battaglia alla mafia sono le forze dell’ordine e la magistratura. Tutto il resto nella società civile è una società responsabile.

Pensi che le persone comuni si siano rese conto che i mafiosi non sono le solite figure stereotipate? In termini di percezione credo profondamente che lo abbiano capito, che passino anche inosservati. Il problema più grande, secondo me, sta nella consapevolezza che la mafia passa attraverso i sistemi di corruzione. Quindi sì, penso che si sia sdoganata l’immagine del mafioso. In termini di immaginario, è visto molto di più che in passato come una persona apparentemente comune. Anche perché le storie dei rifiuti e dell’interramento hanno fatto in modo che la gente aprisse gli occhi: è il “pensiero mafioso”, per cui dentro ai sistemi di mafia ci possono essere un po’ tutti, può esserci chiunque, sicuramente.

Allora cosa pensi dei telefilm come “Gomorra”? Offrono una rappresentazione adeguata della mafia? È business, è solo economia allo stato puro da parte di chi l’ha pensato. È solo merce da vendere e chiaramente ha il suo seguito. Ci sono persone che emulano il comportamento camorrista. Inoltre, la serie tv in questione racconta una storia che non esiste più da vent’anni e che non aiuta quel popolo e quel quartiere di Napoli. Non aiuta queste terre che continuano ad essere conosciute nel mondo come le terre di “Gomorra”, quando in realtà le cose sono cambiate. Sono cambiate anche grazie a Saviano e al suo libro. Ma continuare a fare business su una storia che, per fortuna, non esiste più, non è giusto.

La cooperativa Al di là dei Sogni è proprio il risultato di questo Rinascimento” campano. Suo obiettivo è quello di promuovere una filiera produttiva e allo stesso tempo etica, attraverso l’inserimento nel mondo lavorativo di persone svantaggiate. Si coniugano attività sociali e simboliche: ciò che una volta era sinonimo di violenza oggi rinasce grazie alla collaborazione con istituzioni ed enti sociali. E qui chi proviene da situazioni di disagio trova la dignità di essere umano, con attività come la fattoria didattica, l’agricoltura sociale e il turismo responsabile. La cooperativa diventa quindi espressione di un territorio che vuole cambiare e trasformare i bisogni in iniziative di microeconomia e sviluppo locale, valorizzando anche il senso di comunità perduta.

Non è semplice descrivere ciò che si vede e si vive. Una realtà di grande impatto che offre speranza, in un mondo in cui le cattiverie fanno notizia. È meraviglioso sapere che c’è qualcuno che ancora lotta per ciò che è giusto. Quando gli edifici del bene confiscato sono stati scempio di atti vandalici, Simmaco, anziché arrendersi, ha preso un sacco a pelo ed ha passato intere notti al freddo, per sei mesi, in quella che oggi è la mensa della cooperativa. Nell’estate del 2016 qualcuno ha dato alle fiamme una parte del terreno coltivato. E nonostante ciò, Simmaco ha continuato con una tenacia e una sicurezza lodevoli. La sua grandezza sta proprio nel combattere nonostante la paura.

Quanto è complicato gestire un bene confiscato anche a livello burocratico? E’ una battaglia continua, fatta di documenti, modalità, relazioni sbagliate, modi di porsi da parte dell’amministrazione comunale errati. Quanto è complesso? Molto. Sicuramente all’interno c’è l’aggravio di un sistema di tante persone che o se ne stanno alla larga per non avere problemi o perché sono abituati a lavorare in modo sbagliato. C’è molta sciatteria. Queste persone non danno il giusto peso a quel territorio: non è solo un un bene confiscato, ma è anche un simbolo, perciò ha bisogno di attenzione. Tuttavia il problema non è solo con le amministrazioni comunali, il sistema non funziona bene, burocraticamente parlando, dal momento del sequestro. Perché i beni confiscati devono arrivare puliti sotto il profilo delle autorizzazioni, avere tutto in regola quindi. E invece accade di ritrovarsi con un bene che necessita di essere legalizzato attraverso tutta una serie di atti burocratici che il comune non ha eseguito, l’Agenzia Nazionale dei Beni sequestrati e confiscati nemmeno. Alla fine il problema passa alla Cooperativa o all’Associazione. Non è solo un grosso peso economico sulle spalle ma anche un grande dispendio di energie e, in alcuni casi, diventa anche una trappola per chi gestisce il bene. Bisogna essere chiari sui beni confiscati, altrimenti diventa tutto confuso e dove c’è confusione si crea la possibilità d’infiltrazione per la mafia. E sarebbe il colmo se da un lato confiscassimo i beni e dall’altro glieli riaffidassimo.

Quanto esattamente influisce la politica sulla gestione dei beni confiscati? È tutto in mano alla politica, è il consiglio comunale che decide il modo in cui riutilizzare o stare vicino a chi si occupa del bene confiscato. Ma questo non mi spaventa. Noi abbiamo bisogno di una buona politica che possa creare percorsi di economia solidi sui nostri territori. Quindi ricominciamo ad interessarci di politica, a fare politica, riprendiamo ad andare nei partiti, a fare propaganda ed a occuparci di diventare cittadini responsabili. La politica si occupa del popolo, noi dobbiamo scendere in piazza e decidere cosa fare delle nostre città!

Visitando la cooperativa, si può conoscere Erasmo, affetto da sordomutismo, con disturbi dovuti a paralisi spastica, la cui voglia di vivere è contagiosa: Erasmo lavora nel campo dell’agricoltura. In quanti si aspettano che un uomo con questo tipo di malattia possa lavorare nei campi? E si può conoscere Olga, che ha superato una grave depressione che le stava rubando la vita. E ancora si può conoscere Vincenzo, che non ha avuto una vita semplice, ma nonostante questo, è ancora di una dolcezza commovente.

Bastano pochi giorni, poche persone e poche parole per cambiare completamente la visione delle cose. Ed è con le parole di Vincenzo, inerenti alla sua vita attuale, che si conclude il racconto della cooperativa Al di là dei Sogni: “In questo posto mi trovo benissimo. Il posto è meraviglioso e la gente anche. Simmaco è il presidente e ci capisce. Siamo una famiglia e ci vogliamo bene. Se vuoi stare bene qui, devi rispettare tutti e voler bene a tutti. Se cominci a fare le cose a malincuore, niente ha più senso. Io sono qui e voglio bene a tutti“.

Simona Andreea Hutanu – Cosa Vostra

(Revisione testo F.T.)

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