Politica e corruzione in Italia. Le storie dimenticate

Qual è la cosa più difficile di questo mondo? È rendere simpatica l’onestà. Questo è quel che in modo semplice ci ha lasciato un antico detto orientale: una disarmante, sempre attuale, verità. Dal secondo dopo guerra in poi la nostra classe dirigente, la politica e in generale le persone al vertice dell’Italia, hanno dimostrato più volte, in modo eclatante o meno, la loro poca simpatia verso l’onestà. L’onestà e la legalità vanno di pari passo e ciò che si contrappone ad esse è la corruzione.

Che cos’è la corruzione? Perché è un termine così tanto presente nel nostro Paese e nella nostra quotidianità? Non c’è una definizione unica e assoluta di “corruzione”, sembra invece formata da tante piccole cose: dall’atteggiamento, dall’egoismo, dal degrado economico, sociale e politico, dalla mancanza di dignità, dalla mancanza di sacrificio e impegno.

Il primo episodio clamoroso che ha posto l’attenzione dell’opinione pubblica sulla corruzione è datato 1965. Si tratta dello Scandalo Tabacchi. Protagonista dello scandalo è stato Giuseppe Trabucchi, ex ministro delle Finanze democristiano, accusato di aver accordato ingiustificate licenze per l’importazione di tabacchi a due società di proprietà di un ex deputato, anch’esso democristiano, in cambio di finanziamenti per il partito. Con il senno di poi ci viene facile pensare ad una vera e propria tangente finalizzata al finanziamento illecito del partito. Possiamo quindi cogliere da questo caso che il problema della corruzione politica nasce proprio da qui, dal finanziamento illecito ai partiti. I partiti di massa non erano più solamente partiti, ma erano divenuti vere e proprie aziende, e per competere avevano bisogno di soldi.

Quanto e come è stato tollerato questo primo caso di finanziamento illecito?Possiamo dire che c’è stata una volontà auto assolutoria della politica. La Commissione Parlamentare chiamata a decidere sull’autorizzazione a procedere salva dalle accuse di contrabbando, interesse privato e abuso di potere il senatore Trabucchi. Lo scandalo si chiude così. Senza andare oltre. A dieci anni dallo Scandalo Tabacchi, nel 1976, scoppia lo Scandalo Lockheed. Il caso Lockheed coinvolgeva politici e dirigenti italiani in atti di corruzione, che avevano come finalità quella di favorire l’acquisto degli aerei americani Hercules C-130 da parte del Governo. Il meccanismo era molto semplice: l’azienda statunitense costruttrice di aerei militari dispensava tangenti ed in cambio doveva essere preferita a tutte le altre. Tangenti che andavano talvolta nelle casse dei partiti e talvolta nelle casse dei singoli. Nomi di politici illustri erano stati coinvolti nel caso, da Luigi Gui, esponente della Democrazia Cristiana, a Mario Tanassi, socialdemocratico. Entrambi avevano ricoperto il ruolo di Ministro della Difesa negli anni precedenti allo scandalo, ed entrambi erano stati accusati di corruzione. Nel 1978, l’allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone dato il clima politico fu costretto alle dimissioni, accusato di essere coinvolto in prima persona nello scandalo.

Tanassi fu riconosciuto colpevole e fu il primo ex ministro a finire in carcere. Gui fu ritenuto innocente e Leone fu riconosciuto dalla commissione bicamerale d’indagine estraneo ai fatti.

La vera e propria crisi del nostro sistema democratico arriva però nel 1992 con un caso di corruzione che possiamo definire come uno dei momenti più bui e tristi della nostra Repubblica: Tangentopoli. Tangentopoli fu un caso così travolgente e allarmante che ha portato gli storici a paragonarlo ad una frattura. L’Italia dalla Prima Repubblica approda nella Seconda Repubblica. Un giovane magistrato, Antonio di Pietro, nel febbraio del 1992 arresta l’ingegner Mario Chiesa con l’accusa di concussione. Chiesa era un esponente milanese del Partito Socialista Italiano e il suo arresto fu decisivo per scoprire la fittissima rete di corruzione e di concussione che il sistema tangenti aveva innescato. Chiesa confesserà ai giudici giri miliardari di tangenti. L’indagine si apre a Milano, ma ben presto i giudici scoprirono un sistema di corruzione che aveva avvelenato l’intero Paese. Gli appalti pubblici venivano vinti dietro il pagamento ai politici di tangenti, le quali erano destinate nella maggior parte dei casi al finanziamento occulto dei partiti. Il costo della tangenti raramente veniva sopportato direttamente dalle tasche degli imprenditori, molto spesso la tangente veniva pagata dal cittadino attraverso il peggioramento dei prodotti e l’aumento dei prezzi. Il sistema era così tanto consolidato che ogni partito aveva un cassiere che regolava il flusso di queste illecite entrate.

Per avere un’idea concreta di quello che è stato Tangentopoli basta far riferimento a dei numeri: 25400 avvisi di garanzia, 4525 arresti, 3200 richieste di rinvio a giudizio, 1254 condanne, 910 assoluzioni. Furono indagati centinaia di deputati e anche diversi ministri. L’impatto che questo sistema ebbe sul debito pubblico, secondo i calcoli dell’epoca oscillava tra i 150’000 e i 250’000 miliardi di lire, l’equivalente di tre finanziarie. Mai come in questo periodo l’opinione pubblica si aggrappa ai giudici e al potere giudiziario. Questo caso però nasconde anche delle ombre, come ad esempio la gogna mediatica che trasformava ogni avviso di garanzia in una condanna assoluta e perentoria sulla persona, o come casi di suicidi illustri, dall’ex Presidente dell’Eni Gabriele Cagliari, all’ex Presidente della Montedison Raul Gardini. La conseguenza di Tangentopoli fu quindi la scomparsa dei grandi partiti di massa. Partiti come la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista Italiano vengono spazzati via con le elezioni del 1994. Il Parlamento cambia completamente assetto, le elezioni vengono vinte da Forza Italia, ed entrano per la prima volta nel governo esponenti della Lega Nord e di Alleanza Nazionale.

Negli anni novanta protagonista non è stata solamente la corruzione. Gli anni novanta vengono ricordati anche per un’altra pagina triste: quella della stragi. Corruzione e stragi, sono state senz’altro i sintomi di una società che stava arrivando al collasso, di un sistema che stava andando a morire, portando con sé non poche vittime. Tra il 1992 e il 1993 si sono consumate stragi e attentati violenti e brutali: la strage di Capaci, la strage di Via D’Amelio, gli attenti di Firenze, Roma e Milano. Chi non ha vissuto quegli anni in prima persona può solamente immaginare la sensazione di paura, di tensione che si poteva percepire. Questo era il quadro dell’Italia, divisa tra paura e denaro sporco.

Gli scandali di Mani pulite non hanno affievolito il problema della corruzione che resiste saldamente nel nostro Paese. Si potrebbe oggi ipotizzare però, un sistema di malaffare diverso dal precedente.

La corruzione continua ad essere ben strutturata, anche se ora il fine non ruota più attorno al finanziamento illecito dei partiti, ma attorno all’arricchimento dei singoli. Si sono create nella maggior parte dei casi reti di corruzione politica stabili, che non puntano ad affari occasionali, ma a scambi organizzati e duraturi nel tempo.

Il dato più allarmante è l’incremento continuo del coinvolgimento in queste reti della criminalità organizzata. Casi noti e preoccupanti di tangenti e corruzione recenti, che legano l’intero stivale sono l’Expo, il Mose e Mafia Capitale. Nonostante tutti questi scandali che portano tra le altre cose uno spreco continuo di denaro, il vecchio vizio delle tangenti e della corruzione il nostro Paese ancora se lo porta appresso. Viene spontaneo chiedersi, ma perché? Non siamo riusciti ad imparare dal nostro passato e dai nostri errori?

È troppo facile giustificarsi dicendo che è un comportamento insito nella nostra cultura. I politici o chi per essi, prendendosi la responsabilità di amministrare e governare una res publica lo dovrebbero fare diventando loro stessi il mezzo per arrivare al bene comune, ad una società più civile e giusta. E non servirsi dei mezzi che potrebbero avere a loro disposizione per interesse personale.

Dobbiamo scoprire e cogliere il significo più aulico della politica.

Politica è mettersi a disposizione degli altri senza doppi fini, politica è lungimiranza, politica è responsabilità, politica è umiltà. Sì, sembra utopia, ma questo Paese non è fatto solamente di malaffare, ma anche di speranze e possibilità.

Sara Carbonin

Sara Carbonin – Cosa Vostra

Immagini tratte da Google Immagini