La Strage di Piazza della Loggia

A Brescia quel giorno sono le dieci del mattino, piove a dirotto, mentre un corteo di manifestanti sta per raggiungere Piazza della Loggia, cuore della città, per protestare contro la serie di attentati che l’hanno bagnata di sangue nei giorni precedenti. È il 28 maggio 1974: solo poche ore prima, sedi sindacali, negozi e supermercati sono stati bersaglio di attentati di ispirazione neofascista; il 18 maggio, il terrorista di estrema destra Silvio Ferrari si è fatto esplodere in piazza del Mercato, in piena notte.

Sono gli “anni di piombo“, in cui le bombe dilaniano l’Italia da Nord a Sud: la scia di sangue è iniziata a Milano cinque anni prima, con la strage di Piazza Fontana, poi l’attentato alla Questura e la morte dell’agente di polizia Antonio Marino. Per questo, a Brescia, in Piazza della Loggia, i sindacati e il comitato antifascista annunciano una manifestazione contro il terrorismo; ma quel 28 maggio, il corteo è accompagnato da una pioggia torrenziale, quasi presagio di sventura.

Alle 10.12 un boato interrompe il comizio della CISL: una bomba artigianale, nascosta in un cestino dell’immondizia, esplode. Il tragico bilancio di un attentato rimasto impunito per oltre trent’anni, tra depistaggi e assoluzioni, racconta di almeno un centinaio di feriti e otto morti. Otto vite spezzate, intere famiglie distrutte: Giulietta Banzi Bazoli (34 anni, insegnante di francese), Livia Bottardi in Milani (32 anni, insegnante di lettere alle medie), Euplo Natali (69 anni, pensionato ed ex partigiano), Luigi Pinto (25 anni, insegnante), Bartolomeo Talenti (56 anni, operaio), Alberto Trebeschi (37 anni, insegnante di fisica), Clementina Calzari Trebeschi (31 anni, insegnante), Vittorio Zambarda (60 anni, operaio).

Solo nel 2017, in vergognoso ritardo, si arriva a una condanna: ergastolo per Maurizio Tramonte e Carlo Maria Maggi, l’uno per aver collocato fisicamente la bomba in Piazza della Loggia, l’altro in quanto diretto organizzatore dell’attentato.

Nella sentenza di condanna i giudici evidenziano la duratura opera mistificatoria perpetrata da una parte non irrilevante, ma oggi non individuabile, degli apparati di sicurezza della Stato e delle forze occulte che hanno prima avallato lo sviluppo dei progetti eversivi della destra estrema e poi, sviato l’intervento della magistratura, di fatto rendendo impossibile la ricostruzione dell’intera rete di responsabilità. “Il risultato è stato devastante per la dignità stessa dello Stato e della sua irrinunciabile funzione di tutela delle istituzioni democratiche, visto che sono solo un leader ultra ottantenne e un non più giovane informatore dei servizi, a sedere oggi, a distanza di 41 anni dalla strage sul banco degli imputati, mentre altri, parimente responsabili, hanno da tempo lasciato questo mondo o anche solo questo Paese, ponendo una pietra tombale sui troppi intrecci che hanno connotato la mala-vita, anche istituzionale, dell’epoca delle bombe“. Tramonte era latitante in Portogallo: fuggito pochi giorni prima della sentenza di Cassazione (è stato comunque estradato), incarna nella sua persona la vigliaccheria di uno degli attentati più tragici della storia dell’Italia.

(Articolo originariamente pubblicato il 28 maggio 2018)

Silvia Giovanniello

Silvia Giovanniello – Cosa Vostra

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