La Camorra a Nordest tra usura, affari e rifiuti

La Camorra a Nordest e in particolare in Veneto è attiva da anni. L’inchiesta di Fanpage.it sulle infiltrazioni della Camorra a Venezia attraverso il settore dei rifiuti non fa che confermare l’appetibilità di una regione che non ha ancora generato gli adeguati anticorpi al crimine organizzato e ai facili guadagni. Anzi, il contrario. In Veneto i soldi non puzzano mai.

Il contesto territoriale. É dalla fine degli anni Settanta e poi dagli anni Ottanta e Novanta con grande furore che, il Nordest è cambiato ed è stato cambiato da una certa tipologia di sviluppo (urbano e sociale), in cui colossi aziendali e imprese medio piccole sono cresciute parallelamente a cubature ed imprese edili, lavori stagionali e servizi. E contemporaneamente ad un’importante crescita economica, è avvenuta l’infiltrazione delle mafie nel tessuto sociale ed economico nordestino.

Come ci ha spiegato anche il Prefetto di Verona, Salvatore Mulas: “Al contempo, con la crescita economica, si è registrata una inversione di tendenza e il Veneto, che era la regione d’Italia che deteneva il record per tasso di emigrazione, è divenuta terra d’immigrazione. Intorno agli anni ’70 è iniziata a registrarsi anche l’immigrazione della criminalità organizzata, attratta dalle favorevoli condizioni economiche e produttive in un territorio in forte espansione, per poter incrementare i traffici illeciti e reimpiegare i proventi delle attività criminali, quali principalmente traffico di droga e di armi“.

Ma oltre al denaro sono arrivati i mafiosi in carne ed ossa. Basso profilo e fare da imprenditore (talvolta lo erano proprio). Così il crimine organizzato era pronto a stringere mani e a chiudere affari in un batter d’occhio. Qualcuno già negli anni Ottanta mormorava di pizzerie e ristoranti in mano a uomini del Sud, forse mescolando un po’ di patriottico “venetismo”, ma le inchieste non hanno dato seguito a queste voci.

Tuttavia è la Commissione parlamentare antimafia con la sua relazione del 1994 che non solo lancia un’allarme inascoltato per il Veneto, ma scrive di “un indissolubile legame tra criminalità organizzata e tessuto economico“. Ed è pur certo che questo legame non si crei dall’oggi al domani.

Cammora a Nordest dagli anni Ottanta. Se volessimo dare un primo nome ai camorristi del Nordest, sarebbe quello degli Agizza, due fratelli “sconosciuti” ai più, che erano titolari dell’omonima impresa di pulizia in grado di ottenere lavori miliardari dalle “Ferrovie dello Stato”. Gli Agizza lavoravano a Venezia, a Mestre, a San Donà di Piave, oltre che a Bari e Roma. E possedevano una discarica a San Pietro di Rosà.

È l’ex sindaco di questo piccolo comune vicentino, Lorenzo Signori, a raccontare: “I fratelli Agizza erano proprietari di una discarica qui. Erano camorristi ricercati dalla polizia in tutta Italia, latitanti da anni. Nessuno di noi sapeva chi fossero, nessuno di noi aveva mai visto una loro fotografia su un giornale. Io ai tempi ero sindaco e l’allora ministro Enzo Scotti me li raccomandò dicendo che lavoravano bene. In seguito prese le distanze dicendo che non sapeva fossero ricercati. Li aveva visti all’opera e gli erano sembrati scrupolosi e veloci. Io non diedi loro l’incarico perché avevo già altre ditte sottomano, ma non ebbi alcun sospetto sulla loro identità. […] Nessuno, dopo la clamorosa rivelazione, si è però mai interrogato per scoprire le loro aderenze con il potere locale. […] Nella discarica degli Agizza furono trovati rifiuti tossici. Fu la Provincia a bonificare il terreno. Venivano scaricati bidoni tossici provenienti da Marghera. Per me è ancora una bomba ecologica. È stato messo un coperchio, ecco tutto“.

Soggiornanti obbligati, latitanti e imprenditori. Negli anni Ottanta, in virtù di quella legge che prevede per i mafiosi il soggiorno obbligato fuori dalla regione d’origine, arrivarono a Nordest criminali del calibro di Antonino Galasso, del Clan Alfieri, in provincia di Verona, e Anna Mazza, soprannominata la “vedova nera della Camorra”, in provincia di Treviso.

Nel 2011 a Chioggia (Venezia) è stato arrestato Luigi Cimmino, capo camorrista del Vomero, in fuga da un mese. Un mafioso di spessore, coinvolto anche nell’omicidio dell’innocente Silvia Ruotolo.

E qualche anno prima a Verona, le manette ai polsi erano scattate per Giacomo Cavalcanti, soprannominato “O’ Poeta”, per l’omicidio di Alvino Frizziero. Nonostante quello che si possa pensare, quindi, il Veneto è una terra che accoglie. Accoglie soprattutto coloro che portano soldi – non importa di quale provenienza – o che vogliano fare, anche illegalmente.

Come è successo tra San Donà di Piave, Eraclea e Caorle, in provincia di Venezia, dove nel 2012 è scattato l’arresto, in seguito all’operazione Millionaire, per tredici persone, molte delle quali legate alla Camorra ma residenti da tempo in Veneto oppure imprenditori del Nordest assai propensi a fare affari con personaggi poco raccomandabili, per usare un eufemismo. È il caso di Mauro Bugno, presidente del San Donà Calcio 1922, o ancora dell’imprenditore di San Stino di Livenza, Franco Crosariol. Ma, tra gli arrestati, il ruolo più importante era quello del funzionario di banca, Federico Marchesan, che doveva muovere il denaro proveniente dalla Campania. Agli arrestati sono stati contestati a vario titolo, estorsione aggravata, porto abusivo d’armi, ricettazione, truffa, lesioni gravi, con l’aggravante delle modalità mafiose.

Sempre nel 2012, invece, l’operazione Coast to Coast, porta al sequestro e poi alla confisca di beni (valore complessivo 10 milioni di euro) a Michele Pezone, pregiudicato legato al Clan dei Casalesi, noto per estorsione ed usura. Molti immobili, comprati riciclando denaro di illecita provenienza, a lui intestati in Veneto, si trovano proprio in provincia di Venezia, a San Donà di Piave, Jesolo e Portogruaro.

È il Veneto orientale, quindi, terreno di conquista per la Camorra. Anche se a volte di Camorra a Nordest non si “deve” parlare. È il caso di Luciano Donadio, imprenditore di origine campane ma da decenni residente in Veneto e attivo a Eraclea. Nel 2006 ha patteggiato una pena ad un anno e otto mesi di carcere per usura (a suo dire, per chiudere in fretta il processo e non perdere tempo). Ma nel 2013 il suo nome compare negli articoli dei quotidiani locali per il fallimento e la bancarotta fraudolenta della holding di Graziano Poles, imprenditore veneziano, con cui era in affari. Tuttavia a chi lo accusa di legami con la Camorra, Donadio ha risposto con querele (anche nei confronti dei giornalisti) e pagine di giornali comprate per dire che lui non è un camorrista. Verrebbe da chiedere cosa pensino gli abitanti di Eraclea di questo.

Il caso “Aspide”. Negli ultimi anni pare che più di qualcuno abbia iniziato a prendere coscienza del problema Camorra a Nordest. Ad esempio, nel 2016, a Padova, alla ditta Pi.ca di Modena, sospettata di legami con la Camorra, venne revocato l’appalto per la costruzione di un asilo nido nel rione Crocefisso. Nel 2017 il Prefetto di Treviso, Laura Lega, ha emanato cinque interdittive antimafia nei confronti di un quarantaquattrenne campano ma da anni residente a Montebelluna (Treviso), a cui erano riconducibile cinque attività: una concessionaria d’auto, un’impresa edile, un ristorante, un magazzino di commercio all’ingrosso e un negozio di scarpe. Un faro acceso e puntato, dunque, sulla capacità della Camorra a Nordest di farsi impresa e ad agire nel tessuto legale. Forse però non abbastanza.

Allora, anche se di impresa vera e propria è difficile parlare, occorre ricordare il caso “Aspide”, quello relativo alla società finanziaria omonima, scoperta dall’operazione Serpe, che ha svelato come in realtà dietro questa attività si celasse il racket dell’usura e dell’estorsione. Nella rete di “Aspide”, capeggiata da Mario Crisci, soprannominato “O’ Dottò”, erano finiti 115 imprenditori operanti in Veneto (soltanto uno ha avuto il coraggio di denunciare gli estorsori e, per giunta, la persona in questione era di origine campane). Nel successivo processo, che ha portato alla condanna di Mario Crisci e dei dodici soci, è stata riconosciuta al gruppo criminale l’associazione di stampo mafioso, non in collegamento diretto con il Clan dei Casalesi, ma non per questo “meno mafioso”, anzi capace comunque di incutere timore e intimidire con mezzi violenti, solo alludendo ad una presunta contiguità con la Camorra. Interessante, poi, la visione del Nordest da parte del mafioso. Al magistrato che gli chiese come avesse fatta a creare la propria rete criminale, Crisci rispose: “Perché qui so’ più disonesti di noi“.

Camorra a Nordest vuol dire rifiuti. In Veneto la questione rifiuti lascia una lunga scia di odore di bruciato. Forse perché i fanghi di Porto Marghera, i rifiuti sotterrati a Parco San Giuliano e le decine di zone inquinate sparse per tutta la regione sono ancora questioni scottanti. O forse per via dei molteplici incendi che negli ultimi anni hanno riguardato le aziende che a Nordest si occupano dello smaltimento di rifiuti urbani o speciali e che hanno interessato anche la Commissione Parlamentare preposta. O forse perché in Veneto la Procura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) ha di fatto bloccato la probabile realizzazione di una terra dei fuochi. Qualche anno fa, infatti, la magistratura ha posto fine alle attività imprenditoriali di Cipriano Chianese, avvocato con un passato da politico in Forza Italia, ma anche come avvelenatore di falde acquifere (processato per disastro ambientale negli anni Novanta).

Chianese, proprietario tra le altre della Resit, è considerato l’inventore dell’ecomafia! Nel padovano l’imprenditore campano era in affari con Franco Caccaro: anche lui imprenditore nel settore dei rifiuti, considerato un prestanome dello stesso Chianese e condannato anche per bancarotta fraudolenta. Come se non bastasse, in una delle società di Caccaro, compariva tra i soci pure Clodovaldo Ruffato, già presidente del Consiglio Regionale del Veneto. Ruffato, mai indagato, è risultato estraneo ai fatti contestati a Caccaro. Eppure qualche domanda (sui bilanci approvati o sui soci con cui fare affari) sorge spontanea visto il ruolo istituzionale ricoperto da Ruffato. Rimane poi innegabile un fatto: la facilità con cui taluni criminali riescano ad entrare nel tessuto sociale legale, anche in contatto, in questo caso indiretto, con personaggi di primo piano della politica locale.

Per questo motivo, non meravigliamoci dell’inchiesta di Fanpage.it né strumentalizziamola per fini elettorali. La Camorra a Nordest c’è da anni, perché in Veneto l’importante è “non star mai co e mani in man“, ma far girare denaro, che quello non guasta mai.

Francesco Trotta

Francesco Trotta – Cosa Vostra

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